Documentari/Angela Putino, la filosofa guerriera

Come si fa un film su una filosofa eccentrica e geniale come è stata Angela Putino, che ci ha lasciato troppo presto nel 2007, a 61 anni?
Napoletana  e donna di cosmo, dal pensiero sottilissimo e veloce, sperimentante ed esperienziale, dalla parola che va come una freccia e mai designativa,  dalla argomentazione incalzante ed extracanone. Femminista impegnata nella condivisione delle pratiche di pensiero in comunità a misura di donna sapiente e ricerca capillare, a partire da dove si è ma mai facendosi trovare «la dove ci si aspetta che tu debba essere» e proprio in questo maestra dell’inaddomesticato femminile e di quella che ci ha insegnato come funzione guerriera.

Nadia Pizzuti ha giocato il dado autoriale dell’amicizia, del punto di avvistamento condiviso del personale/politico, delle immagini e delle foto  amiche e delle narrazioni delle amiche.
Ci offre un documentario narrativo emozionante e pulsante di senso e di filo_Sophia: lo abbiamo potuto vedere a Cagliari con donne e qualche uomo di varia età, che poco o nulla conoscevano di Angela ed è stata emozione e conoscenza; una bella occasione di senso e di dibattito del noi, qui e ora. Polis e aperture di senso.

E’ un documentario autoprodotto, di poca spettacolarità ma di grande respiro ed invero di grande spettacoralità, che interpella lo sguardo a  rifare il senso sempre appena accennato, che chiede di esserci nell’ascoltare i racconti e nel guardare le immagini.

«Noi oggi chiamiamo all’interezza di un corpo frammenti di inaddomesticato, luoghi guerrieri del presente, del mito, della storia, dell’affabulare. Rintracciamo parti. Ognuna di queste fa da avvistamento per altre, possiede una completezza essenziale. Ma per raccogliere dobbiamo separare, recidere, staccare da nuove agglomerazioni che tendono a integrarle. In questo la nostra funzione à guerriera. Squilibrare dagli insiemi ciò che avvertiamo non ha tenuta. Noi d’altra parte riusciamo a vedere solo tenendoci saldamente al nostro frammento di inaddomesticato. Senza questo asteroide sotto i piedi non c’è punto di avvistamento. Avvistare è fare corpo ma contemporaneamente è tenersi fuori dai corpi, è fare contesto ma stando fuori dai contesti. Per trovar radici occorre sradicarsi»

Così recita con voce fuoricampo, il prologhetto di un minuto e mezzo che apre il documentario Amica nostra Angela  mentre scorrono immagini di lei che esce da un portale di  muro bianco di sole mediterraneo in calzoncini, maglietta bianca e paglietta, con  telo da bagno sottobraccio e volge all’andare, tra un sostare interlocutorio e un avviarsi …  e poi immagini in soggettiva, riprese  amicali en plein air, nel mare solcato in barca, con la mole imponente e scura del  massiccio  di Stromboli che si staglia imponente di  forme e di marroni arsi nei colori cangianti del mare …

Sono panoramiche di paesaggi, case e conversazioni di amiche e compagne di ricerca e di vita insieme, raccolte in forma di interviste, punteggiate da inserti video di lezioni e pubblici incontri di Angela e molte fotografie di vita vissuta, nello sfondo del golfo di Napoli, tra le contorsioni delle sue strade che ci conducono in scooter alla singolare “casetta” di Angela,  nel verde rigoglioso che lei cura e in cui vive con i prediletti liberi suoi gatti: una piccola casa per grandi esercizi di pensiero, scambiato, condiviso, esigente come ricordano Stefania Tarantino, Giovanna Borrello, Alessandra Bocchetti,  Paola Concia,  Nadia Nappo e  con partecipazione di vicino Luciano Briante.

Un minuetto sulle arie che percepiamo scugnizze del Papageno mozartiano raccorda il gioco gioioso delle contingenze, rilanciate e condivise nella condizione amicale del sali- scendi che porta agli ormeggi  ed al viaggio di maree fa da pendant lirico alle narrazioni del suo lavoro di pensiero e di vita condivisa.
Wanda Tommasi, della Comunità filosofica Diotima con cui Angela ha lavorato ed anche conflitto, parte giusto da quei suoi gatti amati e inaddomesticati  per dipanare il suo filo di ricordo e di pensiero su Angela e insieme a Chiara Zamboni  ne ripercorre a rapide pennellate le condivisioni e le disgiunzioni di lavoro teorico e politico.

I racconti ci portano il suo pensiero esperienziale sempre, ab origine segnato dallo spirito  inaddomesticato, che a partire dalle distopiche amazzoni, come ricorda Teresa Mangiacapre delle Nemesiache, viene alle emergenze della polis del vivere contemporaneo con attenzione sottile e sempre rilanciata, come sottolineano variamente le donne di sapere che hanno condiviso i suoi percorsi e ne raccontano nel film in composizione d’insieme .

Indizi e tracce variegate e variamente narrate, dal fuoco del partire da sè putiniamo  punto di leva nell’attingimento di senso politico:  dalle antiche sapienze d’occidente e d’oriente  alle mappature ed ai gorghi del bio-potere  dell’epocalità nostra (oltre ai suoi libri e i vari articoli, le riviste Madrigale e da ultimo ADA teoria femminista).
E  l’amata Simone Weil – Bocchetti  ne racconta al Centro Culturale V. Woolf 1989-90 – condivisa nella sua radicale eccentricità e nel lavoro del pensiero di radicale sradicamento dal conforme e dal previsto  e gli Esercizi spirituali per  giovani guerriere guidate nelle pratiche che allenano all’arte sapiente della politica, per la prima volta nel 1991 in Cilento, ad Agropoli. E il conflitto praticato in autenticità di pensiero (Amiche mie isteriche) come sottolineano Federica Giardini, Tristana Dini,  Marina  Bruzzese, le filosofe della Comunità di Diotima e più giovani allieve/i (Federica Castelli e Enrico Schirò).
E la speciale fragranza delle foglie degli alberi dei limoni, da lei variamente usate ed onorate con  gusto conviviale, anche nella sua essenziale cucina, insieme alla finocchiella e le tante spezie di condimento saporoso e comunitario come ricorda Maria Rosa Cutrufelli,  entrano a far parte non secondaria della composizione d’insieme. Chiude questo documentario poetico/politico  un testo amorevolmente dedicatole da Giovanna Petrelli.
Nel titoli di testa leggiamo che  la produzione è di FogliadiLimone, a cui ci piace augurare ricca vita; nei titoli di coda in elenco tutte le persone che hanno partecipato, raccontato, ricordato e collaborato. Grazie.

Amica Nostra Angela Soggetto, ideazione e regia: Nadia Pizzuti /  Montaggio: Sara Pazienti con la supervisione di Ilaria Fraioli. Musiche di Stefania Tarantino e Maria Letizia Pelosi, tratte dall’album “Incandescente” di Ardesia / Durata:  40 min / Produzione:  Fogliadilimone  2012

Circola nel Cinema Alice Guy

Luisa Muraro ricorda Angela Putino

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3 Comments
  1. Paola Azzolini

    Ho conosciuto Angela in una sua visita a Verona alla Comunità Filosofica Diotima. Credo che fosse il 1990 o 1989. Allora parlò dell’inaddomesticata, una scoperta sconvolgente , luminosa che dava senso alla ribellione indistinta che covava in molte di noi,in me particolarmente. La ricordo con grande ammirazione e,senza retorica, con affetto.

  2. Stefano

    Ho avuto la fortuna di conoscere Angela di persona, all’Università di Salerno, e posso vantare di potermi dire suo amico. La ricordo sempre con molto affetto e avverto ancora la sua mancanza. E’ anche grazie alla sua frequentazione, ai suoi consigli, alle sue indicazioni che le davvero modeste cose che scrissi ebbero uno scarto concettuale significativo, trasformandosi da affermazioni fin troppo banali in forme di pensiero originali.

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  1. […] tra filosofia e musica. Come ho raccontato nel documentario realizzato da Nadia Pizzuti Amica nostra Angela  più volte, nelle nostre conversazioni mi spingeva a lavorare su questo. È stata una donna che […]

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