Prove tecniche di infanzia

Piciocas (che significa ragazze in sardo campidanese) è un libro piccolo e pregiato che raccoglie sei racconti di altrettante scrittrici: Michela Murgia, Simona Tilocca, Savina Dolores Massa, Barbara Parodo, Giulia Clarkson e Milena Agus. Si tratta di un progetto edito per l’editore napoletano Caracò e curato da Francesco Abate. Nella premessa al volumetto è lo stesso Abate che ricorda la raccolta precedente titolata Piciocus (ragazzi) che nasceva dalla possibilità di interrogarsi sulla sorte dei “piccoli”. Ma chi sono questi piccoli? La riflessione scaturisce da un incontro tenutosi alcuni mesi fa a Sassari durante una serata organizzata in sostegno di una libreria cittadina che si era appellata a tutte e tutti per avere sostegno contro il pericolo di chiusura. Oggi infatti la sorte del libro e delle attività commerciali ad esso correlate non vivono momenti brillanti. Così le sei scrittrici rispondono idealmente alla domanda che viene spesso posta: ma io, contro questa crisi, cosa posso fare? La parola narrativa è il mezzo con cui Murgia, Tilocca, Parodo, Massa, Clarskson e Agus decidono di accogliere l’invito. I piccoli e le piccole così sono quell* che rischiano di diventare trascurabili, di scomparire in un mondo che sembra averne decretato l’inutilità. Così Piciocas si configura da subito come esercizio di resistenza, uno di quelli però che non si serve di urla spettacolari che sanciscono l’allarme, è invece un non venir meno – ad occhi aperti e pazientemente – davanti a ciò che accade; eppure il progetto sembra indicarci anche qualcosa d’altro: la qualità e lo spessore della scrittura quando diventa viatico di interrogazione, anzitutto.

Scorrendo le storie impreviste di Piciocas si ritorna ragazze. È una lettura tutta aperta all’immaginazione e al ricordo dell’infanzia e della prima adolescenza, ma soprattutto un piccolo cammeo irrinunciabile sulle prime prove tecniche di relazione con se stesse e il mondo. Le sei scrittrici si muovono tra formazione e finzione portandoci in quei luoghi cari e incandescenti che risuonano in ognuna e ognuno di noi. La narrazione di Piciocas è invece solida e matura, ovvero prevede che a quelle bambine e ragazze si faccia ritorno attraverso la competenza dell’età adulta; così vengono descritti corpi gracili che si cominciano a sperimentare e che si impongono, desideri e scoperte pioneristiche di riti , sogni di nascondimento e capacità mimetiche insieme a un elemento che forse contrassegna più di altri il passaggio dall’infanzia alla prima giovinezza: l’irriducibilità di pensarsi uniche, l’altra faccia della solitudine o – se volete – del sentirsi da dentro come nessuna mai. Il senso viscerale onirico e crudele dell’infanzia viene in tal modo rielaborato traversandone la distanza, sapendosi dire altre rispetto al pericolo dell’inadeguatezza; è quel distacco che fa apparire le cose i volti e i corpi come momenti di essere che prevedono attesa, con pudore o viva spavalderia. Si compongono in tal modo le distopie emotive e le trasfigurazioni narrative che segnano il confine di una cura da riconsegnare a quelle che siamo state. Quando cioè all’infanzia e alla prima adolescenza si può stare frontali attraverso la memoria, da porgere in palmo di mano per farla finalmente nostra. Così la lettura di Piciocas è commovente divertente e al contempo agile costruzione di intensità; è dirsi accostate allo specchio circonflesso della propria terza persona, del proprio diventare donne. In questo solco incontriamo Michela Murgia che nel primo racconto dà lo sfondo ad un’infanzia che si declina nella gioia. L’aragosta, questo il titolo, fa parte di un rito preciso ed è un oggetto con cui avere apparentemente confidenza; un premio, qualcosa che poi si dimentica per l’impazienza di dirsi insieme, per l’euforia di raccontarsi in quel noi trasognato e impreciso ma vitale e accorto. Un simbolo di festa, infine, che fa da contrappunto a un segreto.

Simona Tilocca ci porta nei meandri dei dodici anni: una giovane donna, carica dei segni di riconoscimento che appartengono alle donne della sua famiglia d’origine, comincia a scoprire se stessa nello sbigottimento sentimentale e nella tenera frenesia del primo amore.

Dell’acquisizione di un nuovo sguardo su se stesse e sul reale ci parla anche Barbara Parodo, la scrittrice più giovane di Piciocas al suo esordio letterario, che cattura l’attenzione con un incedere incalzante tra giovani sogni e delusioni che muteranno presto in sensibili scoperte affettive.

Savina Dolores Massa affonda invece sulla necessità di sapersi nella differenza; ed è attraverso i comparti abitativi di via Indipendenza che ci racconta la regalità incantevole di un’infanzia capace di trasformare la miseria in minuti e per nulla marginali giochi di candore.

Giulia Clarkson considera l’ombra, quella porzione di mancato accudimento spesso segnato da violenza linguistica e gestuale che gli adulti agiscono perfettamente anche su chi mettono al mondo. Non si tratta di inquietudine, piuttosto di quella marea verticale tra sparizione e ricerca di identità. E di trasparenza, seppure intorno a un non compleanno, scrive anche Milena Agus; la giovane protagonista incarna un aspetto che spesso segna l’infanzia: il desiderarsi della stessa stoffa nel niente tra richiesta di attenzione e patimento per una festa non reclamata.

L’infanzia, quella parola che Grazia Deledda considerava magica e misteriosa al pari di un geroglifico orientale, è un luogo fondamentale che abita la

 

letteratura. Anche le tenaci personagge delle storie di Piciocas si sono incamminate verso il chiarore della prima giovinezza e sono ora in grado di proporre qualcosa di convincente in relazione alla sorte dei piccoli giacché di quel sentiero hanno saputo oltrepassare l’opacità. Sanno infatti  ora – anche loro – che donne non si nasce, si diventa. Non dimenticando il presente e avendo cura della propria memoria perché la crisi può essere un’immensa risorsa quando a risponderle è la scrittura piena come corpo del desiderio.

Michela Murgia, Simona Tilocca, Barbara Parodo, Giulia Clarkson,Savina Dolores Massa, Milena Agus Piciocas. Storie di ex-bambine dell’isola che c’è, 96 pagine 10 euro, Caracò Napoli 2012

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