La Masnà

La Masnà, di Raffaella Romagnolo (Piemme, 2012)

È possibile per una donna stare “dentro” una famiglia, esserne motore emotivo e relazionale, essere moglie, madre, figlia, sorella e contemporaneamente esprimere con pienezza se stessa? La Masnà – che in piemontese vuol dire bambino o bambina -, secondo romanzo di Raffaella Romagnolo, nasce da questa domanda essenziale poggiata alla volontà di raccontare la storia di una famiglia piemontese, contadina, dalla metà degli anni ’30 a quella degli anni ’90 del secolo scorso, esclusivamente attraverso il punto di vista femminile. Le donne di questa famiglia avrebbero raccontato la “loro” storia.


E ce la raccontano, Emma, Luciana e Anna, nonna, madre e nipote. Una lunga cavalcata nel cuore del Novecento dipanata dalle loro tre voci, ciascuna emblematica della generazione a cui appartengono; donne diverse ma allo stesso modo legate in maniera inestirpabile, viscerale alla loro vecchia casa in quel Monferrato dove l’autrice è nata e in cui il libro è profondamente radicato (a mo’ di romanzi come Accabadora di Michela Murgia o La Mennulara della Agnello Hornby), la casa dei Francesi. “Francesi”, si legge nel romanzo, “perché molti anni addietro un paio di fratelli si erano spinti a lavorare oltre frontiera”. La casa, che saranno costrette a lasciare dai rivolgimenti della Storia e dalle via del destino, in effetti, è il centro sentimentale e strutturale della vicenda, e si trasforma nel tempo così come la famiglia che la abita. Ci troviamo infatti di fronte a una vera e propria saga familiare in cui i Francesi affrontano il Fascismo, la guerra, il boom economico, il trasferimento in città, gli anni del terrorismo fino agli albori della Seconda Repubblica vedendo la fine di quel mondo contadino in cui erano nati e si riconoscevano. Il tutto filtrato dalla prospettiva di tre donne definite nel corso degli anni, a vario titolo, appunto, masnà: chi va accudito e protetto ma anche chi è incapace di provvedere a se stesso e decidere da solo. In un gioco sapiente di sorprendenti rivelazioni, miserie quotidiane e commoventi eroismi, questo romanzo è anche la storia di una scelta difficile e coraggiosa: rompere l’esilio, tornare alla casa sulle colline, decidere della propria vita, sentirsi libere. E smettere, finalmente, di essere masnà.

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