Esposti alla precarietà

È interessante ricordare come Butler sia stata contestata, in occasione dell’assegnazione del premio Adorno 2012, da parte del “Jerusalem Post”  e di esponenti politici israeliani: accusata di appoggiare Hamas e di essere antisemita, ha risposto di sostenere un ebraismo non associato alla violenza di Stato e di scrivere contro la violenza in altre parti del mondo, come negli Stati Uniti (il testo è in A chi spetta una buona vita?). Anche nel suo Strade che divergono, da poco uscito,  mette in luce lo scarto tra ebraicità e sionismo.

Gender Trouble del 1990 viene tradotto in Italia nel 2004, col titolo Scambi di genere da Sansoni: in questa nuova versione è proposto, con il sottotitolo originale,come Questioni di genere, cercando di restituire il significato inglese che – nota la traduttrice –  mette in gioco il senso di un  disturbo, di una confusione, che si può allo stesso tempo, provocare e subire: il genere è un atto, aperto a scissioni, all’auto-parodia, all’autocritica e alle esibizioni iperboliche del ‘naturale’. Il libro presenta anche le due prefazioni del 1990 e 1999, dove Butler spiega che allora intendeva criticare gli assunti eterosessuali della teoria letteraria femminista, perché riteneva – e ritiene – che il femminismo dovesse fare attenzione a non idealizzare certe espressioni del genere che possono produrre nuove forme di gerarchizzazione ed esclusione. ”Il testo cercava anche di minare qualunque uso strumentale di un discorso di verità per delegittimare pratiche sessuali e di genere minoritario”. Sostiene che, in certe condizioni di eterosessualità normativa, il fatto di tenere sotto controllo il genere a volte viene usato come un mezzo per garantire l’eterosessualità. La tesi che il genere sia performativo – nozione variamente riformulata – vuole “mostrare che ciò che consideriamo un’essenza interiore del genere stesso è qualcosa che viene fabbricato attraverso una serie costante di atti, postulati attraverso la stilizzazione di genere del corpo”.

Butler sottolinea anche che il libro non è stato prodotto nel solo mondo accademico, ma deriva dai diversi movimenti sociali e dal contesto della comunità gay e lesbica della East Coast degli Stati Uniti: nasce “da un forte desiderio di contrapporsi alla violenza normativa implicata dalle morfologie ideali del sesso, e di sradicare l’assunto pervasivo, che si forma nei discorsi comuni e in quelli accademici sulla sessualità, che l’eterosessualità sia un presupposto naturale”. Butler ricorda i suoi problemi nell’adolescenza, e soprattutto le esperienze  di uno zio incarcerato a causa di un corpo anomalo, per sottolineare che il testo è nato anche da un desiderio di dare legittimità  a “corpi che sono stati considerati falsi, irreali e inintelligibili. Il drag altro non è che un esempio per mostrare che la ‘realtà’ non è poi così fissa come generalmente crediamo”.

Butler affronta i temi partendo dalla sfida critica di Foucault e  attraversando/ discutendo le posizioni di Beauvoir, Irigaray , Wittig, Lévi-Strauss, Freud, Lacan, Kristeva. Come ha detto in un’intervista, il libro critica sia le femministe eterosessuali, sia il femminismo lesbico, nel modo in cui le comunità sono diventate come ossessionate dal presidiare i propri confini. Nella preoccupazione di dislocare le norme del genere, si chiede se la politica femminista può fare a meno di un soggetto all’interno della categoria delle donne,  perché il genere non è separabile “dalle intersezioni politiche e culturali in cui è prodotto e mantenuto”: quella categoria del resto, aggiungerei, è diventata da tempo – con la  fusionalità che nel percorso si è frammentata nelle differenze – uno spazio problematico nelle pratiche politiche. La decostruzione dell’identità “stabile, unificata e condivisa”  per Butler non è però la decostruzione della politica che così  anzi saprà rispecchiare la pluralità di corpi, desideri e soggetti.

La critica alla rigidità delle norme di genere si situa all’interno di una prospettiva di libertà in cui sia possibile la vivibilità anche a soggetti altro rispetto alle codificate griglie dominanti. Il suo insistere sulla violenza dell’universale e sulla politica che non deve riferirsi a identità “preconfezionate” la conduce così alla prospettiva di una “coalizione aperta” con l’affermazione di  identità che “sono di volta in volta istituite e abbandonate a seconda degli scopi del momento”. Se condivido l’ide di tale “insieme” aperto, con convergenze e divergenze, credo tuttavia che certi obiettivi, quali i diritti, l’autodeterminazione, la giustizia, non sono contingenti e non favoriscono solo unità provvisorie nelle azioni concrete, ma costituiscono anzi il filo rosso di certi movimenti:  non a caso la biografia di Butler registra un impegno attivo in comunità  gay e lesbica senza perdere di vista la complessità delle cose.

Direi che – come scrive in A chi spetta una vita buona? – nell’orizzonte di una politica del corpo, nella comprensione della dipendenza e dell’interdipendenza umana, si può lavorare con chi vuole una vita buona, “una vita più vivibile che si opponga alla distribuzione differenziale della precarietà”: credo che in questo movimento politico ci sarà chi è consapevole del conflitto sociale in atto nel liberismo odierno che determina esclusione e gerarchizzazione, chi persiste da sempre nella difesa di certi obiettivi – ma non in quella visione riduttiva che preoccupa Butler nell’essere contro o con – e ci sarà invece chi fa solo una parte del percorso senza un  diverso progetto generale. La nostra comune esposizione alla precarietà, disposta in modo diseguale dai regimi biopolitici  infatti,  ”non è altro che – spiega Butler – il terreno condiviso della possibile uguaglianza e dell’obbligo reciproco a produrre insieme le condizioni di una vita vivibile”, buona per tutt*.

Judith Butler, Questioni di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità. Traduzione di Sergia Adamo,  Laterza Bari 2013, pp. 220, euro 22,00  

Butler, Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio. Trad. a cura di G. Giorello,  Sansoni 2004, pp. 214.

Butler, La disfatta del genere. A cura di Olivia Guaraldo, Meltemi 2006, pp.287.

Butler, Strade che divergono. Ebraicità e critica del sionismo, Raffaello Cortina Milano 2013, pp. 319, euro 26,50.

Butler, A chi spetta una buona vita?, nottempo Roma 2013, pp. 80, euro 7,00.

 

 

 

 

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