Se il web fa cultura di genere

In principio erano le storture del web. Non per colpa del web, ovvio, né dei motori di ricerca. Ma se digitavate su Google Enciclopedia delle donne saltava fuori una collezione di seni strabordanti. Al massimo, qualche sito medico.

Dall’8 marzo 2010 e con sempre maggior forza, Enciclopedia delle donne sta per un sito che raccoglie centinaia di biografie femminili e centinaia di autori (uomini e donne). Anzi, oggi compare già se digitate “enciclopedia delle” (a rigore potrebbe venire prima quella delle piante…). È la vittoria di Margherita Marcheselli e Rossana Di Fazio, le due fondatrici e curatrici, entrambe editor di lunga e consolidata esperienza. A loro si affiancano Dafne Calgaro per la grafica e la programmazione web; Roberta Migliori per blog e social network, mentre in redazione c’è Felice Giannino e Giuseppe Bellani ha ideato il logo.

Dal 30 luglio 2010 esiste anche una Società per l’Enciclopedia delle donne, un’associazione senza fini di lucro
 alla quale ci si può iscrivere sul sito, per sostenere l’impresa, e che quest’anno è stata promossa anche da un ironico video-spot con le immagini di Carlo Rotondo e le musiche di Walter Colombo.

Ma, dunque, come si è arrivati dai seni siliconati alle biografie di centinaia di scrittrici, scienziate, artiste, politiche, pensatrici, rivoluzionarie, poetesse, regine, fotografe, pedagoghe, attrici, musiciste e via dicendo, fino a un nutrito gruppo di signore che non hanno lasciato opere immortali ma hanno l’insuperabile merito di aver vissuto con dignità e rispetto le loro spesso non facili esistenze? A oggi le voci pubblicate, che vanno da Maria Teresa Achiardi a Venes Zini (detta Neves) sono circa 700; più o meno 300 sono quelle in via di pubblicazione; quelle prenotate neanche si contano e gli autori si aggirano ormai sui 320. Sono tutti volontari, tutti entusiasti, tutti persuasi che occorre riparare un torto (uno dei tanti): ossia il silenzio della storia (che vuol dire sostanzialmente il silenzio degli storiografi maschi) su metà della popolazione mondiale. Vuol dire riaccendere i riflettori su tutte le Mozart taciute e su tutte quelle che Mozart non hanno potuto essere perché gli ostacoli posti sul cammino dell’istruzione e del potere femminile, i chiavistelli alla creatività e al talento delle donne sono stati innumerevoli e spesso insormontabili.

Le quasi mille voci sono dunque non soltanto “voci” di enciclopedia, ma vere e proprie narrazioni diverse, perché ogni autrice e autore, da Marcella Alletti a Giulia Zuodar, affrontano il “loro” personaggio con il loro stile, le loro esperienze, i loro innamoramenti e i loro odi. Si crea così una narrazione nella narrazione a svelare ciò che è ovviamente vero anche per la “storia ufficiale”, ovvero che è un sovrapporsi di scelte culturali, tutte discutibili. E così come a scuola si studiano ancora soprattutto gli uomini e, fra questi, soprattutto quelli che fecero danni in armi e si confinano le donne a note a piè di pagina, oppure le si ripropone con stereotipi ammuffiti (avvelenatrici, traviate, sottomesse, perfide, etc.), qui, nell’Enciclopedia, si rompono le righe. E il bello, come ha già rivelato la storiografia delle donne, che a raccontare la storia da un altro punto di vista cambia anche la nostra visione del mondo. E cadono vecchi preconcetti. E si scoprono nuovi mondi.

La vicenda dell’Enciclopedia delle donne è in fondo solo all’inizio: già è partita l’iniziativa di pubblicare ebooks, saggi e romanzi. E già, puntando a un prossimo Museo delle donne, si sta lavorando a una mostra sul lavoro femminile a Milano tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta del Novecento. La speranza è che gli sponsor siano numerosi: vantarsi di essere un’azienda che promuove le pari opportunità significa anche questo.

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La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.

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2 Comments
  1. giovanna covi

    Grazie Valeria per avere portato la nostra attenzione su quest’opera in veloce e grande crescita. Ti chiedo tuttavia se non si potrebbe cominciare a rappresentare anche linguisticamente la scoperta di nuovi mondi che sempre ci rivela la storia e cultura delle donne per le donne, e quindi annunciare che l’enciclopedia conta ormai 320 autrici, non autori. Capisco che il plurale lo decliniamo al maschile per non ripetere tediosamente ogni volta maschile e femminile, ma perché non declinarlo una volta al femminile e una al maschile a seconda della maggioranza del gruppo? Sono certa che in questo caso sono più autrici che autori, quindi mi piacerebbe leggere “le autrici si aggirano ormai sulle 320 firme”.

  2. anna zoli

    Anch’io ringrazio Valeria e SIL per aver focalizzato l’attenzione su questa benemerita iniziativa dell’Enciclopedia delle Donne. Per quel che potevo – non mi muovo granchè bene sul web – ho contribuito anch’io con entusiasmo inviando due schede di donne poco conosciute, ma indubbiamente meritevoli di essere ricordate, di quelle, intendo, che lasciano il segno per cambiare il mondo: una scrittrice di teatro aborigena australiana femminista lesbica Eva Johnson e una staffetta partigiana, Amedea Zanarini. Ho apprezzato lo stile indicato dalle organizzatrici di ‘narrare’ in maniera personale evitando la fredda e asettica elencazione di fatti, tipica di tanta storiografia di stampo maschile.
    Il suggerimento di Giovanna, di declinare il sostantivo a seconda della maggioranza del gruppo, a questo punto mi sembra sensato e piacerebbe anche a me leggere “le autrici” se numericamente prevalgono le donne.

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