Teatro, pittura in movimento

Della variegata produzione di Kiki Franceschi, poeta, scrittrice, pittrice e scultrice,  mi soffermo su alcuni testi teatrali – di cui ha curato anche la messa in scena – perché, come l’autrice spiega, se in generale  «scrivere è dipingere con le parole e con i suoni delle parole», la scena si configura  come «una tela bianca dove ogni voce dà colore e traccia, come pennello. È pittura in movimento». Così in Isola, rievoca la storia del poeta contadino Tommaso, realmente esistito, che, per aver causato accidentalmente la morte di un paesano  durante una lite, è rinchiuso dalla famiglia – in modo da  evitare il disonore – nel manicomio di Volterra ai primi del ‘900: del resto era già considerato uno stravagante improduttivo, dato che, invece di lavorare la terra, scriveva poesie.

Per trovare un senso al vivere in quel luogo claustrofobico, Tommaso incide sui muri le parole, pensando alla sua donna, alla sua terra come ad affermarne il potere in quella «notte eterna dove non c’è passato, presente futuro», in quell’isolamento in cui è costretto a stare. Nel suo soliloquio afferma che il muro del manicomio è la pagina scelta per scrivere dal momento che la famiglia lo «ha cancellato, distrutto fotografie, libri»: era scomodo «un poeta assassino».

In modo ossessivo, scrive, incide, gratta il suo nome, mentre parla con la moglie Isola: «Io scrivo Tommaso. Questo di me deve rimanere». Un tale racconto mi suscita i ricordi delle tante storie di donne rinchiuse in quei  tempi, vicende che parlano di sofferenza, di miseria, di sopraffazione, di un corpo di cui non si è mai padrone, in quanto oggetto per altri: in comune con Tommaso hanno la colpa di avere dei desideri, di voler esistere al di là del ruolo imposto.

Nell’atto Ad essere franca evoca attraverso i carteggi (dal 1930 agli anni ‘70) la figura della storica Franca Pieroni Bortolotti, per la cui formazione è stato incisivo Aldo Braibanti nell’insegnarle l’importanza dell’arte e della musica in una società che sta nascendo dalle rovine del fascismo e della guerra: Braibanti tuttavia sarà condannato per plagio nel 1967, colpevole solo di dichiararsi omosessuale, nell’indifferenza anche di quella sinistra, nelle cui file aveva militato durante la Resistenza. Il reato di ‘plagio’, introdotto dal fascismo nel Codice Rocco, è bene ricordarlo, fu applicato solo per Braibanti nel dopoguerra quindi abolito, grazie all’intenso dibattito scatenatosi per la condanna, dalla Corte Costituzionale nel 1981. Attraverso l’amicizia con Braibanti, la storica scopre le contraddizioni all’interno del partito comunista che sembra accettare, nonostante le idee innovative, ruoli e canoni della tradizione.

Barcellona addio si riferisce al 1937, quando l’utopia «comunista libertaria sembrava realizzata» e parla di alcuni volontari, sul fronte dell’Aragona, accorsi fra i tanti per difendere la rivoluzione dai golpisti fascisti, “mossi da un senso della giustizia come da un fuoco interiore”, per difendere “l’Utopia comunista, libertaria”. La lotta di quei volontari non è stata inutile, commenta Kiki Franceschi, «bisogna resistere e tentare di costruire un mondo migliore. Solo così la vita acquista colore, un qualche significato»: è il filo, attuale e politicamente significativo,  che, per me, lega questi testi teatrali.

Al centro dei suoi interessi sono dunque nodi nevralgici della Storia culturale e politica, eventi che si sono impressi nella sua coscienza e hanno plasmato il suo immaginario, perché il tempo soggettivo è spesso il filo della narrazione e della rivelazione: nello stesso tempo sono espressione della sua passione di scavo nella memoria individuale e collettiva per far emergere contraddizioni, mancanze, dolore, ipocrisie, resistenze. Non ha timore di farsi coinvolgere nel mettere in luce una inquietudine di sapere ed essere che non si lascia addomesticare di fronte all’ottusità e alla repressione: la memoria dei viaggi interiori, come sostiene Eudora Welby, è viva, in transito ed unisce poeticamente passato e presente.

Kiki Franceschi, Sono fuori del tempo i fatti umani (poesia, teatro, saggi), Gazebo, Firenze 2012, pp. 149, ill., s.p

Giuliana Morandini, …E allora mi hanno rinchiusa, con prefazione di Franca Ongaro Basaglia, Bompiani Milano 1977.

Eudora Welty, Come sono diventata scrittrice, minimum fax 2011.

 

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