Luce d'Eramo/1 Una splendida fedeltà a se stessa

Le due magnifiche iniziative dedicate a Luce d’Eramo da Leggendaria in collaborazione con la Società delle letterate, in concomitanza con la riedizione, presso Feltrinelli, del suo romanzo più conosciuto Deviazione, valgono a riaprire finalmente il discorso su una delle presenze più significative del nostro Novecento. Luce d’Eramo è stata, infatti, una scrittrice profondamente nutrita di interrogativi conoscitivi e di esigenze etiche, un’intellettuale capace di intervenire sui fondamentali temi del suo tempo in modo estremamente lucido, una persona capace di aprirsi all’altro da sé in tutte le sue forme. E dimostrando sempre, in ogni attività esperienziale e/o intellettuale, una splendida – proprio perché complessa, spericolata e talvolta contraddittoria – fedeltà a se stessa. L’amica ed esperta commentatrice di Ignazio Silone, uno degli scrittori più colpevolmente trascurati dalla nostra critica per la sua pervicace “dissidenza”, è la stessa che scrive un romanzo sulla venuta dei Nnoberavezi sul nostro pianeta, storia che sembrerebbe di pura fantascienza e che invece riesce a dare una nuova declinazione al termine di alieni: alieni sì, ma da ogni forma di quel razzismo così praticato dagli esseri umani. L’autrice di uno dei romanzi più complessi e “scandalosi” della nostra letteratura, Deviazione  (1979) che è una sofferta analisi, a posteriori, di quell’orribile universo concentrazionario nazista in cui s’era infilata volontariamente lei stessa a diciotto anni, è la stessa che s’è infiltrata, anni dopo, nei pensieri di una terrorista rossa (nel racconto pubblicato nel 1990 in Tuttestorie, la rivista diretta da Maria Rosa Cutrufelli) e nella rinserrata psicologia di un giovane naziskin (in Si prega di Non disturbare, 1995).

Smodato, sempre, il suo desiderio di conoscere e di praticare realtà diverse: del resto, lo aveva riconosciuto lei stessa, a rèbours di una vita irrequieta, affermando con un guizzo di divertito umorismo «di certo il senso della misura non era il mio forte». La ragazza che ci viene incontro da tante pagine dei Racconti quasi di guerra (1999) o da alcuni passaggi di Deviazione è fiera nel carattere e esuberante nella fisicità: corre e salta di slancio, innamorata della vita; s’interessa anche, e soprattutto, di ciò che dovrebbe essere al di fuori del suo ambito di figlia di buona famiglia, e per di più di fede fascista: dei poveri, dei diseredati, di quelli senza diritti. Le somiglia per più di un aspetto Edda, la protagonista di Una strana fortuna (1997) e vale a dimostrarlo un piccolo ma significativo particolare: c’è una scena, in Deviazione, in cui Lucia, appena fuggita da Dachau, si commuove profondamente per i due boccioli di rosa regalati da Luis: «m’invade un senso di morbido, di perfezione ricolma»; analogamente Edda, alla vista di due «lunghi rami di edera nudi, con poche foglie tenere in punta» prova una sensazione di spensieratezza e di pace. Innamorata della vita in tutti i suoi particolari, Luce d’Eramo anche quando, come racconta in “La mia storia con la morte” (in Io sono un’aliena, 1999) la morte le si è infilata nel corpo, «non più un nemico esterno ma un coinquilino». In alcune pagine diDeviazione coesistono il dolore più atroce e una più forte adesione alla vita; nella sua scrittura si alternano incessantemente i fili della ricerca di verità, della sofferenza, e quelli della felicità: spesso, tenuti insieme dal filo dell’umorismo o dell’ironia, sottilissimo ma di eccezionale resistenza. E sempre, nell’arco della sua vita e in tutte le sue opere, si è dipanato il filo privilegiato dell’interesse verso gli altri, l’altro da sé, nella filosofica convinzione che risiede proprio nell’altro quell’aspetto di trascendenza che ci libera dalla prigione ossessiva del nostro io. Nessuna paura, quindi anzi un salvifico senso di libertà nell’indagare sulle situazioni più difficili e laceranti, le situazioni “estreme”: l’eversione di un gruppo di terroristi, l’emarginazione dei vecchi, la programmatica chiusura all’altro praticata dai naziskin, l’ambigua e potenziale ricchezza di ciò che viene etichettato come disagio mentale, la disgregazione di un rapporto coniugale, le nostre complicate quanto incomprensibili trame umane viste dalla prospettiva di altri esseri.

E mi piace concludere proprio nel segno di questi esseri provenienti da Nnoberavez e con il romanzo che li vede protagonisti, Partiranno (1986) a cui la scrittrice era particolarmente legata, per lo spazio di libertà mentale che le aveva regalato, al punto da progettare – lo racconta lei stessa nell’intervista a Paola Gaglianone – di trascrivere le loro “Corrispondenze dal pianeta Terra”. Non c’è dunque da stupirsi se, insofferente di ogni possibile definizione di stampo terrestre, lei abbia scelto per sé, con uno scarto di quel suo umorismo intriso di riflessione, l’epiteto di aliena.

Luce d’Eramo:

Deviazione, con una introduzione di Nadia Fusini e apparati di Marco d’Eramo, Feltrinelli 2012, 414 pagine, 25,00 euro

Partiranno, Mondadori, Milano 1986, 464 pagine

Si prega di non disturbare, Rizzoli, Milano 1995, 200 pagine

Una strana fortuna, Mondadori Milano 1997, 359 pagine

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La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.
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