Scrivere l'impegno. Silvia Neonato presenta Mariella Gramaglia

“La ricostruzione dell’identità della donna percorre tutte queste poesie, attraverso le fasi in cui questa identità ci viene costruita: è una specie di itinerario della verità, un togliersi gli occhiali rosa per vedere come mi hanno fatta e decidere chi sono”. Si avvertono già in queste poche, precise parole,  la curiosità intellettuale e la passione politica di Mariella Gramaglia, caratteristiche che, insieme al suo impegno nella scrittura e nella militanza, l’hanno resa precocemente nota alle donne che negli anni Settanta frequentavano il femminismo.
È il 1974, le parole appena citate sono nell’introduzione del volume La poesia femminista. Antologia di testi poetici del movement  curato insieme con Nadia Fusini. Mariella abita a Roma, ha lasciato la natia Ivrea e anche Torino, dove ha frequentato l’università e il movimento studentesco. Nel volume in versi (dell’editore militante Savelli ora scomparso) ci sono le poesie, pescate in riviste e libri, di alcune femministe francesi, tutte rigorosamente anonime. Al contrario le poete femministe americane scovate dalle due giovani studiose firmano tutte e, tra le altre, troviamo la già nota Silvia Plath ma anche Margaret Atwood, Adrienne Rich, Anne Sexton, al tempo non ancora tradotte da noi.
Scriveva nel 2007 fa Mariella Gramaglia nella breve auto presentazione  pubblicata sul proprio   blog creato mentre lavorava in India con il sindacato di donne Sewa (Self Employed Woman Association) a proposito del proprio trasferimento nella capitale dei primi anni Settanta: “Poi Roma e il femminismo, la grande scoperta della mia vita: quando i cuori delle donne hanno cominciato a cantare solo quando ne avevano voglia loro”.
In quegli stessi anni fa la giornalista al manifesto e poi al Lavoro, introduce e cura altri due libri per Savelli: La rivoluzione più lunga sul femminismo angloamericano e Comunismo, famiglia e morale sessuale. Scritti di Aleksandra Kollontaj. Partecipa alla creazione del programma televisivo curato da Tilde Capomazza Si dice donna (Raidue, 1977-81) che porta sul piccolo schermo le tematiche del femminismo, fa parte del comitato di redazione di “Memoria, rivista di storia delle donne”, nata nell’81 da un gruppo di studiose di diverse discipline, tutte impegnate nel movimento delle donne e tutte diventate poi importanti e apprezzate
Mariella scrive di donne, di politica e di società, esattamente come ora che è editorialista del quotidiano “La stampa” e redattrice della rivista di letteratura e politica “Leggendaria” diretta da Annamaria Crispino.
Nel 1985  è diventata direttrice  del mensile dell’Udi “Noidonne”, e intanto sono nati i suoi due figli, Maddalena e Michele.
Nel 1987 è eletta al Parlamento nella sinistra indipendente. Dal 1994 si è misurata con il governo locale. Tredici anni al Comune di Roma, prima con compiti manageriali, poi di nuovo nella politica come assessore, anche alle Pari opportunità. “Ho lavorato tanto, con quella fatica artigiana e quotidiana che difficilmente si pratica altrettanto in altri ruoli politici. L’elenco tecnico delle cose fatte per cercare di semplificare la vita dei cittadini, comunicare con loro e ascoltare il loro punto di vista, sarebbe lungo e noioso. Quello che conta è la sostanza: la consapevolezza vissuta che i diritti dei cittadini sono il sale della democrazia ogni giorno”.

Nel maggio 2007, il timore di non sentire più, nel lavoro politico, l’entusiasmo provato per anni la induce a una scelta radicale. Lascia l’incarico di assessore e ricomincia una nuova storia, in India, ad Ahmedabad, nel Gujarat, dove collabora con Sewa, un importante sindacato autonomo di donne, su incarico della onlus  Progetto Sviluppo e della Cgil. Ne nasce un libro – Indiana. Nel cuore della democrazia più complicata del mondo (2008) – che è reportage e narrazione del Paese in cui Mariella è andata a cercare nuovi “bandoli per capire il mondo” e, ancora una volta, “nuovi occhiali” come scrive lei stessa nell’introduzione. Occhiali rosa si era tolta più di trent’anni prima sporgendosi verso la poesia femminista e la presa di parola che cambia il mondo, occhiali nuovi indossa in India, mentre guarda e descrive le lotte dei gruppi di nativi che vengono deportati per costruire le grandi dighe della nuova India in sviluppo o le strumentalizzazioni religiose di alcuni partiti e la violenza della polizia. Ma più commossa e partecipe appare quando racconta le dai, levatrici organizzate da Sewa o le sigaraie, le raccoglitrici di ferro nelle discariche, le edili, le venditrici ambulanti, le bambine che non possono nascere, le analfabete che ottengono il microcredito. E poi la mitica, coraggiosa fondatrice di Sewa Ela Bhatt e Sonia Gandhi, simbolo forte di un Paese meraviglioso e estremamente povero.
Indiana, che è arricchito dalle fotografie di Laura Salvinelli, è un diario di vita, di ricerca, di lavoro che si dipana attraverso incontri, vicende pubbliche e dettagli della vita quotidiana.
Di scrittrici, pensatrici e registe indiane Mariella scriverà spesso al ritorno, partecipando a diversi convegni, compresi quelli della Società italiana letterate.
Il nuovo libro – Fra me e te – lo scrive nel 2013 insieme con la figlia Maddalena Vianello (e presenta anche testi di Franca Fossati e Lidia Ravera). È un dialogo epistolare lungo più di un anno e che prende spunto dalla grande manifestazione di Se non ora quando? del 13 febbraio 2011 dove la madre non può andare perché malata, mentre la figlia partecipa, anche al posto suo, alla ricerca della dignità delle donne che le sembra essersi smarrita soprattutto nell’ultimo decennio berlusconiano anche per la mancata autonomia economica della propria generazione. Madre e figlia scelgono i tempi lunghi della scrittura per parlarsi e interrogarsi a vicenda sulla propria storia privata e su quella italiana. Sono pagine intense, gioiose e tristi, parole e pensieri che corrono tra una madre che porta con sé le lotte degli anni Settanta e il femminismo e che ascolta e rintuzza amorosamente i rimproveri della figlia. Maddalena si infuria con il precariato che marca la vita di un’intera generazione e troppo spesso costringe le donne sotto i 40 anni a negarsi la maternità. Come è possibile questa deriva, dopo decenni di femminismo, chiede la figlia? Non è che a un certo punto vi siete chiuse in voi e tra voi lasciandoci sole a lottare? Gramaglia le da’ in parte ragione ma le ricorda che lei è cresciuta in un Paese in cui alle donne non era neanche consentito fare le magistrate e che di libertà femminile non aveva mai sentito parlare prima del femminismo.
Di lettera in lettera le due protagoniste fanno i conti col passato e col presente, con l’affetto che le lega e la politica che in parte le divide e con la comune passione per il femminismo lasciandoci testimonianza preziosa di un nuovo modo di interpretare i ruoli di madre e di figlia.

Per essere stata una protagonista del movimento delle donne e per la qualità dei suoi molti scritti la Società Italiana delle Letterate ha il piacere di nominare Mariella Gramaglia Socia Onoraria.

(Silvia Neonato 2013)

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