Una velista in galleria

Intervista ad Ambra Gaudenzi – di Silvia Neonato


 

Ambra Gaudenzi, la padrona del Vicolo di Genova dove hanno esposto grandi artisti contemporanei, ha scritto un diario di bordo semiserio: racconta le prodezze sue e di altre sette amiche per la pelle che da oltre vent’anni se ne vanno ogni estate in giro per il mare da sole

Alf, Piera e Ambra Gaudenzi, un terzetto creativo e inseparabile per anni.
Alf, il padre artista, nel ’73 rappresenta la sua famiglia in un collage con tre alberi vicinissimi, di cui il più piccolo rappresenta Ambra, allora ragazza. Era già aperta, dal ’67, la galleria Il Vicolo in salita Pollaiuoli, una delle più antiche di Genova, un punto di riferimento cittadino. Ora, che la galleria si è triplicata in tre spazi contigui (due per le mostre e uno per la vendita di piccoli oggetti d’arte), la dirigono sempre Ambra e la madre Piera. Alf non c’è più, ma restano le sue opere risalenti al secondo futurismo degli anni Trenta e poi le ceramiche create nel dopoguerra nel laboratorio di piazza Manin e che la moglie cominciò a vendergli. Per campare.
“Sono stati anni economicamente difficili. E poi, lavorare la ceramica, cuocerla, stare attenti che non si rompa… è una fatica. Pur vivendoci in mezzo, non ho mai sognato di fare l’artista, infatti. Anche perché o uno lo è davvero o fa altro, il dilettantismo no!”. Ambra Gaudenzi è una donna diretta, con un alto senso autocritico ereditato, dice, dal padre, che per qualche anno è stato anche giornalista dell’”Unità”. E sempre lui l’ha incoraggiata a scrivere, fin da ragazza. Libri, artisti e passione politica erano il pane quotidiano che cementava l’unione tra Piera e Alf. Per farla breve oggi Ambra, due figli grandi e (quasi) fuori di casa, ha esordito in narrativa con un libro divertente e brillante di cui la Warner Bros. Italia si è già aggiudicata i diritti cinematografici. Si intitola “Amiche in alto mare” (Sperling & Kupfer, 220 pagine, 16,90 euro) e romanza la storia vera di otto ragazze – come si definiscono loro – che dai primi anni Novanta ogni estate se ne vanno in barca a vela in giro per il Mediterraneo guidate dal prode capitano, che nella realtà si chiama Betta Rossi, l’unica di loro veramente capace di navigare ed che è pure la sola che fa quasi mistero della sua vita privata.
Le altre, amiche da sempre, si raccontano amori, rapporti coi figli e coi maschi, dolori e gioie, il tutto aggiornato di anno in anno e sempre con un filo di ironia e qualche battutaccia da ragazzacce che il femminismo lo hanno tutte attraversato con diverso impegno ma curiosità accertata. “Siamo legatissime, magari non ci siamo sempre tutte, ma al nostro viaggio in barca difficilmente rinunciamo. Abbiamo cominciato che i figli erano piccoli e il lavoro incombeva, però non ci siamo mai negate lo spazio per noi, il mare e i discorsi seri e faceti, tra un bicchiere di bianco e cene luculliane. L’amicizia tra noi ci ha sostenuto tutta la vita, naturalmente ci vediamo anche d’inverno, coi mariti e sole, dipende dalle volte”.
Ambra lo ha scritto spinta dalle amiche e dagli amici. In realtà si è ispirata a un diario di bordo tenuto sempre da Piera Torselli, fino a che nell’estate del 2004, scesa dalla barca e sola in città per la prima volta da anni, è stata lei a compilarlo. Poi si è spinta oltre incoraggiate dalle ragazze (“è uno stato mentale di freschezza che prescinde dall’anagrafe”, spiega) e ne è uscito un libro di viaggio a vela da Ponza alla Corsica, semiserio, molto godibile e di sicuro originale, in cui si ride ma ci si commuove anche, soprattutto quando i bilanci di vita si fanno seri e profondi. Ci sono anche spiritosi disegni di un’altra “velista immaginaria”, ovvero Paola Rorato.
Sta avendo un bel successo, persino tra i lettori. “Sono convinta che i maschi siano curiosi di sapere cosa si dicono le donne quando sono sole”, conclude ridendo Ambra seduta nella sua bella stanza in galleria. E anticipa: “Sto già scrivendo un altro libro, ma ho paura che non mi venga spontaneo come questo”. 
Forza ragazza.

 

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