Non avere paura di essere femmina

Intervista ad Eve Ensler – di Bia Sarasini

Eve EnslerLa sua pièce che ha spinto le donne a dire “vagina” in pubblico e che è rappresentata da anni nei teatri di tutto il mondo (“I monologhi della vagina, Il Saggiatore Tascabili) ha dato origine al V-Day, la giornata contro la violenza sulla donne. Ora Eve Ensler con il nuovo libro “Io sono emozione. La vita segreta delle ragazze” (Piemme, 164 pagine, 14,50 euro) si rivolge alle ragazze che corrono il rischio di preoccuparsi troppo di piacere a tutti. L’invito è netto. Cambiare sé stesse, per cambiare il mondo.

Lei mette al centro del suo lavoro le emozioni delle ragazze. Pensa che non siano sicure dei loro sentimenti? Che abbiano bisogno di rassicurazioni per trovare fiducia?

Voglio dire alle ragazze che vivere le emozioni va bene, che non devono averne paura. In troppi dicono loro come devono essere. Il mio è un invito a usare la propria intelligenza, precisione, intuizione per pensare al cambiamento, per non accettare le infinite pressioni che vengono esercitate su di loro per renderle docili, tranquille, compiacenti. Si tratta di un appello all’azione, per tutte e tutti, a trovare la “ragazza” che si nasconde dentro di noi e creare legami per cambiare il mondo nel quale viviamo.

Lei dice che le ragazze sono sconosciute. Cosa significa?

Lo dico caso per caso, storia per storia. Per una il problema può essere la verginità, per un’altra i rapporti con le amiche, per un’altra ancora come trovare il coraggio di dire ai genitori che vuole andarsene di casa per studiare. Io le esorto a essere autentiche, a trovare la forza di essere se stesse. Dove c’è l’essere autentico non c’è più spazio per la segretezza.

Da sempre si dice che le emozioni sono roba da femmine. Allora le ragazze non devono avere paura di essere femminili?

Tutte siamo prigioniere di una falsa idea, di cosa è femminile e di cosa è maschile. Io invito le ragazze a credere nelle proprie emozioni, a non accettare l’idea che bisogna tenere tutto sotto controllo.

In effetti leggendo il libro appare chiaro che lei pensa che il problema principale delle ragazze non è il sesso. Non nei paesi occidentali, e neppure negli altri. Mi sbaglio?

No, non è il sesso il problema principale delle ragazze, anche se naturalmente non è tutto semplice. La violenza, lo stupro, la distruzione colpiscono ancora tante ragazze, tante donne. Eppure il pericolo maggiore per le ragazze è la spinta a piacere a tutti che è ancora alla base dell’educazione femminile. Per questo il mio è un manifesto all’azione per liberarsi da queste costrizioni.

Le donne adulte, le madri possono aiutare le ragazze? E i padri? In che modo?

Beh, le madri e i padri possono fare molto. Possono aiutare le ragazze ad avere fiducia in se stesse, spingerle a crescere nell’ascolto dei sentimenti autentici, insegnare che hanno dei diritti, cosa che le ragazze ignorano di avere, possono aiutarle a espandersi invece che nascondersi, fingere di essere diverse da quelle che sono.

Molte ricerche dicono che le bambine, quando crescono e diventano adolescenti, si trasformano. Da sicure e assertive diventano, incerte, in preda a emozioni confuse. Come possono imparare a non farsene sommergere?

E dove è il problema? Io dico: lasciati sommergere, senti la verità di quello che provi, e vedi quello che succede. L’importante è che l’emozione non diventi un’ossessione. Pensi alla rabbia. Se stai lì a cercare di negare, di tenere tutto sotto controllo senza stare in contatto alla fine si rischia di esplodere, e di ammazzare veramente qualcuno. Gestire le emozioni vuol dire accettare che ci sono. Io sono emozione.

Che ne pensa degli uomini anziani che vanno con le ragazze?

Che sia uno dei problemi che incontrano le ragazze nella loro vita. E’ una vergogna. Tanto più se, come capita qui in Italia, l’esempio viene da chi guida il Paese. Da chi sta in posizioni del genere dovrebbe venire solo rispetto e attenzione per le ragazze, le donne.

Pensa che le donne adulte, intellettuali, insegnanti, giornaliste possono fare qualcosa per le ragazze?

Moltissimo. Ascoltarle, prima di tutto. Riconoscere la loro individualità. E se è possibile, scrivere le loro storie. Sono tante, le giornaliste. Sarebbe bello se invece di raccogliere pettegolezzi e frivolezze raccontassero storie di ragazze.

Come il suo libro precedente “Monologhi della vagina anche “Io sono emozione” va in giro per il mondo.

Si, con mia grande gioia. Perché si tratta di una manifesto che esorta all’azione, a prendere in mano la propria vita. Le ragazze si assomigliano, dovunque. L’obiettivo è una rivoluzione che cambi il mondo in cui viviamo.

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