Il carcere dentro il corpo

Questo è un romanzo che narra la fragilità e la forza. E il loro sovrapporsi e combattersi dentro uno stesso animo, dentro uno stesso corpo. Che è docile, ma non arreso o piegato.

E’ un romanzo con una trama semplice per personaggi complessi.

Milena, la protagonista, è nata in carcere da una madre che deve scontare una condanna per tentato omicidio. Fino ai tre anni la bambina conosce solo questo mondo chiuso. Cresce come una qualsiasi detenuta, dietro le sbarre di una prigione. Poi, come vuole la legge, viene ‘scarcerata’ e affidata al padre. L’esperienza della segregazione è dunque per lei un trauma originario, da cui non riesce a liberarsi. Anche l’amore è un sentimento che deve fare i conti con questa ferita e con la paura che si annida là dentro e accompagna ogni gesto, ogni scelta.

Il romanzo di Rosella Postorino tocca un punto dolente del nostro vivere sociale, una vergogna nascosta che nessuno cerca di sanare: la vergogna dei tanti bambini costretti a vivere in carcere, segregati assieme alle madri.  Postorino entra con dolce partecipazione nelle loro vite, nei loro incubi segreti, e ce li rivela usando uno stile rapido e avvolgente, ricco di immagini che spiazzano e rinnovano il linguaggio. Rinnovando così anche il modo di raccontare le tragedie del nostro tempo. Che poi sembrano, a volte, le stesse tragedie di un tempo antico, che non c’è più.

Milena è una donna tragica, perché il suo corpo di bambina è stato costretto fin dall’inizio a subire ritmi, tempi, regole innaturali. Cresce dentro un’asfissia che diventa carne e sangue. D’altronde è questo che fa il carcere: piega i corpi per piegare l’animo. Ma quale colpa deve espiare la piccola Milena o il suo ‘compagno di cella’, il bambino Eugenio detto Genio? A ricadere su di loro sono le colpe dei genitori, proprio come nelle tragedie di Sofocle. Sembra un incantesimo perverso: siamo nel terzo millennio, ma la colpa ancora si trasmette attraverso le generazioni. E il modello carcerario rispecchia questa logica arcaica che non ci appartiene più.

Ma il coraggio di Milena e del suo amico-amante Genio spezzano questa logica. Il loro corpo è (forse) docile, ma non addomesticato. E non lo è nemmeno il loro animo.

In altre parole, siamo di fronte a una  tragedia contemporanea, che non ha come protagonista il Fato. Qua ci sono donne e uomini tormentati, eppure consapevoli di sé. Donne e uomini con i loro drammi, ma anche con le loro speranze e la loro concretissima aspirazione alla felicità.

 

Rosella Postorino, Il corpo docile, Einaudi, Torino 2013, 231 pagine, 17,50 euro

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One Comment
  1. aldina mastroianni

    Conosco il primo romanzo di Postorino, “Il giorno che perdemmo Dio”. Bellissimo. Una speranza per la letteratura(e per la terra)calabrese.Aldina Mastroianni

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