La doppia esposizione


copertina

…Occorre prendersene cura.

La vita di una scrittrice oltrepassa i confini della sua esistenza biologica e alla sua scomparsa ci è affidata, tanto più se nostra contemporanea: nella più attenta rilettura del suo lascito, che all’improvviso assume forme più compiute; nel seguire il destino delle sue opere inedite promuovendone un’adeguata pubblicazione; e soprattutto nella “consegna” di senso che la sua morte prematura porge, a noi donne di scrittura, oggi.
I libri di Stefania Caracci non mi hanno mai lasciata indifferente. In Sylvia nel 2003, e ancor prima ne I giorni del suicidio (2001), avevo ammirato il suo coraggio di entrare nella vicenda umana di Sylvia Plath con una forza empatica che sapevo rischiosa, creando pagine capaci di illuminarne l’inquietante mistero semplicemente osservandola, come se fosse quella scrittura il segno di un’amorosa sorellanza vissuta come vocazione. Anche nell’ultimo romanzo Doppia esposizione (Alpes, 2009) accade qualcosa di altrettanto coinvolgente, in parte antico e nuovo: si indaga, assumendo lo sguardodi un io narrante femminile contemporaneo, quel tragico «vizio di uscire dai propri panni, per infilarsi in quelli di un’altra vita», come lo chiama Nina, la protagonista. Difatti, è proprio questa la storia: una donna di oggi, nel pieno della maturità, libera, indipendente, legata ai propri affetti eppure profondamente inquieta, sente il bisogno di misurarsi personalmente con le vicende di una propria antenata, Agnese, vissuta nell’Ottocento e migrata in Inghilterra, che le ha trasmesso il nome (di cui Nina non è che il diminutivo), e il cui ritratto da sempre la suggestiona dalle pareti della casa materna. Nina vuole capire. Agnese era partita da Roma allegra, bella, giovane, colta e dignitosa, al seguito di una sua amica inglese, ex compagna di studi nobile e ricca, come sua dama di compagnia, è vissuta nel castello dell’amica per un tempo assai breve e poi è ritornata in Italia senza spiegare perché, misteriosamente indebolita nel corpo, ferita nello spirito. È morta poco dopo.
«Ancora la storia di una donna. Ancora una morte tragica», esclama Nina passeggiandoper le strade di Londra dove si reca sulle tracce di Agnese; e intanto si finge Mrs. Dalloway, ripensa alla Woolf e si avvicina al quartiere dove abitò la Plath. Il tema della trasposizione empatica è molto caro a Stefania Caracci, e indagato quanto praticato – nella costante dilezione per la Plath che ha fatto di lei probabilmente la massima studiosa della poetessa americana in Italia – fino a Nina che veste i panni di un’altra per prendersi una vacanza da se stessa. «È stato facile, liberatorio, prendere un aereo e volare fin qui, inserirmi nei passi della sorella di nonna e dimenticarmi di me. Difficile sta diventando segnare i contorni, le inevitabili sbavature confondono le idee e le identità», ammette Nina. «Mi sento raddoppiata, ho Agnese appiccicata alla pelle» – denuncia in un altro passo –. «È una sovrapposizione sconcertante».
Aveva scritto Stefania Caracci a proposito della Plath: «L’ho avvicinata con la determinazione della maturità, lasciandomi coinvolgere dalla incandescenza di cui non ho avuto timore, perché i tanti anni di frequentazione me l’hanno resa penetrabile». Curioso: dunque, l’incontro di Nina con Agnese contiene rischi ancora più pesanti? Sì, evidentemente in questa storia c’è un dolore del quale non si conosce l’antidoto. Forse, potremmo dire, Agnese non possiede la parola: di certo i suoi diari prima ingenui e poi disperatamente ribelli non reggono il confronto con la poesia di Sylvia. Eppure, se entrambe soccombono, non sarà dunque che la scrittura in sé non ha potenza di antidoto? Se fosse questo l’esito più tragico del viaggio in Inghilterra?

Leggi tutto l’articolo

*Questo articolo è stato pubblicato sul num. 86 di Leggendaria – “Voglio lavorare. A modo mio”

 

{jcomments on}

 

PASSAPAROLA: FacebooktwitterpinterestFacebooktwitterpinterest GRAZIE ♥
The following two tabs change content below.
La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.
Categorie
0 Comments
0 Pings & Trackbacks

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.