Palermo, la mia citta' latitante. Incontro con Emma Dante

di Bia Sarasini

Emma Dante

Come in tutte le storie, bisogna cominciare dall’inizio, dalla richiesta della Società delle letterate a Emma Dante di tenere un seminario a Roma.
È stata lei che a Pina Mandolfo – la sceneggiatrice di “Viola di Mare” che con tenacia e passione ha curato questa “A lezione di teatro con Emma Dante” ha proposto di incontrare le socie della Sil a Palermo.
«Volevo che il seminario avvenisse nella mia città. Ci tenevo, che veniste a Palermo, che si facesse un viaggio in questa città molto rappresentata nel mio teatro. In fondo metto in scena, per esempio anche nell’uso della lingua dialettale, storie di questa città. Anche se questa città è latitante» mi spiega al telefono. «In questo momento» mi aveva già detto «sono impegnata nelle prove del nuovo spettacolo, che sarà a Napoli, al Mercadante. Il teatro non ce lo fanno fare a Palermo, da sempre. C’è una distanza delle istituzioni, che ci ignora, non si cura del mio lavoro. Anche se io ho rapporti forti qui, lavoro molto sul territorio, con i giovani palermitani, con i gruppi che esistono in città».

Un viaggio a Palermo per incontrare un’artista che in tutto il suo lavoro mette al centro il corpo, anzi i corpi. In questi corpi, le chiedo, il sesso gioca un ruolo importante o è indifferente?

«Il corpo» risponde «sì, mi metto in relazione con il corpo. Ne vengono fuori ruoli, personaggi fortemente maschili. E ci sono le donne, un certo tipo di donne. come un certo tipo di uomo, sì il sesso gioca una parte importante. E quando al centro c’è un transessuale, c’è la domanda del personaggio di non sentirsi determinato da quel corpo, quel sesso.

È come se, le dico, nel tuo teatro in una forma del tutto contemporanea si rivelasse un cuore molto antico.

«Mi fa molto piacere questa osservazione. Credo fortemente in una preistoria presente nella contemporaneità. Ci sono simboli eterni. Il crocefisso, i vestiti da sposa,il letto come catafalco e come luogo di perdizione. È antica questa interrogazione, questi segni si pongono come origine di tutto. Sono convinta che le generazioni non cambiano i problemi. “I giovani d’oggi” è un’espressione che non vuol dire niente. Cambiano i modi, i look e neanche del tutto, ritornano continuamente appena modificati. In fondo, che cosa è veramente cambiato negli ultimi decenni?

La libertà sessuale delle donne? suggerisco

«Ma, la libertà sessuale non esiste veramente, nel profondo non è cambiato nulla, i tabù rimangono. Solo facciamo finta. Il pensiero non è così rivoluzionario, l’essere umano non è così propenso al cambiamento, anche i più evoluti si spaventano. Il futuro è un’altra tappa da percorrere. E in questo cammino i corpi dilaniati ci sono sempre, i corpi che rinchiudono l’urlo che mai finirà. Nonostante internet. Per questo penso che il teatro ci sarà sempre. Per l’urlo.

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