Galileo, spettacolo teatrale di Daniela Nicosia

15, 16 e 17 Gennaio 2013 ore 21:00

Teatro Due di Roma teatro stabile d’essai

Vicolo dei Due Macelli, 37 (Piazza di Spagna) 

GALILEO

testo, regia e scene Daniela Nicosia

con Solimano Pontarollo Piera Ardessi

consulenza musicale Paolo Da Col

luci e suono Paolo Pelllicciari

scenotecnico Luigino Marchetti

costruzione oggetti di scena Luigi Bortot

realizzazione costumi Atelier Raptus & Rose

una produzione Tib Teatro

Un testo vibrante, che prende spunto da differenti scritti galileiani, e trasfonde l’emozione profonda dell’uomo laddove si palesa attraverso il suo pensiero più intimo.
Una sorta di Galileo privato, che rivisita la vicenda umana del grandefilosofo della natura, come lui stesso amava definirsi, attraverso la relazione con quattro donne della sua vita: la madre Giulia Ammannati, la figlia Suor Maria Celeste, l’amante Marina Gamba, e la governate che gli resterà accanto fino alla fine.
Una ricerca, quella di Galileo, che, attraverso un nuovo metodo di indagine, svela, smaschera presupposti, traccia nuove traiettorie per l’umanità, coinvolgendo ambiti diversi quali la scienza, la filosofia, la teologia.
Dietro c’è l’uomo, con i suoi dubbi, le sue paure, le sue meschinità, “quelle piccole cose di cui è fatta la vita”.

Nel mio Galileo, ho scelto di raccontare l’uomo. Di rileggerne la vita solo accennando alla vicenda scientifica o meglio politica che lo condusse al processo, alla condanna e all’abiura. Brecht, di cui conservo nel testo una breve citazione, ne ha scritto come meglio non si può.
Eppure, nel caso di Galilei, scienza e vita si intersecano e si mescolano in quella sua fede nell’uomo, creatura in cui egli rintraccia Dio, un Dio presente nella materia e la cui esistenza è resa palese dall’intelligenza e dal pensiero di cui ci ha fatto dono.
Mi ha commosso la sua umana vulnerabilità, il suo voler mettere ogni cosa a posto, seppur goffamente, nel suo privato, il suo disinvolto rapporto col denaro, la sua generosità istintiva, il piacere del dubbio, il piacere di porsi sempre nuove domande, di non accontentarsi, il piacere per il sapere.
Mi ha commosso la sua fiducia bambina negli altri, la sua caparbietà, l’ostinazione nel perseguire le sue idee, la rinuncia apparente a se stesso, che è perdita e vittoria insieme.
Galileo ha vinto e ha perseguito sempre il suo scopo che poi era anche il suo piacere. Il sensuale piacere del pensiero,così  vivo in lui, come il piacere dei sensi. Egli sembra dirci «non c’è scissione tra spirito e materia» e, in ciò, è ancora profondamente rivoluzionario.
Ma più di ogni cosa mi ha commosso il suo assoluto, devastante amore per la vita.
Questa commozione ho voluto raccontare”.
daniela nicosia

La componente performativa è forte – Nicosia, come regista, dimostra di conoscere le dinamiche delle avanguardie – ma sembra quasi che lo sguardo e il respiro degli spettacoli vogliano essere diversi, più vicini insomma alle caratteristiche del teatro di regia critica italiana e non solo. E non è un caso, ad esempio nel Galileo, che una “atmosfera” generale e sotterranea rimandi, addirittura, alla celebre “Vita di Galileo” di Strehler-Brecht, sapientemente appena sfiorato, eppure presente per gusti e possibilità. Certo, quella storia era altra, politica ed estetica brecthtiana dettavano legge: ma mi piace, da spettatore, poter tessere un sottile rimando emozionale a quello storico allestimento. Il teatro della Nicosia, pensato spesso anche per spettatori giovani – pur avendo funzionalità molteplici e quindi risultando efficace anche per lo spettatore adulto e smaliziato – si colloca in quel filone di nuovo “capocomicato” fatto da autori-registi che, almeno in Italia, ha i suoi vertici in artisti come Marco Martinelli o Enzo Moscato. Il lavoro di Daniela Nicosia è certo più appartato, marginale, focalizzatosi com’è sulle Dolomiti. Ciò non toglie che vi sia qualità, poesia, rigore. E vi è, senza dubbio, una chiave “femminile” – che travalica le rivendicazioni di genere per approdare a prospettive sicuramente sensibili al privato, alla intimità, alle relazioni interpersonali.”
Andrea Porcheddu

La leggerezza, l’ariosità del montaggio, mi ha catturato. E poi la strana solidarietà tra una donna che lo scrive e un uomo raccontato dall’intimo, con l’amicizia-amore che solo una donna può garantire ad un uomo anche se lontano nel tempo. E i cambi prospettici, i salti nella storia, i flash back e i flash forward.
Paolo Puppa

Una scrittura profonda e articolata su più livelli, tradotta sulla scena in una regia elegante, ma non calligrafica, dove ogni gesto, ogni luce, ogni immagine si fanno veicolo di senso e di emozione.
Caterina Barone

L’intelligente drammaturgia di Daniela Nicosia, che firma anche una regia molto funzionale all’interessante progetto culturale e scientifico, risultato di una ricerca seria e appassionata, su materiali anche di prima mano, ci mostra un Galileo Galilei molto diverso dalle convenzioni tradizionali perché gli occhi delle quattro donne più importanti della sua vita ce lo restituiscono in una dimensione più viva e naturale, forse più vicina alle cose della vita che a quelle del cielo, con meno atmosfera e clima storico-scientifico ma ricco di una sensibilità più credibile e vera.
Giuseppe Liotta

Il pensiero va subito al Galileo di Brecht, certamente bene metabolizzato e tenuto presente, ma dalle prime battute ci si accorge che Daniela Nicosia – fondandosi su un rigoroso rispetto delle fonti galileiane – ha cercato di costruire un personaggio diverso, sia perché meno investito di funzioni ideologico-pedagogizzanti, sia perché lo spettacolo attraversa l’intera vita dello scienziato, per il diverso grado di complessità sentimentale, scientifica, umana. L’aver valorizzato il ruolo determinante delle figure femminili lungo tutta l’esistenza di Galileo e l’intreccio costante tra la risoluzione dei problemi della vita quotidiana e quella dei teoremi sul moto degli astri, le passioni scientifiche e sentimentali, la carica vitale, le pulsioni sessuali, gli eccessi nei confronti dei piaceri della vita, la lotta per far quadrare i bilanci, le geniali invenzioni, sono alcuni dei punti di forza dello spettacolo. Che viene valorizzato anche dalla bravura degli interpreti e da una regia che riesce a rendere omaggio con soluzioni semplici e affascinanti ai grandi teatralizzatori del Novecento.
Gian Piero Brunetta

Daniela Nicosia regista e drammaturga, premio ANCT 2004 da parte dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro, si occupa di drammaturgia contemporanea e da alcuni anni sviluppa una sua linea di ricerca che mette in relazione architettura e teatro come nello spettacolo Polvere (Biennale Teatro di Venezia 2006). La poetica che percorre i differenti testi e spettacoli si nutre di un pensiero che, nel perseguire un teatro dell’emozione, individua in differenti fonti drammaturgiche (dalla letteratura alla musica, alle strutture architettoniche dei luoghi) sempre nuove possibilità di scritture per la scena. Scena connotata da un segno volutamente essenziale, in un contesto formalmente rigoroso che lascia spazio al testo, scaturito da un processo minuzioso di scavo nella parola, quale luogo elettivo dell’emozione. Laureata in Semiologia dello Spettacolo presso il D.A.M.S. dell’Università di Bologna, e formatasi artisticamente con Yoshi Oida – attore di Peter Brook presso il CIRT di Parigi – ha firmato regie per il Teatro Stabile dell’Aquila, gli Stabili di Innovazione di Bologna, di Verona e di Vicenza, il Festival di Madrid. È il direttore artistico di Tib Teatro – per cui dal 1995 cura tutti i progetti e le regie – compagnia di Residenza Teatrale, struttura di produzione riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione del Veneto, che opera presso il Teatro Comunale di Belluno.

 

 

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