Denaro. Fare i conti col desiderio (2007)

VIII Seminario Estivo Residenziale

28 giugno – 1 luglio 2007
Hotel “Villa Mercede”
via Tuscolana, 20
Frascati (RM)

IL TEMA

Quando Gertrude Stein, in un passo della sua Storia geografica dell’America, fa connessione tra denaro, capolavori e romanticismo, mette al centro del discorso la relazione tra parole in quanto “altro” dalla natura umana. E tuttavia mette a nudo il vincolo semantico tra l’indicibile – il denaro nella società capitalistica – e l’invenzione sentimentale per eccellenza – il romanticismo – nello spazio letterario.
Così è stato sufficiente pronunciare la parola denaro per far uscire dal vicolo cieco dell’autocommiserazione e del sogno d’amore la protagonista dell’omonimo racconto di Banana Yoshimoto (2006, pp. 139-140). Una volta confessato all’amico e confidente il segreto innominabile dei soldi prestati all’ex-fidanzato e mai riavuti, la giovane si sente libera di riconoscere la trappola dell’amore romantico e il vicolo cieco in cui si era chiusa. Ritrova allora spazio e tempo per sé, camminando finalmente da sola.
Tanto grande è stata la ritrosia della ragazza a pronunciare quella parola e la natura interessata della relazione che legava a lei l’uomo amato, quanto senza parole e vie d’uscita resta la protagonista del film franco-fiammingo Proprietà privata, dove una splendida Isabelle Huppert non riesce a spezzare la natura reificata e opaca dei rapporti madre-figli maschi e uomo-donna, vincolati al possesso materiale.
Oggi la presenza pubblica del denaro è ossessivamente al centro di ogni discorso, dalla politica ai modelli di vita. E’, infatti, “la sola cosa del governo e del governare che sia interessante” – è ancora Gertrude Stein che scrive (p. 141): ha colonizzato, per esempio, il dibattito italiano a partire dalla crisi dei partiti tradizionali di massa e dalla nascita di nuove formazioni, ossessivamente incentrato sui costi della partecipazione e sul prezzo della militanza.
Senza dimenticare che l’esperienza delle pari opportunità molto ha a che vedere con questo scenario, tuttavia non dobbiamo dimenticare che il denaro ha due facce nella politica delle donne: è mezzo indispensabile per realizzare i progetti sempre più ambiziosi che le relazioni hanno reso pensabili negli anni – centri studi e di servizi, archivi e biblioteche, scuole estive, seminari residenziali e laboratori, master e dottorati, corsi di formazione professionale e di aggiornamento, riviste e giornali ; è condizione necessaria per premiare la qualità di iniziative che devono farsi spazio negli “ipermercati” della cultura e della ricerca. Che prezzo ha, dunque, cercarlo e usarlo bene? Che prezzo ha negoziare e declinare la misura e il peso dei progetti (DWF, n. 12, 1990: “Pesi e misure”)?
Non è stato sempre così: al denaro apparentemente “garantito” delle famiglie, tante donne hanno detto no, rifiuntando la falsa “comodità” delle scorciatoie. Al tempo stesso, la parola denaro è comparsa nella pratica discorsiva del femminismo come metafora, ovvero quella “moneta circolante” che la relazione tra donne – “oro delle buone pratiche” – ha scambiato a lungo, senza bilanci tra dare e avere, se non come dono. Gertrude Stein ha scritto, tra la’tro, che “il denaro è quello che sono le parole. Le parole sono quello che è il denaro” (Storia geografica dell’America, p. 140).
Se almeno qui, nell’Europa occidentale, da dove parliamo, non è più in questione né l’ambizione di “guadagnare i soldi come uomo”, quella stessa con la quale un personaggio del romanzo di Antonia Byatt, Una donna che fischia, liquida il modello di George Eliott – e con il suo, l’intero modello emancipativo novecentesco (2005, p. 142) – né la ghinea necessaria ad una stanza tutta per sé, tuttavia il denaro non riesce a misurare la differenza del di più relazionale delle donne nel lavoro, nei lavori nuovi e vecchi, come ha scritto Lia Cigarini nell’introduzione del libro di Cristina Borderias sulla femminilizzazione degli studi sul lavoro delle donne (Strategie di libertà, manifestolibri 2000).
Vogliamo interrogarci su quel denaro che ha contribuito in maniera così simbolicamente forte a farci uscire allo scoperto e che oggi ancora non riusciamo a maneggiare con la “spregiudicatezza” necessaria. Ci chiediamo se oggi le donne che sono venute dopo riescano ad accettarlo con serenità o se continui ad essere fonte di conflitto: con il denaro misurano successi e insuccessi?
Dell’intreccio tra linguaggio e costruzione della soggettività si nutre, dunque, la natura fantomatica del denaro che quest’anno vogliamo indagare mettendo al centro le narrazioni delle esperienze multiple e molteplici dei lavori contemporanei misurabili al ritmo sincopato di tempi differenti da quelli scanditi nell’era fordista. Il denaro, ha scritto Luisa Muraro nell’Ordine simbolico della madre, ha sostituito il processo di socializzazione basato sull’imparare a parlare con un rapporto di scambio misurato e misurabile senza margini. Pensiamo ai modi, impensabili fino ad un decennio fa, di accedere ai consumi che un vero e proprio pulviscolo narrativo di racconti e storie, provenienti dai cinque continenti, disegna con parole e riti che attendono di essere compiutamente cartografati. Da questo punto di vista più di una sorpresa riservano le analisi sugli abiti, segni di un complesso e mutante rapporto tra i corpi sessuati e il mondo.
O forse segni di un altro modo di stare al mondo.
Fare i conti con il proprio desiderio, che regge il poter fare del femminismo, quella moneta circolante sottesa alle relazioni politiche e alla progettualità, sperimentarne l’incommensurabilità e il limite, significa allora ripartire dalla connessione simbolica tra il denaro e le parole attraverso la moneta circolante delle narrazioni e delle visioni. Così ogni anno si gioca la scommessa del nostro Seminario Residenziale Estivo, che, giunto all’ottavo anno, vuole provare a fare i conti raccontando, restituendo cioè al denaro la sua connotazione di parola che fa i conti con il desiderio.
Abbiamo chiesto di venire a farci da guida e discutere con noi Lorella Reale, Adriana Nannicini,
Per la prima volta, ogni sessione sarà condotta da due donne per avviare nella pratica del nostro seminario quel confronto intergenerazionale più volte emerso come nodo politico e relazionale nella discussione comune.


PROGRAMMA

Giovedì 28 giugno

ore 14.00-16.00: Accoglienza e sistemazione
ore 16.30-17.30: Denaro. Confronto di apertura, a partire da citazioni di romanzi, poesie, saggistica – Coordinano Monica Luongo e Donatella Alesi
18-19.30: Lorella Reale (video)
ore 20.30: Cena

Venerdì 29 giugno

ore 8.00-9.00: Colazione
ore 9.30-10.30: Racconti di denaro e desiderio – Chiara Lico, Cetta Petrollo
ore 11.00-13.00: Interventi liberi e discussione – Coordina Laura Fortini
ore 13.30: Pranzo a buffet
ore 15.30-16.30: Acrobate sul filo del cambiamento. Il quartetto di Frederica Potter – Anna Maria Crispino, con Giuliana Ortu e Liliana Maina
ore 17.00-19.30 – Interventi liberi e discussione
ore 20.30 Cena

Sabato 30 giugno

ore 8.00-9.00: Colazione
ore 9.30-10.30: Tra desideri e bisogni, tra guadagnare e spendere – Adriana Nannicini
ore 11.30-13.00: Interventi liberi e discussione – Coordina Monica Luongo con Monica Giovannoni e Antonella Pilozzi
ore 13.30: Pranzo a buffet
ore 15.30-16.30: Consumi e stereotipi – Bia Sarasini con Ilenia De Bernardis
ore 17.00-19.30: Interventi liberi e discussione
ore 20.30: Cena

Domenica 1 luglio
ore 8.00-9.00: Colazione
ore 9.30-13.00 Denaro: in-fine – Discussione – Coordinano Paola Bono e Giorgina Pilozzi
ore 13.30: Pranzo a buffet

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