Sangue giovane

Genova,  luglio 2001

 La giovane Hanna, diciassette anni appena compiuti,  è arrivata a Genova da Amburgo con addosso un paio di jeans, una maglietta con i colori dell’arcobaleno, Reebok  sformate e un maglione nero. Il maglione l’ha subito perduto, appena è arrivata in stazione. Forse le è scivolato, forse l’ha lasciato nel vagone quando il cicalino  ha  gracchiato  “GENOVA. GENOVA BRIGNOLE” e lei è scesa velocissima, afferrando lo zainetto  ed allacciandosi freneticamente il marsupio intorno alla vita sottile. Ora Hanna ha freddo e gliene frega assai della musica sparata a tutto volume. Canta Manu Chao e i giovani fanno coro: Mano negra clandestina, peruano clandestino, e via di seguito. Hanna conta i soldi e decide di comprarsi qualcosa  che le tenga caldo. Così gira per i banchetti sino a quando riesce a trovare uno scialle. Ci si avvolge tutta e si sente subito meglio. Si mette a cantare anche lei. E’ felice.

Più tardi nel cortile della scuola Diaz socializza con un certo Hans Gruber, anche lui di Amburgo. Parlano per ore,  cercando di escludere dalla loro vista  gli sbirri  che in assetto antisommossa stazionano oltre il cancello.

Nessuna stella in cielo e freddo  nelle ossa.

Il corteo delle tute bianche è enorme. Hanna, che ha appena mandato un messaggio a sua madre,  “sto bene. nn preocc. J H.”, grida slogan a squarciagola e intanto cerca Hans con lo sguardo. Lui è all’interno della testuggine, lei un poco più defilata. Pensa che non succederà niente perché sono in tanti e bene organizzati e invece succede di tutto, perché gli sbirri cominciano ad attaccarli senza un motivo preciso. Hanna corre come una pazza e riesce a rifugiarsi in una zona più tranquilla. Perde definitivamente Hans e tutto il gruppo, ma la cosa non la preoccupa più di tanto.

Altro messaggio a sua madre: “J J J. H.”

I black block, ma Hanna li conosce come Schwarzer Block, hanno eretto barricate e ora stanno distruggendo negozi e incendiando macchine. I poliziotti osservano e non fanno niente. Hanna si chiede il perché. Ha molta paura. Mezz’ora prima ha visto pestare una ragazza. Sangue. Grida roche. Hanna conosce un po’ d’italiano. “TROIA! MANGIA MERDA!” urlavano i pulotti mentre la manganellavano.

La strada pare un campo di battaglia. Fumo dappertutto. Lacrimogeni  e pezzi d’asfalto divelti. Hanna inciampa e qualcuno la sorregge. — Grazie —  dice e tenta un piccolo sorriso che subito si trasforma in una smorfia.

La notizia corre di bocca in bocca. Qualcuno racconta che gli sbirri hanno ucciso un ragazzo. — Ma chi? —  chiede affannosa Hanna.  Nessuno sa darle una risposta. Le indicano una piazza che s’intravede a meno di cento metri.

— Un ragazzo, uno di noi — ripete qualcun altro.

La folla spinge Hanna verso la piazza e lei non può far altro che andare in quella direzione. Ora c’è un gran silenzio che fa ancora più paura delle urla scomposte di poco prima. Hanna allunga gli occhi, ma non vede altro che Defender. Gli sbirri fanno scudo in un punto ben preciso  e Hanna intuisce che il ragazzo è stato ammazzato proprio lì. Il cellulare squilla nella tasca dei jeans. — Sto vedendo la televisione —dice sua madre — Tu stai bene? — E scoppia a piangere. Anche Hanna si mette a piangere. Lacrime dure e amare le scivolano sulle guance e lasciano un solco nero di sporcizia. Hanna rimane in piazza Alimonda per un tempo che le pare infinito. Vuole sapere, vuole capire. Poi qualcuno urla CARICARE e allora lei scappa non sa nemmeno dove. Infila una strada dopo l’altra con il cuore che le batte furioso in petto e gli occhi che bruciano. In un’altra piazza, questa molto più grande, incontra Hans. Si guardano impacciati e tesi e poi si abbracciano a rimangono così a lungo. Il cielo impallidisce e scende la sera.

La notte del 21 luglio la ricorderò per sempre. Quando sono arrivati gli sbirri, dormivamo. Io dovevo tornare ad Amburgo la mattina dopo e invece mi sono ritrovata in questura. Ero tutta piena di sangue e avevo una clavicola rotta. Sono stata trattenuta per due giorni. Non sapevo più nulla dei miei compagni, né di Hans. Mi avevano sequestrato il telefonino e non potevo comunicare con nessuno…E’ stata un’esperienza terribile.

Dicono che a Luglio a Genova ci sarà  una commemorazione per ricordare Giuliani…Vorrei essere presente e mi piacerebbe che venisse anche mia figlia. Ha cinque anni. Mi  piacerebbe tanto che fosse con me… 

 

Annamaria Fassio è una scrittrice genovese. Dopo numerosi lavori, tra cui quello di tecnica istologa, si è dedicata all’insegnamento per quasi trent’anni. Si è anche occupata di cinema e di teatro per l’infanzia. Vincitrice nel 1999 del Premio Tedeschi con il romanzo “Tesi di Laurea”, ha poi pubblicato con la Mondadori una decina di titoli di successo e con la casa editrice Frilli “Come torrenti di pioggia” e “I giorni del Minotauro”. Le sue ultime pubblicazioni sono: per la Mondadori “Santiago 544”, spy story sul golpe cileno, e per la casa editrice Le Mani “Ribelli”, romanzo-verità sulla Resistenza a Genova, scritto con il partigiano Valerio Parodi. Scrive saggi per la rivista di Fantascienza IF, e racconti che sono stati pubblicati da diverse case editrici, oltre che dalla Mondadori. E sempre per la Mondadori ad agosto uscirà con un nuovo giallo “Di rabbia e morte”, ambientato in parte in Kosovo.
Con la casa editrice Marco Tropea ha collaborato al libro di racconti e poesie “Per sempre ragazzo” in memoria di Carlo Giuliani.
I libri di Annamaria Fassio sono stati pubblicati anche in Germania.

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La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.
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