Teheran 1980

Il nostro sito ospita un archivio on line che si intitola Il mio primo libro nato nel 2010 per raccogliere dalla viva penna delle scrittrici italiane (o che scrivono in italiano) la testimonianza di come sono riuscite a pubblicare il proprio primo libro. Abbiamo così raccolto gli inediti, tra le altre, di Grazia Livi, Clara Sereni, Lidia Ravera, Elvira Dones e Silvia Di Natale. Ora vi proponiamo lo scritto di Chiara Mezzalama, romana, nata nel 1972, che dopo aver pubblicato molti racconti ha scritto il romanzo Avrò Cura di Te per la casa editrice E/O.

Silvia Neonato, curatrice del progetto e Presidente della SIL

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Il primo romanzo l’ho scritto a Teheran, nel 1980. Avevo otto anni e durante l’estate mia madre, mio fratello ed io raggiungevamo mio padre, nominato Ambasciatore d’Italia in Iran, un anno dopo l’inizio della rivoluzione islamica di Khomeini. Per tre lunghi mesi restavamo chiusi nel giardino dell’ambasciata. Il giardino era bello e abbandonato, pieno di luoghi segreti da scoprire, ma non potevamo uscire perché fuori c’era la guerra. L’ho scritto sul retro di un rotolo rosa dei dispacci dell’ANSA che giungevano in ambasciata. L’ho scritto perché mi annoiavo e forse avevo un po’ paura di ciò che stava accadendo intorno a noi. Quel rotolo lo conservo ancora e credo che le notizie dell’ANSA siano molto più interessanti del romanzo d’avventura che scrissi allora, ma bisogna pur cominciare. Non ho più smesso.

Ma tra scrivere e pubblicare…come si dice? C’è di mezzo qualcosa. Di mezzo c’è tutta la vita, lo studio, l’università, un lavoro “come si deve” da psicoterapeuta, la famiglia, i figli. Eppure quello scrivere in clima di guerra, ancora mi accompagna. Lo scrivere ha da allora il gusto della resistenza. È un’attività semiclandestina che viene svolta rubando il tempo al resto. Nascondendosi in casa mentre tutti gli altri sono usciti. Scrivere a singhiozzo, scrivere per emergenza, scrivere nervosamente. La scrittura sgorga come un torrente di montagna, tra salti, cascate e inabissamenti, ancora oggi sogno di un lago placido e fermo dove poter raccogliere le acque, ma forse quel giorno non verrà mai.

Ad un certo punto ho iniziato a cercare un editore. Le pagine ammucchiate nei cassetti cominciavano a fare troppo volume. Manda di qua, manda di là, non ricevetti nemmeno una lettera prestampata di risposta. Soltanto un editore mi chiamò per dire di rimandare qualcosa di più lavorato, – magari tra dieci anni, però scrivi bene, – mi disse. Rinunciai. Non a scrivere ovviamente ma lui ebbe ragione, ci misi altri dieci anni. Nel frattempo avevo cambiato casa e incontrai un signore che a sue spese mi pubblicò dei racconti. Fu davvero un lavoro artigianale, mia la foto di copertina e mia la distribuzione nelle librerie del quartiere e porta a porta. Il libro si chiama “Regina ed altre finestre”. È stato bestseller tra le amiche settantenni di mia madre. Lui, l’editore, un vero talent scout. La storia poteva anche finire qui. Iniziata nel giardino inselvatichito di un principe persiano, con gli stock di razioni k nel salotto, finita nelle pieghe di un mercato editoriale ostile e ottuso. E invece no.

Uno dei romanzi è finito sul tavolo di Sandra Ozzola Ferri. Ed ecco, il ranocchio è diventato un principe. Un editor lo ha pettinato, un grafico lo ha vestito, e “Avrò cura di te” ha trovato casa presso le Edizioni E/O. Certo alla corte porto ancora il nome di “esordiente” (un termine che per bruttezza è secondo soltanto a “primipara attempata”). Ma come diceva Simone de Beauvoir, bisogna scrivere un primo libro per poter scrivere gli altri. Io correggerei con: bisogna pubblicare un primo libro per… il resto si vedrà.

Biografia di Chiara Mezzalama

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