Una poeta e le sue personagge

Della città d’argilla, il poemetto di Maria Attanasio, poeta e scrittrice , da poco pubblicato presso Mesogea, è una microstoria  densa di significato, che può  prendere origine solo da un luogo della sua infanzia fatto di «creta e dialetto, pozzo-mare» e  «circoscritta spazialità stratificata di memoria». Dove «malgrado  la globalizzata omologazione del fare e del pensare della contemporaneità» persistono il numinoso, il meraviglioso, il sacro  «come dilatante esperienza conoscitiva, socializzazione e riappropriazione di memoria storica e  appartenenza culturale». Un’esperienza che l’ha così segnata da spingere a formulare la domanda in poesia: «quale sarebbe stata la mia storia se il mio orizzonte esistenziale fosse stato di marmo e di cemento».

Le microstorie che si annidano e nutrono la Storia con la esse maiuscola, il bisogno  di sottrarle dal silenzio per dare loro voce  sono il filo conduttore dei romanzi di Maria Attanasio, che ha scelto di vivere a Caltagirone, dove in passato è stata preside del liceo, e consigliera comunale, prima per il PCI e poi da indipendente. I suoi romanzi sono tutti editi daSellerio: da Correva l’anno 1698 quando nella città avvenne il fatto memorabile del 1994, a  Di Concetta e le sue donne del  1999, fino a  Il Falsario di Caltagirone (2007).

Dopo Francisca di Correva l’anno …  la popolana che si taglia i capelli e si traveste da uomo  facendosi  masculu fora e fimmina intra per lavorare e sopravvivere, e per questo sarà bruciata come eretica, e dopo Concetta La Ferla, capopopolo e proto femminista degli anni sessanta, quale sarà la tua prossima personaggia?

«Ho in mente la storia dell’unica garibaldina soldato insignita della medaglia dei mille e che per volontà del marito, un uomo potente, è stata cancellata dalla storia. Le donne che scelgo, meglio sarebbe dire che mi scelgono, mi chiedono di essere raccontate, sono donne realmente esistite, creature resistenti, che anche nei momenti più bui della loro vita e della storia umana hanno detto No alle ingiustizie.  Voci sommerse, cancellate, che incontro nella cronaca passata o recente, e ripropongo.  Persone che non sono ancora personaggi ma che ne hanno tutte le potenzialità».

Cosa serve per diventare personagge?

«Per diventare personagge, come dici tu, occorre una sorta di tradimento, aver detto NO, aver  fatto resistenza, anche col silenzio, perché  il silenzio è una forma di negazione, è sottrazione. La stessa scrittura in questo senso è tradire di necessità perché devi colmare con l’immaginario le fessure, le zone d’ombra, i silenzi  che ci sono sempre nella vita di una persona. Insomma devi tradire di necessità, come da persone hanno tradito di necessità per essere vive».

Di terra e di parole – come intitola il secondo capitolo Della città d’argilla –  si compone la tua esistenza. Che importanza hanno la letteratura, la poesia, nella tua vita?

«Rispondo con un aneddoto. Un volta chiesero a me e ad altri autori di scrivere la propria epigrafe. Io scrissi  tre P: Poesia, Polvere,Politica, perché per me  senso della vita, cioè la polvere, senso della giustizia – la politica – e la poesia  sono inscindibili».

Come coniughi senso di giustizia e poesia?

«Conosci un poeta che sia antiumano? Parlo di sguardo poetico non di contenuti. La letteratura, la poesia è scelta di sguardo sul mondo. Oggi che  viviamo in piena omologazione , sotto la dittatura dell’economico, solo la poesia può restituire il senso dell’umano e della giustizia, un’idea di mondo che abbia al centro i bisogni umani, fisici, etici, di bellezza, di uguaglianza. In questo senso la poesia è rivoluzionaria. In questo senso rivendico il mio essere comunista».

Uno sguardo femminile può, più di quello maschile, contribuire a questo percorso di umanizzazione?

«Tutti coloro che sono stati al margine della storia, le donne innanzitutto – naturalmente non tutte ma quelle che si sottraggono alla visione corrente del mondo – hanno una chance in più rispetto a chi vive al nord perché capaci di cogliere e far vedere un aspetto inedito del mondo».

La parola margine che significato ha per te?

«Ho scelto di vivere a Caltagirone e rivendico la mia vita al margine geografico, il mio sguardo periferico  perché chi vive al margine sente le pulsioni dei due lati Nord/Sud, derive opposte che s’incontrano e che nella scrittura si mescolano. Dal margine è più facile gettare lo sguardo più lontano, uno sguardo più acuto, singolare, solitario, sottraendosi  alla logica della omologazione metropolitana. Come ti spieghi altrimenti questa singolarità della scrittura siciliana? Qui la scrittura non diventa mai gruppo o folla, che è pure una condanna, ma al contempo sono scritture irripetibili, non sono omologabili a nessuna».

Purtroppo la globalizzazione non si arresta.

«Le nuove generazioni si sottraggono con più difficoltà. Riappropriasi della propria appartenenza, nel senso di differenza, se non diventa esclusione può essere una strada. Avere consapevolezza della propria storia, della memoria del passato».

In America Latina certa scrittura si pone come soggetto politico collettivo. La stessa cosa non avviene in Italia.

«Per cambiare il mondo è necessario essere consapevoli che il nostro non è l’unico mondo, non porsi al centro dell’universo. In Brasile c’è un tentativo di democrazia nuova e gli intellettuali dovrebbero spostare il punto di vista, guardare di più a queste realtà, ma questo ancora non avviene».

Maria Attanasio:

Della città d’argilla, Mesogea s.r.l, Messina, 2012, pag. 92, 6 euro.

Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile, Sellerio Palermo 1994, 109 pagine 7 euro

Di Concetta e le sue donne, Sellerio Palermo 1999,  120 pagine, 7,75 euro

Il Falsario di Caltagirone, Sellerio Palermo 2007,  201 pagine 10 euro

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