I Sud le Mafie/2 Roberta massacrata dalla 'ndragheta

Roberta Lanzino ha 19 anni quando decide di raggiungere in motorino la vicina casa di vacanze di famiglia. È una studentessa universitaria, vive a Rende in provincia di Cosenza, ha un fratello che parte prima di lei, in auto. E non se lo perdonerà mai. Il padre e la madre, lei insegnante, lui impiegato, sono a bordo di un’altra auto e prima di arrivare nella casa al mare si fermano a comprare l’acqua e un cocomero lungo la strada, perdendo di vista Roberta. Non se lo perdoneranno mai.

È il 26 luglio del 1988 il giorno del massacro.

Roberta non imbocca  la provinciale, i suoi genitori temono il traffico e le gallerie. Così  sceglie una strada di campagna e perde l’orientamento, si smarrisce. Chiede allora indicazioni a un uomo e una donna su un’auto che incrocia e poi a un contadino, che sta lavorando la terra. Sarà l’ultimo a vederla, il primo a parlare con i carabinieri. Due uomini in auto la seguono e le tagliano la strada. Una volta a terra, la aggrediscono, la colpiscono, la violentano e le conficcano una spallina in gola per strozzare le urla. Il suo corpo viene ritrovato alle 6.30 del mattino dopo. Roberta, che è morta soffocata, si è difesa fino alla fine.

Dopo più di vent’anni  il suo omicidio non ha ancora una verità: sentiti i testimoni che avevano notato l’auto all’inseguimento di Roberta e scarcerati due contadini arrestati poco dopo, le indagini si erano fermate già nel 1991. Ma nel 2007 il processo è stato riaperto: nuove testimonianze accusano Francesco Sansone, parente di un capo della ’ndrangheta della zona, di essere l’assassino di Roberta. A fare il suo nome era stato anche un  pentito parecchi anni prima.  Sansone è già in carcere per un altro omicidio, le testimonianze dicono che ha  ammazzato anche il complice con cui assalì e uccise Roberta e pure un’altra donna: avrebbe temuto che i due potessero parlare e svelare ai giudici proprio la sciagurata vicenda di Roberta.

Depistaggi, piste trascurate, indagini lasciate a metà.  Tanto ha indotto Celeste Costantino, calabrese, 33 anni, a riscriverne la storia e a cercare i genitori di Roberta, Franco e Matilde. Nasce così Roberta Lanzino. Ragazza, primo fumetto dedicato a una vittima della violenza maschile su una donna. Si tratta, per la precisione, di una graphic novel sceneggiata, appunto, da Celeste Costantino, attivista dell’associazione antimafie daSud e disegnata da Marina Comandini , che con i suoi delicati acquerelli rende indimenticabile la tragedia di una giovane nel cui nome i genitori, hanno costruito a Rende la Casa di Roberta, un luogo per le donne vittime di violenza, unico in Calabria. Sempre in nome di Roberta nel 1995 è nato il telefono Rosa della Calabria che tuttora ascolta le voci delle donne che cercano scampo dalla violenza.

«È la storia di una ragazza di 19 anni che ha un motorino come tante di noi. E, come noi, a quell’età – spiega l’autrice, Celeste Costantino – pensa di avere tutta la vita davanti. La sua storia poteva essere la mia. E chi non lo capisce diventa complice di questo femminicidio, una parola che infastidisce molti e che fa fatica ad imporsi nei media e nel discorso comune. Ma è una parola che definisce esattamente la barbarie contro le donne. Che non avviene solo nelle terre più martoriate dalle mafie, ma in ogni luogo d’Italia e del mondo. È difficile contare tutte le donne che hanno perso la vita in seguito alle violenze di e estranei o anche, nella maggioranza dei casi, di compagni, mariti, padri. Di uomini, insomma, di cui si fidavano e che avevano anche amato».

“Roberta Lanzino, ragazza” ha la prefazione dello scrittore Carlo Lucarelli, che si occupò del caso nella propria trasmissione Blu Notte su Raitre, quando una giovane giornalista calabrese gli fece conoscere la vicenda di Roberta. Celeste Costantino scrive in fondo al libro (dove c’è anche una postfazione  di Francesco Forgione, ex presidente della commissione Antimafia) come la storia di Roberta l’abbia ossessionata per anni  tanto da spingerla a creare una collana di libri dedicati alle vittime delle mafie, insieme con daSud,  l’associazione antimafie che si occupa di recupero della memoria e di promuovere nuovi linguaggi al servizio delle battaglie per i diritti sociali e civili. Ecco dunque la collana Libeccio della Round Robin Editore cui questo libro appartiene.

Spiega ancora Celeste: «Roberta è stata uccisa dalla bestialità umana ma io ho voluto inserire il suo omicidio in questa collana perché penso che, accanto alla violenza sessuale, sia presente la ‘ndrangheta in ogni passaggio di questa storia. L’ho già scritto nella prefazione del libro Sdisonorate. Le mafie uccidono le donne: c’è un modo brutale e vendicativo di concepire il corpo femminile nell’organizzazione criminale calabrese. Anche quando la vittima non si conosce affatto. Con questa graphic novel vorrei provare a dare giustizia a due tipologie di vittima, quella di ‘ndrangheta e quella sessuale».

Celeste Costantino,Marina Comandini Roberta Lanzino (Ragazza)prefazione di Carlo Lucarelli, disegni di Marina Comandini , Round Robin Roma 2012, 152 pagine, 15 euro

Sdinorate. Le mafie uccidono le donne

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