Contenere la violenza

Femminicidio e senso di impotenza: un accostamento inevitabile dopo l’immagine desolante della Camera della Repubblica vuota durante il dibattito sulla ratifica della Convenzione di Istanbul, 81 articoli che rappresentano un primo strumento internazionale nella lotta contro la violenza sulle donne. Ovvero per i politici riempirsi la bocca di parole è facile, agire concretamente molto meno, anche se qualche speranza si apre dopo l’approvazione unanime (con 545 sì) della ratifica di queste norme. Premessa necessaria per introdurre un libro che fa della concretezza e dell’operatività la sua vocazione: “Il male che si deve raccontare per cancellare la violenza domestica” di Simonetta Agnello Hornby con Marina Calloni  ha come obiettivo la diffusione del “programma semplice ed efficace” creato da Patricia Scotland in Inghilterra per contenere il fenomeno della violenza domestica. Fondatrice della Edv (Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence), prima donna nera nominata nel Queen’s Counsel e dal 2007 Procuratore generale per Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, la Scotland ha incontrato ieri il pubblico Milano, alla Libreria Feltrinelli di via Romagnosi e oggi all’Auditorium Martinotti dell’Università Bicocca.

Il contenimento della violenza è un traguardo raggiungibile anche in Italia, spiega Agnello Hornby, scrittrice palermitana, inglese d’adozione, che ha lavorato a lungo e “senza risparmio” con Patricia Scotland, occupandosi di diritto di famiglia e dei minori. E dunque i proventi del libro serviranno a creare una Edv italiana attraverso alcuni punti chiave che al di là degli acronimi un po’ cripitici (come Caadv, Marac o Idva) in Inghilterra hanno assicurato alle vittime protezione e sostegno, con il controllo di un nuovo ente statale da cui dipendono consulenti specializzati in grado di offrire servizi adeguati (come alloggi protetti) nel giro di 24 ore se la situazione è ad alto rischio. I risultati? Sembrano incoraggianti: a Londra le donne uccise in casi di violenza domestica sono passate da 49 a 5 all’anno.

Ma il libro sarebbe di difficile lettura se Simonetta Agnello Hornby non lasciasse affiorare dalla memoria storie lontane e casi emblematici affrontati in veste di avvocata. Dall’esibizione della violenza in Sicilia con la vicina di casa Filomena afflosciata per terra, mentre il marito che la picchia si guarda intorno come se aspettasse un applauso, alla giovane coppia inglese di Lusaka, John e Liza, all’apparenza “due colombi”, ma con le moine che celano smorfie di dolore, giochi sadomasochistici, tradimenti e umiliazioni. Ci sono le storie amare, nella Londra degli anni ’90, di Fenella, quindicenne, prima di 8 figli, con l’obbligo di essere “a disposizione” del padre e dello zio, che alla fine si pentirà di aver parlato con la polizia di fronte allo “scempio” della sua famiglia smembrata. E ancora di Fiona, sposata da 15 anni con un marito taxista che la sottopone a ogni tipo di violenza anche fisica, ma che tornerà da lui come un agnellino perché dopo la denuncia non ha trovato un vero sostegno… Storie che smontano luoghi comuni, come l’idea che la violenza sia appannaggio della classi disagiate (invece è più frequente tra le laureate, le professioniste, le imprenditrici), o la convinzione che chi ha subito una volta questi soprusi se ne tenga poi alla larga (invece è così facile ricascarci…). Si colgono le tipologie degli aggressori, da quelli “mansueti” che scelgono le torture psicologiche ai permalosi che trasformano in rabbia le loro frustrazioni, si descrivono tattiche insidiose, si indagano i sensi di colpa delle vittime, nella convinzione che con il sostegno dell’Edv molti casi si sarebbero risolti in altro modo.

Nell’ultima parte del libro, Marina Calloni, docente di Filosofia politica e sociale alla Bicocca, traduce la “banalità del male” in cifre, che sono come pugni nello stomaco, dalle 127 vittime di femminicidi in Italia nel 2012, al dato impressionate del 47,2 per cento di donne uccise che aveva denunciato colui che sarebbe poi diventato il loro assassino.

Simonetta Agnello Hornby con Marina Calloni Il male che si deve raccontare per cancellare la violenza domestica di Simonetta Agnello Hornby con Marina Calloni Feltrinelli, Milano 2013, 188 pagine 9 euro)

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