Costanza Monti, di Francesca Favaro

Costanza Monti, di Francesca Favaro (Ali&no 2012), 120 p., ill., € 12

Un velo di riserbo, un singolare pudore avvolge la vita profonda di Costanza Monti Perticari, a tutela di un’identità fiera, restia a ogni contatto con gli altri che somigliasse a un’intrusione.
Una donna vissuta all’ombra del padre Vincenzo Monti, una fine letterata che, nonostante le avversità della sua breve vita, ha compiuto un singolare viaggio nella letteratura componendo il poemetto “L’origine della rosa” che qui viene trascritto dalla vulgata dell’Ottocento e commentato con la puntualità e il rigore scientifico di una filologa della Società Italiana delle Letterate.

Incipit
Quando nacque, il 7 giugno dell’anno 1792, suo padre, Vincenzo Monti, si era ormai lasciato alle spalle le origini modeste, la casa colonica di Alfonsine, piccolo borgo vicino a Ravenna, in cui aveva iniziato a coltivare il suo fertile (persino sorprendente) talento poetico, per affermarsi nella scintillante capitale di Pio VI, pontefice invaghito di classiche antichità e protettore di artisti e letterati. Il debito di riconoscenza che il poeta nutriva verso il suo illustre mecenate traspare dal nome scelto per la figlia in onore della madrina, la principessa Costanza Onesti Braschi, del cui marito, nipote del pontefice, Monti era al tempo segretario.
Al di là dell’obbligo encomiastico (e, piuttosto, in ossequio all’antico principio secondo cui nomina sunt consequentia rerum), il nome suona rivelatore, e Costanza attraversò la sua esistenza, soprattutto negli anni maturi, dando prova di ferma dignità. Il suo temperamento, di per sé duttile e brillante, da subito avvezzo, grazie agli stimoli e alle sollecitazioni del padre, al dialogo e al confronto di cultura, finì con il ripiegarsi su se stesso, mutando – o approfondendo – in interiore concentrazione quelli che erano stati il guizzo delle curiosità e l’espandersi libero del sentimento; in questo modo infatti, più chiuso e intimamente reclinato, quasi assorto in una posizione di difesa, meglio poteva resistere agli attacchi del mondo.

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