Le personagge sono voci interiori

I personaggi non appartengono a nessuno. Aspettano l’occasione di essere letti per esistere di più e sempre in modo diverso” (Sylvie Germain, Les personnages , Seuil, 2007)

 

      Le personagge sono voci interiori  – letture in scena del gruppo SIL di Palermo, è una ulteriore tappa del progetto, un work in progress,  della Società Italiana delle Letterate sulle Personagge, così chiamate con un gesto di arbitrio della lingua. Tema rilanciato nel Novembre 2011 al convegno di Genova “Io sono molte, l’invenzione delle Personagge”, con tappe intermedie a Trieste (2009) e Firenze (2010). Personagge della letteratura, del teatro, del cinema – di oggi o di ieri – scritte da donne. O da uomini e rilette con lo sguardo delle donne dopo l’avvento del femminismo, quando la cifra non è più l’attesa o l’abbandono, ma scena delle loro azioni e dei loro desideri è il mondo: chi sono, come vengono inventate, a quali azioni danno vita?

Personagge come possibile chiave di lettura del nostro tempo; o prefigurazioni di un divenire in atto, da utilizzare, se si vuole, come una bussola per orientarsi. O un modo per re-inventarsi.

I lavori sono tuttora in corso.

Il progetto prevede la creazione di un Dizionario delle Personagge: (di cui ci parla più avanti Maria Vittoria Tessitore). Un modo di ri-conoscere le personagge che sono entrate con la lettura nel nostro immaginario, per convocarle a un’assemblea collettiva, in forma appunto di dizionario.

La compilazione delle schede per il Dizionario è stato il punto di partenza per la nascita del gruppo SIL di Palermo, formato da: Rossella Caleca, Angela Lanza, Clelia Lombardo,  Ambra Mangani, Giovanna Minardi, Gisella Modica, Emi Monteneri, Francesca Oliveri, Anna Pagano.

Ma, scelte le personagge per il Dizionario, leggendo a voce alta un brano, commentando insieme una loro frase, un gesto,  un comportamento che ci aveva spiazzato, o in cui ci eravamo riconosciute, è capitato che esse abbiano cominciato a prendere corpo: personagge di pura finzione letteraria, come Severa, Marny, Molly, Bertha; o realmente esistite – scrittrici/personagge “mente e corpo” della propria scrittura: Goliarda Sapienza, Artemisia Gentileschi,   Suor Juana de la Cruz, Anna Banti,  Maria Occhipinti, Elizabeth von Arnim, Amelia Rosselli, Virginia Woolf. Donne autorevoli che si sono sapute tenere in presenza del mondo senza tradire se stesse, scegliendo percorsi e modalità di vita fuori dall’ordinario. O dalla norma.

A guidare la scelta, per alcune di noi, era stata l’identificazione nella volontà di autoaffermazione (Giovanna/SuorJuana); per altre l’immedesimazione nel dolore della perdita (Angela/Anna); o la risonanza emotiva,  rispecchiamento in un nodo irrisolto della propria vita (Rossella/Severa); l’immedesimazione in un gesto che comprende qualcosa di noi e vogliamo scoprire (Gisella/Maria). E ancora: l’aver rappresentato, la personaggia, una madre simbolica “la cui autorità impone un doveroso distacco che solo la scrittura può equilibrare” (Emi/Goliarda); la tecnica narrativa (Ambra/Molly); l’inquietudine, mista al desiderio, della scoperta (Clelia/Amelia), o semplicemente  per ricambiare le piacevoli ore trascorse con la lettura dei suoi libri (Anna /Elizabeth).

Stavamo lì, sedute sulle panche della terrazza stracolma di fiori  profumati, di Anna Pagano – moderna Elizabeth, sua autrice/personaggia -, che ci accoglieva con tartine deliziose, zenzero speziato,  e tè alla menta.  Noi, lettrici, gomito a gomito ai corpi di carta delle personagge, materia emozionale tra le nostre mani.

Ci osservavano, aspettando da noi una parola, un gesto che le facesse tornare a vivere, anche solo per poche ore. Ci autorizzavano, con lo sguardo, a servirci di loro, senza condizioni. Ad inventare, purché dessimo loro nuovo respiro, fuori dalle pagine. Per poi “ritirarsi per sempre nelle nostre memorie” 1.

Personagge/pretesto per nuove nascite; espressione del doppio ancora inespresso che dentro si fa strada. Voci interiori.

Le abbiamo accolte, assecondate, le loro voci, la loro pelle, sono diventate le nostre; le loro vite si sono mescolate alle nostre vite. Insieme abbiamo rivissuto emozioni, immaginato luoghi, circostanze. Come fossimo lì, con loro, mentre scrivevano.

Mischiando la loro storia con la nostra abbiamo vissuto una nostra second life, quella naturale propensione delle donne ad eccedere,  sporgersi verso un mondo che non c’è. Facendo di noi stesse delle personagge – materia emozionale tra le nostre mani,  e al contempo voci narranti. Ci siamo messe in gioco, re-inventate, scoprendoci man mano. Ricomponendo, in alcuni casi, parti di sé rimaste divise.

Insomma ci siamo ri-costruite immaginando, come scrive Maria Vittoria Tessitore.

Come è accaduto probabilmente anche alle scrittrici da noi scelte, le quali, solo facendosi personagge hanno potuto mostrare quel di più delle loro esistenze, letto da uno sguardo maschile come separatezza, margine, fragilità, follia, e che solo uno sguardo  “riconoscente”  può restituire come ricerca di senso, di fedeltà a se stesse.

“Solo nella dimensione dell’immaginazione potevo ricomporre ciò che era stato deliberatamente spezzato, facendo combaciare le forme di esperienza mia e altrui, senza le quali non si può acquisire una coscienza e senza le quali non si può essere riconosciuti” scrive Nadine Gordimer  in  “Scrivere ed Essere” .

Farsi personagge dunque. Tradurre la propria storia in vita immaginaria, “in una possibilità realizzabile” 2, in bilico tra reale e inventato, come una (la sola?) possibilità di fedeltà a se stesse.

Gisella Modica

L’invenzione della personaggia

 

Noi letterate amiamo la letteratura; è il punto di vista da cui guardiamo il mondo.  La lente attraverso la quale ci piace ritrovare il senso del mondo.  E ci piace soffermarci sulla potenzialità delle parole e giocare con loro.  Quanto a me lo posso dire con certezza di esperienza: amo i vocabolari, quelli etimologici in particolare, mi approprio con soddisfazione di etimologie anche un po’ fantasione, indago sull’uso delle parole, mettendole a confronto con domini linguistici diversi, traggo dalle parole e dalla letteratura cibo per il pensiero, e mi confronto con la realtà.

Quando con il passato direttivo della SIL ci siamo consultate su una direzione di ricerca da prendere in preparazione del Convegno che avrebbe concluso le attività di quella gestione, siamo state tutte d’accordo a percorrere un viaggio con un tema che pensavamo avrebbe potuto interessare e coinvolgere tutte le socie, e le simpatizzanti, della nostra associazione: ci saremmo misurate, abbiamo deciso, con i personaggi, elemento essenziale della letteratura. Dato il nostro specifico di letterate donne, i personaggi con cui ci saremmo intrattenute sarebbero stati i personaggi femminili.

Sono stata proprio io a proporre di chiamare i personaggi femminili piuttosto personagge. Le personagge si sarebbero dunque incontrate con le lettrici, le autrici, le attrici, le studenti, le maestre, le direttrici, le segretarie, le funzionarie, le signore, le ragazze,  tutte bellamente declinate al femminile.  Possiamo così applicare, e sostenere, la declinazione di genere grammaticale, così esplicita nella morfologia della lingua italiana rispettando una regola fondamentale  secondo la quale si richiede  concordanza di genere tra le varie parti del discorso, per tutte le situazioni in cui la qualifica o la specificazione si riferiscono a un sostantivo (in italiano sempre caratterizzato da uno dei due generi previsti dalla grammatica – maschile, e femminile).  Con  il temine personaggia intendiamo rendere più scorrevole il flusso discorsivo. E non per vezzo,

Le personagge, e i personaggi, sono le persone – donne e uomini –  della scrittura che incontriamo quando affrontiamo il libro. In inglese, oltre a character, per indicare il personaggio o la personaggia si usa il termine latino “persona”. Ma persona in latino si usa anche per maschera, apparizione interlocutoria che si presenta allo sguardo e all’ascolto. La coesistenza dei due significati e la forte valenza dell’elemento vitale nel personaggio è paradigmatica nella pratica creativa di Pirandello. E diventa un’ossessione ricorrente.

IL PADRE … nessuno meglio di Lei può sapere che la natura si serve da strumento della fantasia umana per proseguire, più alta, la sua opera di creazione.        […. ]

LA FIGLIASTRA Creda, che siamo veramente sei personaggi signore, interessantissimi! Quantunque sperduti!

IL PADRE Sì, sperduti, va bene!  Nel senso, veda, che l’autore ci creò, vivi, non volle poi, o non poté materialmente, metterci al mondo dell’arte.  E fu un vero delitto, signore, perché chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridersi anche della morte.  Non muore più! […. ] Chi era Sancho Panza? Chi era Don Abbondio?  Eppure vivono eterni, perché – vivi germi – ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per l’eternità!

Nel confronto tra i sei personaggi – una famiglia di sei persone – e gli attori vanamente impegnati in una prova a teatro, la vitalità, anzi la vita e le vicende drammatiche dei personaggi-maschere hanno il sopravvento, pur scontrandosi sul muro dell’impossibile verità.

Le personagge, quindi pre- , co-  e sussistono (sopravvivono) alla materialità del libro. Sono l’oggetto dell’invenzione. E anche soggetti complici delle lettrici nell’invenzione ulteriore.  Ma “inventare” è il frequentativo del verbo invenire, indica quindi l’azione ripetuta del trovare, e così costruire immaginando. Con le personagge noi lettrici ci mettiamo a confronto, in termini di immedesimazione, o in termini di conflitto. Nel corpo a corpo con il libro che ha magistralmente illustrato Nadia Setti (Passions lectrices, 2010), la lettrice scopre (invenit) sempre ulteriori passaggi di conoscenza in relazione con l’autrice, o l’autore, con i personaggi e con le personagge.

Come osserva Sylvie Germain ( Les personnages, 2007, pag.34)

i personaggi risiedono solo apparentemente nei libri che li hanno concepiti. Essi aspirano piuttosto a vagabondare in ogni senso, a transumare da un immaginario all’altro, a visitare molteplici paesi mentali. … Non appartengono a nessuno.  Aspettano l’occasione di essere letti , per esistere ulteriormente e sempre in modo diverso

E’ su queste linee di riflessione che abbiamo portato avanti la nostra proposta e aperto il campo a suggestioni e invenzioni ulteriori.  E sono stati  anni di grande fermento con la partecipazione di amiche e socie in successione a Trieste, a Napoli, a Firenze fino al pirotecnico convegno di Genova di cui sono visibili e udibili nel sito della SIL buona parte delle registrazioni video. Non è stato registrato un fervido laboratorio di teatro animato da Barbara Della Polla in cui le donne partecipanti dopo una pratica collettiva di movimento in relazione tra loro e con gli oggetti sapientemente estratti dalla valigia magica di Barbara, si sono misurate individualmente come personagge in scena.  La lettura in scena che presentano le amiche siciliane è ancora un’altra occasione di “inventare” con lo sguardo e con l’ascolto altre autrici, lettrici e personagge.

La compilazione del dizionario delle personagge ricade esattamente in questa pratica dell’invenzione, come ritrovamento e riconoscimento delle nostre memorie individuali.  Perché, come dice Cixous  (Teatro del cuore 1992, pag. 51), le personagge

[non] ritorneranno all’immaginazione da cui provengono.  Niente affatto.  Riemergono, e mescolandosi a noi, diventano come ex viventi reali che, finita la loro vita, si ritirano per sempre nelle nostre memorie..

Il Dizionario delle personagge che stiamo costruendo sarà quindi l’archivio delle nostre memorie, l’archivio delle personagge che si sono “ritirate”, come dice Cixous, nelle nostre memorie di lettrici. Per questo, non parte da un lemmario precostituito, ma lascia all’esperienza delle lettrici che partecipano al gioco il compito di scegliere e presentare le personagge che a giudizio di ciascuna meritano di essere ricordate e registrate nel nostro repertorio.

Come è  specificato nel menu “dizionario delle personagge” del nostro sito,  le schede che si possono compilare e inviare on line, seguono un formato rigoroso che ci permette di pubblicarle come schede siglate, e con la lista di tutte le partecipanti al progetto.  Se saremo in tante a partecipare, e con tante personagge, ne faremo una pubblicazione in e-book consultabile e stampabile su richiesta.

Se sarà davvero un’opera di invenzione, potremmo ridare vita a una parola relegata nello squallido contesto degli “atti dovuti” e chiamare il nostro lavoro  Inventario delle personagge di opere letterarie …..

 Maria Vittoria Tessitore

Heléne Cixous,  Teatro del cuore, ed. Pratiche, 1992

Nadine Gordimer, Scrivere ed Essere, Feltrinelli, Milano1995


 

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La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.

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