I libri dei convegni nazionali

S/Oggetti immaginari. Letterature comparate al femminile, a cura di Liana Borghi e Rita Svandrlik, Edizioni Quattroventi 1996

Dopo una parte introduttiva, i saggi di questo volume si suddividono in tre sezioni tematiche: il “commiato”, come modalità narrativa di desiderio; la “discesa agli Inferi”, quale riscrittura del mito e incontro tra mito e Storia oppure come discesa nel mondo ctonio in cerca dell’arcaico sé materno; “non scrivere nella lingua della madre” come problematizzazione politico- culturale del rapporto tra soggetto sessuato e linguaggio.

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Atti del II Convegno – Passaggi (Firenze 1998)

Copertina

Passaggi. Letterature comparate al femminile, a cura di Liana Borghi, Edizioni Quattroventi 1998

Il volume è articolato in nove sezioni:

1. Biografie imperfette: il passaggio dell’auto/biografia (E. Pellegrini, C. Locatelli)
2. Transiti: i confini dell’infanzia (E. Chiti, L. Kreyder)
3. “Verità” di un passaggio: documento, narrazione, memoria (S. Caracci, P. Galli Mastrodonato)
4. Passaggi pericolosi (A. Sacchi, D. Daniele)
5. Passaggi: dopo l’esilio, la salvezza (R. Calabrese, E. Servi, A. Viviani, G. Sacerdoti Mariani)
6. Travestimenti (M.G. Fabi e V. Fortunati, L. Mariani Meldolesi)
7. Dall’impero alle colonie e ritorno (G. Covi, M.H. Laforest, S. Ponzanesi)
8. Passaggi di traduzione (A. Calanchi, M. Canfield, A. Saraggil)
9. Passaggi del desiderio (P. Calefato, P. Zaccaria, A. D’Elia, F. Zoccoli)

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Atti del III Convegno – Grafie del sé (Bari 2000)

Grafie del sé. Letterature comparate al femminile, Adriatica Editrice 2002
Una caratteristica dei nostri prodotti editoriali è che assumono di volta in volta forma e configurazione diverse. Il convegno di Bari (novembre 2000) ha prodotto quattro volumetti, con sottotitoli differenti a segnalare i quattro diversi percorsi tematici che avevano caratterizzato il convegno:

  1. Le infinite negoziazioni dell’io, a cura di V. Zaccaro e F. Troisi
  2. Canonizzazioni, a cura di Monica Farnetti
  3. Sguardo e raffigurazione, a cura di Anna D’Elia
  4. Le fuorilegge del testo, a cura di Itala Vivan

Impossibile qui dare conto della ricchezza e varietà dei contributi che nella ricerca intrecciata tra «autobiografie», «biografie», scritture ed espressioni artistiche dell’io, ha saputo mostrare intrecci, ibridazioni, statuti più o meno codificati assunti come strumento per dire e dirsi, senza mai trascurare il rapporto complesso tra autobiografia e verità, tra autobiografia e fiction, nella oscillazione della scrittura dall’autoanalisi all’«atto collettivo».

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Atti del IV Convegno – Lo spazio della scrittura (Venezia 2002)

Copertina

Lo spazio della scrittura. Letterature comparate al femminile, a cura di Tiziana Agostini, Adriana Chemello, Ilaria Crotti, Luisa Ricaldone e Ricciarda Ricorda

Lo spazio urbano, lo spazio domestico, lo spazio politico, lo spazio della mente, evocano altrettante dimensioni fisiche o figurate dove s’intrecciano e prendono forma incontri, scambi, dialoghi, confronti o scontri. Se la agorà greca, centro della polis, è per antonomasia lo spazio della politica, la mente è lo spazio del pensiero, un pensiero che può farsi parola e quindi scrittura, per dire le emozioni, per narrare il proprio paesaggio interiore, perché – come scrive Walter Ong – «la scrittura alimenta la coscienza». Lo spazio della scrittura rinvia, in primis, ad uno spazio mentale dove sono venute prendendo forma idee, immagini, figure, concetti, parole; la scrittura «intensifica il senso dell’io» ma nel contempo lancia «ponti» verso l’altro da sé, facilita la relazione con l’altro/a e con il mondo.
In ogni scrittura – ed in particolare in quella delle donne – noi troviamo impresse come in una sindone le tracce di un percorso mentale, di quel viaggio della mente che porta alla parola. Una scrittura che trae impulso da qualcosa di antico, di remoto, da una memoria segreta e/o segretata che tuttavia non vogliamo perdere. Una memoria che qualcosa di nuovo, di presente ci costringe ad accettare e a riesumare. Una memoria a tratti frammentata, fatta di sradicamenti, di biografie infrante, di paesaggi non sempre limpidi e rassicuranti.
Suggerimenti importanti in questo orizzonte di senso troviamo nel contributo di Giacoma Limentani, che apre questa sezione. Innanzi tutto l’«autorizzazione simbolica» di origine femminile che Giacometta riconosce al suo nominarsi come «scrittrice». Limentani intravede nel romanzo, ben oltre il «genere» narrativo codificato, un contenitore rassicurante il cui processo formativo («concepimento, gestazione e parto di personaggi») interseca l’esperienza biologica del dare la vita, riattualizza quel «saper fare» riconosciuto da Socrate alla donna di Mantinea, «esperta delle cose d’amore», la cui funzione maieutica consente alla parola di venire alla luce, di prendere forma attraverso la «penna» dopo essersi affacciata alla mente.
La scrittura è il momento in cui l’occhio della mente, la visione interna della coscienza vira sulle cose, alzando la sua lampada per dare luce al mondo.

Il volume è articolato in sei sezioni:

  1. Lo spazio ritrovato
  2. Topografie della mente, spazi della scrittura
  3. Lo spazio del simbolico
  4. La Perturbante
  5. Lo spazio del conflitto
  6. Lo spazio del discorso. Testimonianze

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Atti del V Convegno – Leggere e scrivere per cambiare il mondo (Ferrara 2004)

Copertina

Leggere e scrivere per cambiare il mondo. Donne, Letteratura e politica, a cura della Società italiana delle Letterate e del Centro Documentazione Donna di Ferrara, Luciana Tufani Editrice 2004

Che cosa significa essere “letterate”, cosa comporta il saper leggere e scrivere e come può questo sapere diventare concreto sono le domande che hanno condotto la Società Italiana delle Letterate, insieme al Centro Documentazione Donna di Ferrara, a interrogare la letteratura, per verificare se e fino a che punto essa possa essere portatrice e operatrice di invenzioni, di pratiche di pace, di esercizi di trasformazione e di orientamento per costruire – mentre lo si immagina e lo si racconta – un mondo diverso.
Nella persuasione che la letteratura sia capace davvero – come dimostra Sharazade – di salvare una vita o di perderla, e che la forza straordinaria di cui è dotata si sprigioni dal suo non essere altra cosa dalla politica, questo libro desidera ripensare e rilanciare con forza l’insegnamento delle scrittrici – da Virginia Woolf a Audre Lorde, da Anna Maria Ortese ad Azar Nafisi a molte, molte altre – che la letteratura sia un modo forte di stare nel mondo, una grande lezione di democrazia, e una possibilità di affermare la vita anche contro la sua stessa precarietà.

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Atti del VI Convegno – Sconfinamenti (Trieste 2006)

Copertina

Sconfinamenti. Confini, passaggi, soglie nella scrittura delle donne, a cura di Adriana Chemello e Gabriella Musetti, Il ramo d’oro editore, 2008

Parlare di “confini” e di “frontiere” significa riferirsi sia a territori reali, rappresentati nelle mappe geopolitiche dei continenti, sia ai molteplici significati simbolici e alle diverse figurazioni elaborate da soggetti che nell’attraversare i confini sono stati segnati interiormente da perdite, sottrazioni, lacerazioni, esperienze interiori spesso dolorose. La vita di ogni essere umano è un attraversamento più o meno consapevole di “confini”: i passaggi delle età, le esperienze fondanti a livello emotivo, psicologico e sessuale, i percorsi della bildung, le soglie culturali, i mutamenti sociali, politici e civili, il confronto con la morte. Partendo dai significati plurimi che connotano oggi la parola “confine”, e dalle figurazioni che essa ha generato il VI Convegno Nazionale della Società Italiana delle Letterate ha esplorato, attraverso molteplici esperienze di vita, di culture, di territori “di frontiera”, le mappe delle soggettività «migranti», le loro performances narrative, il loro collocarsi su «confini fluttuanti» anche nelle narrazioni e nelle scritture che ne hanno fatto le donne. Con la consapevolezza, come ha magistralmente insegnato Maria Zambrano, che anche l’esperienza dell’esilio può acquisire «una dimensione straordinaria di vita, di pensiero, di visione». Il VI Convegno Nazionale della Società Italiana delle Letterate ha cercato di tematizzare tutti questi fenomeni, in una città che per collocazione geo-politica è stata considerata «di frontiera» negli anni della guerra fredda e che ora, dopo la recente riconfigurazione della fisionomia geografica e politica dei Balcani e l’ampliamento dell’Unione Europea è un laboratorio privilegiato per un confronto tra Est e Ovest. Nelle relazioni di scenario e negli approfondimenti dei numerosi workshops, inseguendo le narrazioni e le figurazioni di scritture di donne con esperienze di “soglie” geografiche, politiche, linguistiche, corporee nel territorio della letteratura si sono proposte situazioni di transito e di attraversamento, a partire da una questione primaria, quella della lingua. Un mese di manifestazioni, eventi culturali, spettacoli, incontri e dibattiti connessi al tema, ha fatto da cornice, in diversi luoghi della regione, al convegno. Anche di queste manifestazioni si dà conto nel presente volume. Se i confini possono essere pensati come un limite o una soglia, qual è, e soprattutto, come avviene l’esperienza dell’attraversamento? L’esperienza femminile del passaggio di confine o di soglia può essere raccontata, letta, interpretata, vissuta, in modi diversi, attraverso molteplici chiavi di lettura e pratiche di relazione. Quando si attraversa un confine si va verso l’ignoto, con tutte le possibili declinazioni di ansia, paura, ma anche con senso di avventura, desiderio di scoperta, gioia di intrapresa e di proiezione verso l’incognito. Ma il confine può segnare un territorio già conosciuto, nel quale si entra con nuova consapevolezza e scelta, o un esilio, un distacco, un allontanamento necessario, una privazione, un abbandono. È l’atteggiamento mentale e la presa di coscienza di compiere un attraversamento che cambiano la prospettiva e danno nuove dimensioni all’esperienza. Ogni territorio può essere osservato da molteplici angolature e anche la non appartenenza, la transizione continua, il nomadismo o l’essere “senza luogo”, sono figure contemporanee nelle quali le donne si riconoscono o riconoscono parti del proprio cammino. Transizioni tra mondi, culture, lingue, classi, generi. Si sono messi in rilievo nodi particolarmente scottanti, di cui si dà conto nella prima parte di questo volume, mentre nella seconda e nella terza parte si lanciano diverse provocazioni, esplorando altrettante possibili espansioni delle tematiche al centro del convegno. Punto di partenza delle analisi e luogo di confronto su cui misurare le osservazioni è stata la letteratura: vero spazio di relazione, riflessione, libertà e azione politica agito, da tempo, dalle donne. Proprio la letteratura capace di essere, di volta in volta, testimonianza, denuncia, rappresentazione, luogo di conforto, analisi, confronto, ricomposizione, esperienza intima. Una letteratura da interpellare per rinvenire sempre nuove cartografie, per ritrovarvi inediti percorsi di senso, per formulare domande che, pur nelle lacerazioni che contraddistinguono l’inizio del terzo millennio, siano in grado di indicare passaggi, costruire ponti e relazioni di pace. Da tempo la Società Italiana delle Letterate ritiene che la letteratura sia un campo da interpellare con attenzione e amore per declinare le urgenze del presente: che vuol dire riconoscerne appieno un ruolo politico, una presa in carica dei cambiamenti possibili. Un luogo dove costruire pratiche di pace, di trasformazione del mondo a partire dalle singolari capacità di azione e relazione. Una domanda attraversa con insistenza le pratiche di lettura e di scrittura: «Quanto, e a quali condizioni, la letteratura può essere portatrice e operatrice di invenzioni, di pratiche di pace, di esercizi di trasformazione e di orientamento per costruire, mentre lo si immagina, un mondo diverso?» Anna Maria Ortese parla in proposito di «aggiunta e mutamento», mentre in anni a noi più vicini, Azar Nafisi con il suo Leggere Lolita a Teheran, racconta una situazione in cui la pratica di parola si fa pratica di relazione e diventa la leva per salvarsi dalla morte civile. Le narrazioni e la possibilità di raccontare / raccontarsi, consentono di affermare e riaffermare la vita nonostante la sua precarietà, la sua quotidiana instabilità (soprattutto nei luoghi di conflitto). Nel contempo ricorda di «non sminuire mai, in nessuna circostanza, un’opera letteraria cercando di trasformarla in una copia della vita reale; ciò che cerchiamo nella letteratura non è la realtà, ma un’epifania della verità». Il molteplice materiale prodotto ed elaborato è presentato in tre Sezioni dedicate rispettivamente alle sessioni plenarie, al lavoro svolto nei workshops, agli eventi collaterali precedenti e successivi al convegno. La prima sezione del volume riporta gli eventi delle sedute plenarie, dando voce a donne che con modalità ed esiti diversi hanno abitato e/o attraversato molteplici confini. Lo spazio della ex-Jugoslavia, i conflitti dei Balcani, quello del Libano e quello tra Israeliani e Palestinesi, abitano le parole di Jozefina Dautbegovi?, poeta di Sarajevo, di Svetlana Slapšak, intellettuale femminista di Belgrado, di Hoda Barakat, scrittrice libanese, di Manuela Dviri, scrittrice che vive a Tel Aviv, di Monica Bulaj, fotografa, antropologa di Varsavia. Alle conversazioni si affiancano le relazioni di Cristina Benussi, Anna Maria Crispino e Rita Calabrese. Una video intervista inedita a Elfriede Jelinek, viennese slava ebrea – come si definisce lei stessa – premio Nobel per la Letteratura 2004, condotta magistralmente da Renata Caruzzi, completa questo giro d’orizzonte, incentrando l’attenzione sul rapporto donne-scrittura a partire dalla questione linguistica intrecciata alla faticosa costruzione della propria soggettività. Nella seconda sezione, si offre alle lettrici e ai lettori un resoconto fedele, pur nella esiguità dello spazio disponibile, delle questioni e delle interlocuzioni emerse dalla partecipazione vivace e coinvolta ai workshops che si sono alternati con le sessioni plenarie.

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Atti del VII Convegno – Scritture dello sguardo (Bari 2007)

CopertinaScritture dello sguardo. Narrazioni visive femminili tra fotografia cinema e reportage, a cura di Maria Rosaria Dagostino e Maria Vinella, Servizio editoriale universitario 2009

Primo volume degli atti del convegno SIL “Scritture di donne fra letteratura e giornalismo” tenuto a Bari dal 29 novembre al primo dicembre 2007.
Il secondo è Scritture di frontiera. Tra giornalismo e letteratura
Il terzo sarà Scrittrici/giornaliste Giornaliste/scrittrici
Il quarto sarà Riviste di donne. Dal Settanta ad oggi

Introduzione di Maria Rosaria Dagostino e Maria Vinella

Sguardi di donne, visioni della realtà, rappresentazioni di corpi, ombre della storia, scatti sulla vita e i suoi sensi plurimi animano le scritture raccolte in questo volume che ospita alcuni degli interventi presentati in occasione del Convegno “Scritture di donne fra letteratura e giornalismo”, organizzato dalla Società Italiana delle Letterate a Bari dal 29 novembre al 1 dicembre 2007.
Preziose occasioni di incontro e di collaborazione, di relazione e di condivisione, le giornate di studio hanno permesso a tutte le partecipanti di interrogarsi sulla complessità delle forme femminili della narrazione contemporanea.
Tra i temi proposti alla riflessione collettiva, quello sulla molteplicità delle scritture visive ha indotto alcune delle studiose autrici di relazioni e di interventi per il Convegno ad accettare di essere foto-grafate, rappresentate nelle loro grafie, sotto l’unico ‘obiettivo’ di questo volume. Alcune di loro, come Maria Vinella, Anna D’Elia, Giuliana Misserville, Fiammetta Cirilli, Maria Rosaria Dagostino, Lucia Anelli e Loredana Rea hanno partecipato al Seminario sulle “Scritture fotografiche femminili”; altre, come Patrizia Calefato, hanno portato il proprio contributo all’interno della sessione dedicata a “Generi e linguaggi”; altre ancora, come Francesca De Ruggieri, hanno testimoniato la personale esperienza nella cinematografia mediante la rassegna “Scritture filmiche improprie”.
Il volume che qui le accoglie ha unito testi che, pur spazialmente dislocati nel Convegno, si sono ritrovati insieme non solo per la coerenza tematica delle singole ricerche ma perché tutte le autrici appaiono accomunate dalla medesima volontà di essere nello ‘scatto’. Le relatrici non solo hanno scelto di parlare di immagini al femminile, immagini in cui l’‘obiettivo’ del genere è il focus delle scritture, ma hanno espresso il desiderio di collaborare ognuna nella propria specificità per agire come ‘punti di vista’ privilegiati del pensiero sulle ‘inquadrature’ di una storia vissuta e guardata dalle donne, come ‘mirini’ puntati sulle visioni delle donne fotografe, registe, disegnatrici ecc., donne il cui lavoro non vuole unicamente ‘rappresentare’, piuttosto intende costruire nuove storie, nuovi immaginari, nuovi corpi, nuovi spazi, nuovi sé.
Per questo, i contributi del volume hanno una duplice finalità. Da una parte mirano a dimostrare la potenza dello sguardo in rapporto dialogante con la realtà del mondo, dall’altra parte dimostrano l’impressione presentificante che le immagini suggellano, quella impossibilità di riconoscimento ‘attendibile’ che fa diventare la fotografia un fotografismo, possibilità di stile personale, traccia, disegno, arte, poesia, visione…

logoIl volume è interamente consultabile in formato pdf
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Scritture di frontiera. Tra giornalismo e letteratura, a cura di Clotilde Barbarulli, Liana Borghi e Annarita Taronna, Servizio editoriale universitario 2009

Secondo volume degli atti del convegno SIL “Scritture di donne fra letteratura e giornalismo” tenuto a Bari dal 29 novembre al primo dicembre 2007.
Il primo è Scritture dello sguardo. Narrazioni visive femminili tra fotografia cinema e reportage
Il terzo sarà Scrittrici/giornaliste Giornaliste/scrittrici
Il quarto sarà Riviste di donne. Dal Settanta ad oggi

Introduzione di Clotilde Barbarulli, Liana Borghi, Annarita Taronna

I saggi che seguono hanno mantenuto le caratteristiche del progetto pensato per il Convegno della “Società Italiana delle Letterate”, “Scritture di donne fra letteratura e giornalismo” (Bari, novembre dicembre 2007), e in particolare per due workshops, uno organizzato da Clotilde Barbarulli e Liana Borghi sulle “scritture di frontiera” e l’altro da Francesca De Ruggieri su un argomento virtualmente affine, i “blogs” nella nuova frontiera digitale. Sono contributi su figure e ‘oggetti’ di frontiera che, attraverso forme diverse di scrittura, rappresentano politicamente e umanamente situazioni frontaliere.
Avevamo chiesto alle partecipanti di osservare e commentare certi meccanismi attraverso i quali la globalizzazione rende necessaria la mobilità e stabilisce norme relative alla definizione di nazione, cittadinanza, identità, soggettività, desiderio, e di individuare e proporre modelli e pratiche alternativi rispetto alle politiche della globalizzazione. Questo tema, come vedrete, è centrale nel saggio di Taronna che discute «le tracce simbolico-visive dei paradigmi e delle relazioni collusive a cui porta la globalizzazione come nuova forma di colonizzazione» nelle narrazioni-visioni di Arundhati Roy, così necessarie «per decolonizzare il nostro immaginario, per poter cambiare davvero il mondo».
Avevamo però allargato il tema definendo come frontiera zone di confine e contatto sia geopolitiche, sia epistemologiche, biotecnologiche, istituzionali, transnazionali, chiedendo alle autrici di rappresentare le figure e gli ‘oggetti’ scelti esplicitando quale relazione, anche politica, avessero con loro. Gli oggetti (come metafora e come esperienza) rappresentano in questo caso la nostra relazione di interattività con il mondo, di cui fa parte la scrittura; e come scrive La Malfa di Elsa Morante, gli ‘oggetti’ della vita e della scrittura poggiano su una impalcatura di luoghi e categorie, consolidata dal ricorrervi umano nella disparità e non se ne staccano se non dopo ripetuti travagli di inclusione, esclusione o espulsione. Essi indicano punti di ingresso in una archeologia personale, non solo letteraria, che desideriamo condividere.
Al centro degli interventi stanno dunque non l’oggetto classico della ‘frontiera’, una convenzione che divide gli Stati, ma gli oggetti di frontiera, luoghi dell’immaginario e al tempo stesso luoghi di conflitti sociali ed etnici (campi di concentramento nazisti, la guerra, l’11 settembre 2001…); essi fungono da spartiacque fra visioni del reale dove il soggetto, attraverso il linguaggio, si può pensare come l’io della propria storia per accedere ad una progettualità di trasformazione del mondo, ieri come oggi ? dalle autointerviste di Oriana Fallaci nella sua arrogante autoreferenzialità e concezione escludente ogni diversità (Dell’Aquila) alla politica dell’opposizione, al neoliberismo di Arundhati Roy che invita a «prendersi per mano in tutto il mondo per impedire una distruzione certa» (Taronna); dall’opposizione alla guerra tra ’800 e ’900, fra reportage, novella e poesia (Scriboni) al lavoro militante odierno di Rossana Rossanda per contestare le ingiustizie dell’oggi (Romagnoli), dalla palestinese Liana Badr ai discorsi sul terrorismo (Paniconi) alla lingua del Paese d’arrivo come frontiera per le migranti (Finocchi)…

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Il volume è interamente consultabile in formato pdf

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La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.

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