Le strambe personagge di Carson McCullers

Gli editori hanno pochi dubbi: agli italiani non piacciono i racconti. In realtà ne scrivono a valanghe (reggere il passo del romanzo, si dice, non è da tutti) ma poi non li leggono. Peccato. Non soltanto perché nel racconto, da quelli di Katherine Mansfield a quelli di Alice Munro, passando, solo per fare due nomi, per Karen Blixen ed Edith Nesbit, si concentrano moltissimi capolavori scritti da donne. Ma anche perché il racconto obbliga a una densità che, quando ha a che fare con l’alta letteratura, fa da moltiplicatore alla qualità

E questo è il caso di Carson McCullers (1917-1967), troppo poco nota in Italia, benché sia tra i migliori scrittori americani del Novecento. La ballata del caffè triste, che dà il titolo alla raccolta, è la storia di una donna strana, dura e formidabile, Miss Amelia, un vero cowboy verrebbe da dire, alla prese con singolari (e dannosi) personaggi maschili. Già adattato per il teatro da Edward Albee, il racconto fu trasformato in film nel 1991. La regia, non del tutto riuscita, secondo la critica, era di Simon Callow. E nei panni di Miss Amelia c’era Vanessa Redgrave, ricordata soprattutto per la scena più incredibile anche della novella: la memorabile scazzottata tra la donna e il suo ex marito, il cattivo Marvin Macy.

Il volume contiene anche Wunderkind, Il fantino, Madame Zilensky e il re di Finlandia, Il forestiero, Dilemma domestico, Un albero. Una pietra. Una nuvola. Tutti racconti che contengono un elemento tipico della McCullers: i personaggi appaiono sempre come in bilico, non è mai chiaro perché si comportino in maniera stramba eppure non ci aspetterebbe da loro altro che comportamenti strambi. Quella della McCullers è come un’umanità stordita e provata, che però, alla fine, trova la strada della sopravvivenza, lontano dalle quelle categorie morali da cui spesso lo spirito puritano americano si fa sedurre.

Nata in Georgia, pianista, concertista mancata, la McCullers ebbe una vita devastata dalle malattie (nel 1948 fu colpita da ictus, nel 1962 dal tumore al seno), dal suicidio del marito (che tentò invano di convincerla a suicidarsi con lui e del quale lei non volle poi neanche pagare le spese del funerale). Personalità complessa, dunque, e vita ancor più complessa. Il risultato è una scrittura ironica, tagliente, secca. Incredibilmente vera.

Carson McCullers, La ballata del caffè triste, traduzione di Franca Cancogni, Einaudi Torino 2013, 155 pagine, 13 euro

 

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