Emily e le altre


 

 

copertinaUn libro che affronta la poesia di Emily Dickinson e di alcune altre, questo curato da Gabriella Sica.Autrici con le quali Emily si è trovata a dialogare, o perché traduttrici della sua opera o perchè interlocutrici in vario modo con le sue parole, le amiche del Fortino Rosa, come la stessa Emily ha chiamato le compagne ideali.

In una appassionata introduzione Gabriella Sica delinea il percorso di nascita del volume: da una occasionale chiamata in causa a parlare pubblicamente della poesia di autrici del passato nel 2007, alla maturazione lenta, come un seme conficcato nella terra, di questa esplorazione amorevole della poesia di Emily Dickinson e delle relazioni che intrattiene attraverso la sua opera con autori e soprattutto autrici del passato e del presente: Charlotte ed Emily Brontë, Elizabeth Barret Browing, Margherita Guidacci, Elizabeth Bishop, Cristina Campo, Nadia Campana, Amelia Rosselli, tutte autrici alle quali sono dedicati specifici capitoli del libro. Una fortuita occasione che si trasforma in luogo di studio continuato, ricognizione che dura nel tempo, come per chi tarda a congedarsi da una persona amata.
Le Altre (maiuscolo)  sono parte della stessa identità di Dickinson, madri, sorelle, figlie, eredi della sua poesia, in quel passaggio circolare di linee di influenza in cui le parole si trasmettono da madre a figlia e da figlia a madre. Una identità complessa e mai definitiva, che via via si arricchisce di nuove prospettive, di suggerimenti e rimandi che formano una vera storia della trasmissione della poesia contemporanea, locale e globale, suggerisce Sica, nella quale le donne prendono parola in modo diretto, senza sottostare alle buone maniere di una educazione che limita, perchè si scorgono, sotto le parole gentili o le voci sussurrate, anche intenzioni predaci, pensieri materiali ed esperienziali, direzioni di sguardo idonee a lanciare “saette di melodia”. Poesie come cospirazioni in cui si mette in campo la propria soggettivitò scoperta e vulnerabile, operazione rischiosa e temeraria, tante volte affrontata con una forma di spavalda intraprendenza che misura la fragilità e la resistenza, il rafforzamento sofferto della propria posizione e l’apertura alle altre, agli altri, in un colloquio fecondo e sempre ricercato.

In questo libro Gabriella Sica presenta anche la traduzione autonoma di 56 poesie di Dickinson, tante quanti furono gli anni della sua vita. Con una precisazione chiarificatrice e per certi versi inattesa: la scelta di un rigore rosselliano nella attenzione letterale e tuttavia moderna al testo – lontano dai rifacimenti spesso troppo abusati di tante traduzioni – in cui il ritmo soprattutto indica la stesura, lasciando andare via ogni preoccupazione metrica ma conservando le maiuscole non solo a inizio verso ma anche proprio là dove Emily le aveva collocate.
E’ una prova del tutto convincente che restituisce un testo dinamico e contemporaneo nella lingua e conserva tracce visibili, marcate chiaramente, del tessuto originario, conferendo un aspetto di reverenza quasi sacrale alla poesia. E questo aspetto, invece che allontanare la poesia relegandola in un’aura intoccabile e remota, la rende più prossima, la avvicina a noi ma ne conserva il fascino di parola oltre l’esperienza immediata. Unico punto mancante in questa operazione efficace è l’assenza del testo inglese per un passaggio continuo di lettura e di movimento, che occorre recuperare con più fatica in altri luoghi.
Il libro si colloca in una prospettiva di studi innovativi sulla poesia e sulla traduzione perché instaura confronti trasversali tra autrici, mescola linee temporali del passato e del presente, mostra influenze e richiami di immagini insospettabili, propone osservazioni affettuose e precise delle autrici presentate, restituisce una varietà di stimoli alla propria ragion d’essere e soprattutto evidenzia gli effetti dei numerosi germogli che una poesia così terrestre e celeste “che ha squadernato un repertorio talmente immenso di figure e immagini da poter essere paragonata in questo solo a Petrarca”  è riuscita e riesce a mettere in campo, oltre il suo tempo e in luoghi diversi.
E’ un libro che parla di poesia e parla di donne, dove le donne sono “madri di poesia e madri di se stesse”, e le relazioni profonde e reali che si instaurano sulla pagina, oltre il dato temporale e spaziale, indicano una parziale mappatura di quella straordinaria campagna fiorente e magnifica che sono le scritture delle donne. Che ci sia una parte di imponderabilità in questa operazione sembra suggerito da Sica stessa che, nella parte finale dell’introduzione lo dichiara “quasi involontario, e ‘dal sen fuggito’”.
E’ un libro che possiamo salutare come efficace, stimolante, che cattura l’attenzione nella lettura, suggerisce intuizioni e strade di analisi capaci di allargare la prospettva di sguardo a cerchi che sempre più si aprono, intrecciando rimandi appena intravisti e fruttuosi, ma in grado anche di scendere come una lama ritta e gentile nella profondità degli animi umani.
Proprio la poesia, atto intimo e “altamente sperimentale” , nel senso anche di rischioso, irrevocabile, può mettere a nudo una tale varietà di modi nella dedizione totale a se stessa, incarnata in quella parola-simbolo che la stessa Emily Dickinson usò ripetutamente tanto da divenire punto di snodo di molti suoi testi: “luce”.
Come suggerisce la stessa Emily, nel componimento 1529, una strada da percorrere: “Sono passate Stagioni dalla Guerra di Fossette/ Quando ognuno era Conquistatore/ E ognuno era conquistato/ E Secoli e Secoli passeranno/ Prima di un altro Massacro/ Così modesto e così vano -/ Senza una Regola abbiamo combattuto/ Una era per l’altra il Fortino Rosa –”

(una parziale versione è stata pubblicata su LeggereDonna il 10 dicembre 2010)

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