La famiglia è una scommessa

Intervista a Emilia Marasco – di Silvia Neonato


 

 

Emilia MarascoEmilia Marasco ha scritto il suo primo romanzo, dopo una fortunata autobiografia sulla sua storia di madre adottiva e biologica. Torna ora sui temi della maternità, dei rapporti coniugali e del fascino che hanno le famiglie allargate 
“Ho sempre scritto, mio padre è un giornalista, mi ha aiutata anche quando ho fondato la rivista “ExArte”, nel 1978. Nella vita però faccio la docente di Storia contemporanea all’Accademia Ligustica “. 
Emilia Marasco, genovese, ha appena debuttato in narrativa con “Famiglia: femminile plurale” (Mondadori, pag.170, 18 euro). Una partenza con un grande editore, anche perché aveva già pubblicato, tre anni fa, un libro autobiografico di successo, “La memoria impossibile. Storia felice di un’adozione” (Tea). Emilia infatti ha un figlio biologico, Andrea, 27 anni, e due ragazzi etiopi: Tila, che oggi 21 anni e Zene, 17, l’unica femmina. “Quando loro sono cresciuti ho pensato di rimettermi finalmente alla scrivania e scrivere un romanzo. Ma non riuscivo a inventare, i miei figli avevano depositata in me la loro storia, che mi impediva di scrivere altro: dovevo raccontare di loro. Così ho chiesto il permesso a tutti e tre ed è venuto fuori il mio primo libro”.
Sull’adozione, spiega Emilia, è nata un’opera familiare su cui hanno “lavorato” un po’ tutti, il figlio biologico che si è trovato in casa due fratellini adottivi, il secondo marito di Emilia, la figlia di lui e forse anche l’amato cane.
Dopo, e intanto si avvicinava il fatidico appuntamento dei 50 anni, Emilia Marasco si è concessa il suo primo romanzo, “Famiglia: femminile plurale”. La protagonista, Nina, proprietaria, insieme con due amiche, di una galleria di arte moderna, donna libera e positiva, è in difficoltà di fronte al proprio cinquantesimo compleanno, mentre Giacomo, il terzo marito, con il quale ha avuto Lorenzo, il suo quarto figlio (affetto da una grave dislessia) decide di organizzare una festa per lei. Naturalmente ai preparativi partecipano tutti i figli, compresa la ragazza che Giacomo ha avuto dalla sua prima moglie. Insomma, Emilia racconta con leggerezza – ma con autentica capacità esplorativa – una complessa famiglia di oggi.
Ci sono parecchi elementi autobiografici, com’è inevitabile per ogni scrittore, per esempio la composita banda vive in una bella casa genovese che vede il mare. Ma c’è anche molta invenzione e una capacità, lieve e affettiva, di descrivere il mondo delle donne mettendosi però anche nei panni dei maschi.
C’è persino una “tesi”, spiega l’autrice: ” Mi piace parlare della realtà e affrontare temi impegnativi. Volevo esorcizzare i miei 50 anni e, insieme, raccontare come si possa fare famiglia anche senza legami di sangue: i due coniugi condividono figli di altri matrimoni eppure non sono meno felici né soprattutto disarmati “. Anzi, si direbbe che le differenze di età e origine familiare creino una abilità particolare nei singoli membri nel capirsi e amarsi.
In maggio è stata rappresentato a Genova, da Carla Peirolero, “Madri clandestine”, un lavoro teatrale scritto da Emilia Marasco, poi riproposto al Suq Festival che lo ha prodotto. Il testo da voce (e canto, grazie a Laura Parodi) a Danya, Lin, Anna, Fatma, Zora e Nunzia, il personaggio centrale, storie intrecciate in un centro di prima accoglienza. 
Emilia ha già anche consegnato un secondo romanzo e si prepara con emozione a un viaggio importante: in settembre tornano tutti insieme in Etiopia. Per la prima volta.

 

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