Fuori dalle mura non c'è l'altro. Intervista a Maria Attanasio

Una città: Nordìa, che non esiste sulle mappe. Città sicura con spazi abitativi raggruppati per affinità etniche e sociali dove vige una sorta di democrazia interattiva fondata sui sondaggi,  e gestita da una General Management Ministerial Area. Dove tra l’indifferenza degli abitanti e un coriaceo adattamento all’esistente è stata decretata la Grande Emergenza: “sciami di microdromi, in forma di minuscoli insetti” rivelano, trasmettono informano, e “da grandi depuratori che gli ignari cittadini scambiano per silos, vengono spruzzati nell’aria potenti getti di amnesina”.

Una donna: Rita Massa, giornalista aperta al nuovo. «Ignara e sfarfallante», la definisce il marito che è fuggito da Nordìa in una città «al di là dell’oceano Meridionale». «Gazzettiera di regime» per la figlia Assia, che, in disaccordo con la madre, appena maggiorenne ha raggiunto il padre.

La storia: la tranquilla vita di Rita che da tempo non crede più nelle utopie, viene sconvolta da un lascito testamentario che la fa ignara proprietaria di una casa nel condominio Sicurezza e Libertà di Via della Notte. Un condominio, nel centro della city, regolato da un decalogo sotto il controllo di un grande inquisitore, certo Attilio Craverio, assassino di prostitute, dove è vietato tenere piante ed animali, ascoltare musica, produrre rumori di sesso attutiti da un apposito materasso dell’amore, e odori forti: soffitto d’aglio, caffè o stracotto. Pena l’internamento in un Centro Fuoriluogo Reforme. La vita nello stabile si rivelerà per Rita un incubo. Solo quando le viene oscurato il computer si comincerà a chiedere quando esattamente tutto questo era cominciato a Nordìa «senza riuscire a trovare lo spartiacque tra respiro e asfissia, accorgendosi con improvviso stupore che non c’era stata cesura tra il prima e il dopo». Allora si fa strada in lei la necessità di testimoniare tutto questo e come possibilità di salvezza scrive una storia: La fuoriluogo. Intercettata dalle autorità e distrutta, la storia verrà salvata da Assia, e avrà a ricaduta conseguenze tragiche per l’autrice ma imprevedibili per le sorti di Nordìa.

Un romanzo in cinque movimenti, tredici capitoli e un postfatto – il cui senso è racchiuso nella citazione di Elias Canetti in esergo al Primo movimento: fuori delle mura non c’è l’altro ma il disordine.

Allegoria inusuale per lo stile e i contenuti tradizionali dell’autrice, Maria Attanasio, alla quale ho rivolto alcune domande:

Perché questo tipo di romanzo, oggi?

«L’oggi. Ma cosa è l’oggi? Una condizione umana e politica in cui l’homo oeconomicus, misura di ogni cosa, ha sostituito l’uomo, il cui ruolo è solo quello di attivo consumatore e di passivo spettatore: un presente omologato -senza prospettive di futuro, né memoria del passato- in cui ogni diversità di pensiero, sessuale, etnica, è respinta al margine, o -come nel caso dei migranti- spesso criminalizzata, se in esso non si integra e ad esso culturalmente non si adegua, mentre una nuova barbarie sociale,  in nome di un liberismo selvaggio senza diritti e regole, minaccia due secoli di conquiste sociali, che sembravano irreversibili. Perché è l’economia a dettare le regole dell’esistenza e della democrazia, che tale non è più, assistendo alla fine del potere politico di fronte alla forza della finanza. La democrazia –ha detto la Merkel- deve essere in accordo con i mercati. E se non lo è, in accordo, che succede?  Questo è l’oggi da cui prende le mosse Il condominio di Via della Notte, che, attraverso una storia minima –le vicissitudini di Rita Massa, la protagonista- vuole rappresentare la deriva autoritaria, invisibile ma incombente, di una contemporaneità tutta al presente e senza utopie».

Un romanzo che tu dunque hai ritenuto necessario scrivere…

«Tanti i segni, gli indizi, di autoritarismo e intolleranza. A cui non diamo importanza. Che colpevolmente rimuoviamo. I divieti, le interdizioni, le tecnologie di controllo –droni, echelon, smart dast, ecc,- di cui parlo nel libro, e in cui incappa la protagonista, non nascono dal mio immaginario letterario, ma dalla realtà;  fatti reali, di cui poco sappiamo – poche notizie sparse, distanti l’una dall’altra- tranne che non scappino al controllo del potere diventando un caso, come il Datagate delle cronache questi giorni. Presi nella loro singolarità, questi fatti, possono apparire poco significanti, ma  messi uno accanto all’altro, narrativamente assemblati attorno a una storia, come accade nel romanzo, diventano esemplari della dimensione allarmante e coatta in cui senza accorgercene viviamo».  

Questo romanzo affronta la contemporaneità: lo consideri un’eccezione o in continuità rispetto ai tuoi temi tradizionali?

«Certo questo romanzo non è un romanzo storico in senso stretto: ma la storia non è anche quella che si va facendo? presente? ipotizzabile futuro? E’ vero, ambientato in un futuro contemporaneo, esso non ha né quella precisa localizzazione storico-geografica –la Sicilia, e nello specifico Caltagirone- né la motivazione di fondo di tutta la mia scrittura precedente: dare parola e voce a chi non ne ha avuta, a esistenze esemplari sommerse nel buio dei secoli, anonime ma pulsanti  sotto la grande storia.  Ciononostante, però, ritengo che la storia dell’intollerante e immaginaria città di Nordia e dell’altrettanto immaginaria protagonista  de Il condominio di Via della Notte, sia in continuità ideativa e ideale con  le mie precedenti narrazioni. Uguale l’ingiustizia e l’intolleranza del potere in ogni tempo, e uguale il dovere di resistenza ad esso, nel seicento o  adesso:  Francisca, Concetta, Ignazia, e tutte le protagoniste delle mie passate narrazioni, resistono al conformismo politico e morale, di un tempo, di una storia, ma anche Rita Massa, col suo finale e irrevocabile no, appartiene a questa schiera di donne resistenti. Che anche da sole, contro tutto, testimoniano».

A differenza delle protagoniste degli altri tuoi romanzi, che esprimono attraverso gesti di rottura rispetto al tempo in cui vivono la loro voglia di libertà, la protagonista di questo romanzo la affida  invece alla scrittura di un romanzo. Perché? Pensi che la scrittura possa avere ancora un ruolo nella nostra omologata e omologante società?

«La scrittura è’ l’arma della protagonista, ed è, ovviamente, la mia arma per testimoniare il mio profondo dissenso rispetto a  un tempo in cui razzismo, stupri, migranti che muoiono per acqua, suicidi per mancanza di lavoro, povertà, transitano per un attimo sui nostri teleschermi, l’attimo dopo sostituiti da veline o pubblicità. Tutto – anche il dolore, la morte, l’ingiustizia – reso sostanzialmente invisibile e senza durata. Contro cui, a mio parere, per non essere complici, bisogna prendere metaforicamente le armi: disobbedire, resistere, testimoniare.  O scrivere, come nel mio caso. Perché la scrittura, se è veramente tale – e non business, editing a fini commerciali, superficialità senza spessore di pensiero – è  profonda esperienza di verità e di libertà. Verità della storia e libertà della parola».

 

Maria Attanasio Il condominio di via della notte, Sellerio Palermo 2013,  204 pagine 14 euro

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