A ogni persona la sua lingua

Benché La morte del padre sia un breve racconto, chi intende leggerlo si prepari a faticare. In qualche modo è il “tiro” che intendeva giocare l’autrice: esporlo a una prosa tutta in salita, in un racconto quasi senza trama, tra personaggi spogliati di tutto tranne che della loro psicologia. Un racconto senza luogo, né tempo, né nomi, costruito con una lingua astratta e metaforica.

In tutta franchezza credo che la parte migliore del libro sia la postfazione, ovvero il ritratto che Patrizia Zappa Mulas dedica ad Alice Ceresa. Me ne assumo la responsabilità, anche se non sono l’unica a credere che molti degli esperimenti del Gruppo 63, del quale la Ceresa ha fatto parte, siano falliti. E risultino, non soltanto anacronistici, ma più vecchi di molti loro predecessori. Detto questo La morte del padre va letto. E va letto, appunto, il ritratto della Zappa Mulas. Perché Alice Ceresa (1923-2001), che in vita ha pubblicato pochissimo, due soli romanzi, La figlia prodiga e Bambine, è stata una straordinaria intellettuale.

E ha posto problemi, sulla lingua in generale (era svizzera e multilingue), sulla condizione della donna scrittrice e sulle avanguardie che restano del tutto attuali. Scriveva per esempio nel 1990: «Per anni mi ha disturbato usare il genere grammaticale femminile: è come se tu, volontariamente, uscissi dal genere umano. E tuttavia per me è molto importante scrivere di donne, sentendomi donna: è un limite, ma è invalicabile. A me non potrebbe mai saltare in testa di scrivere di un certo Monsieur Bovary».

Ovviamente questo è un limite che quasi nessuna  scrittrice si pone. Però Ceresa spiega molto bene la difficoltà che devono affrontare tutte le intellettuali donne: vivere nello stesso mondo culturale che le ha sempre rifiutate ed escluse, perché non si può evidentemente fare cultura o letteratura ignorando ciò che ci ha precedute.

In sintesi, mentre la scrittura ispida e astratta di Alice Ceresa (che volutamente evitava ogni riferimento concreto, vanificando così il concetto stesso di racconto e di romanzo) può risultare poco attraente – e questo è perfettamente in linea con le intenzioni dell’autrice-, la sua riflessione intellettuale è preziosissima e ineludibile.

Detto questo e, per paradossale che possa sembrare, in realtà il tema letterario preferito da Ceresa è in pratica sempre uno e molto autobiografico: il rapporto tra padre e figlia in una famiglia patriarcale. Ne La morte del padre si sintetizzano le sensazioni di due figlie femmine, un figlio maschio e una vedova nella prima notte dopo la morte del padre, davvero un capo-famiglia, e poi, di nuovo, nel momento del funerale. Non manca un’ironia che a volte sembra sfuggire alla penna dotta della Ceresa, al suo tentativo di rendere tutto astratto. E coglie un dettaglio ridicolo.

Altrettanto ridicolo, però, sarebbe tentare di sintetizzare questo strano racconto. Anche perché la singolarità sta nel rapporto tra l’uso della lingua e le riflessioni dei personaggi. Sarebbe ora interessante che Alice Ceresa conquistasse un posto nel panorama intellettuale del Novecento: agli uomini, in fondo, non si è mai chiesto di scrivere un capolavoro per aver diritto di parola nella critica. Anzi.

Non solo, ma parte della grande lezione di Alice Ceresa viene dalla sua scelta di vivere appartata, di non pubblicare se non dopo mille ripensamenti, dalla sua capacità di essere prima di tutto lettrice. Questo sì che appare prezioso. Come lo sono lo sue riflessioni sulla lingua, proprio in un momento in cui, complice la crisi, ci si sente spesso ripetere: «Sai le lingue? Vai all’estero!». Sosteneva Alice Ceresa, che parlava italiano, tedesco e francese con la stessa familiarità: «Le mie esperienze infantili m’hanno convinta che una lingua è la persona nella sua interezza che pensa e parla, che sente e formula ed esprime e comunica. A ogni lingua, immagino, il suo genere di persone. E a ogni persona la sua lingua».

Alice Ceresa, La morte del padre, et al. edizioni, 76 pagine, 10,00 euro

PASSAPAROLA: Facebooktwittergoogle_pluspinterestFacebooktwittergoogle_pluspinterest GRAZIE ♥
The following two tabs change content below.
La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.
Categorie
One Comment
  1. silvia neonato

    grazie, Valeria, di averci ricordato che Alice Ceresa era del Gruppo 63, gruppo di cui si fa gran parlare in questo finire del 2013 per l’anniversario del mezzo secolo senza mai citare le poche donne che ne facevano parte. Leggerò il libro vista la tua convincente recensione

One Ping
  1. […] da cogliere la recensione che Valeria Palumbo ha dedicato alla recente riedizione di La morte del padre di Alice Ceresa da […]

Lascia un commento

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.