Tendenze/Poete italiane Una capanna per la poesia contemporanea

Sulla prima pagina del sito di Sartoria Utopia si legge: «Tutti i nostri libri sono pezzi unici cuciti e realizzati a mano dalle Sante Sarte Tope Utopiche Manuela Dago e Francesca Genti», e nella pagina di presentazione delle sarte/poete/amiche/editrici (e quanto altro?), c’è una specie di motto: «Non esiste che non esiste». Una utopia, un augurio, un desiderio, una scelta, un programma…

Certo non manca l’ironia, leggendo di “Capanna Editrice”, vista la dimensione minuscola e marginale (a detta delle due editrici), della loro impresa, ma anche la determinazione pare non manchi. E scorrendo il catalogo che annovera diversi poeti e poete di grande interesse, non sembra mancare neppure la scommessa sulla qualità e su voci di rilievo. Sono due giovani donne che hanno messo in piedi questa avventura ludica e temeraria, capace di coniugare creatività soggettiva e diffusione, cercando strade nuove per la parola poetica, una parola che si mette in relazione, sia nell’ascolto sia nella produzione. Non nel senso di una “scrittura collettiva”, ma in quello, difficile e produttivo, dell’accogliere le parole di altri, altre, dare luogo a confronti serrati, dialettici, dialogici. Non di ecumenismo indifferenziato si tratta, ma di scelte di temi, di orientamenti di scrittura su cui discutere e mettersi in gioco, senza remore e senza false reticenze. E’ un esperimento di grande novità, a mio parere, che fa uscire la poesia dal luogo chiuso e un po’ narcisista della unica creazione soggettiva, e cerca nella rete (virtuale e reale – delle letture pubbliche e dei progetti condivisi) una sua collocazione più ampia, più aperta allo scambio.

Una scommessa temeraria perchè investire denaro, tempo, dedizione in una impresa che faccia circolare la parola poetica, propria e altrui, di questi tempi, non mi pare una decisione da prendere a cuor leggero. Ci vuole certamente una volontà utopica, una visione del futuro su cui valga la pena scommettere, ma soprattutto ci vuole carattere e temerarietà. Doti che le due giovani donne dimostrano di possedere in abbondanza, e contrastano con una visione stereotipata della debolezza.

Anche in questa avventura poetica si trovano alcune linee di tendenza che connotano le imprese delle donne. Puntare sul far rete attivando luoghi di scambio (progetti che coinvolgono diversi autori e autrici, ma anche cercare una partecipazione concreta e una disseminazione più vasta possibile), scegliere modi non tradizionali di trasmissione, usare l’inventiva nella ricerca di spazi e di rapporti, misurarsi con la tradizione sapendo di percorrere strade innovative, agire con generosità creando opportunità di confronto e di crescita. Soprattutto colpisce il fatto che, a detta delle editrici, l’operazione è nata «in modo naturale» dall’amicizia e dal desiderio delle due donne. Una scommessa su un desiderio forte, messo in campo apertamente, non taciuto o nascosto, come a volte purtroppo ancora accade. È bello vedere una concentrazione di energie volta alla creazione di qualcosa di pubblico, di valido per molti, e non pensare solo alla propria individuale strada verso l’agognato successo. È una azione politica di apertura e civiltà, che ha ricadute su ampi settori, al di là della precisa e determinata scelta delle singole azioni.

A Manuela Dago e Francesca Genti abbiamo rivolto alcune domande

Come è nata Sartoria Utopia?

«Sartoria Utopia nasce nel gennaio 2012 dall’ amicizia che ci unisce e, come poetesse, dalla comune esigenza di produrre qualcosa di totalmente nostro, che ci rispecchiasse completamente, dal contenuto alla forma. Ciò che ci interessava era uscire dagli arrugginiti meccanismi editoriali e dal monotono e consolatorio mantra che recita “la poesia non vende e non interessa a nessuno”. Abbiamo fatto una scommessa. Siamo partite senza capitale, solo con i materiali, e ora, dopo quasi due anni possiamo dire che siamo in attivo. Certo, non viviamo con la questa operazione, ognuna di noi ha un suo lavoro, ma l’impresa sta funzionando, si mantiene e si allarga».

Che tipo di libri fate nella vostra “Capanna Editrice”?

 «I libri di Sartoria sono unici, per due motivi: il primo è che molto spesso i testi vengono appositamente scritti per noi dagli autori che scegliamo di pubblicare, il secondo motivo è che tutti i libri essendo realizzati a mano, sono uno diverso dall’altro, sono pezzi unici. Noi teniamo molto sia al contenuto, non a caso non siamo una casa editrice a pagamento e scegliamo di lavorare solo su progetti che davvero ci convincono, che alla veste grafica del libro, facendo in modo che anche esteriormente rispecchi il testo. Questi sono i due punti saldi di Sartoria Utopia, a cui teniamo orgogliosamente fede anche se costano fatica. Non ci affidiamo a librerie o canali più tradizionali di distribuzione, ma vendiamo in rete e soprattutto ai reading. È come pensare a un gruppo musicale che si esibisce e poi vende il suo CD, se piace. Funziona, reading ne facciamo molti, ci chiamano in diverse città».

Quanto avete ragionato sopra il progetto? Avete esperienze precedenti? Avete una rete di collaborazioni?

«Come dicevamo all’inizio il progetto è nato quasi da solo, grazie alla nostra amicizia e a desideri comuni. Tutto è stato sempre molto naturale per noi, dalla scelta degli autori da pubblicare ai materiali da utilizzare. Le nostre esperienze precedenti erano tutte legate al mondo editoriale tradizionale, con Sartoria volevamo staccarci da quel modello. Abbiamo contatti con librerie indipendenti in giro per l’Italia e con locali e associazioni dove già abbiamo organizzato presentazioni e reading, una rete che si sta espandendo man mano che passa il tempo. Molto accade anche con il semplice passaparola. E con i progetti che portiamo avanti. Ad esempio ora stiamo lavorando a una antologia che collega la poesia con la cronaca, stiamo scegliendo gli autori e le autrici che parteciperanno».

Come avete scelto le autrici dell’antologia Bastarde senza gloria?

«Siamo convinte che la poesia delle donne oggi abbia da dire cose originali e abbia una forza non ben riconosciuta a livello generale. Le donne difficilmente appartengono a lobby di poesia, come spesso gli uomini, sono brave, hanno da dire cose nuove., sono più autonome. Se pensiamo, ad esempio, a venti poetesse che ci piacciono, ci vengono subito in mente dei nomi, non accade lo stesso con i poeti. Abbiamo scelto voci che pensavamo potessero misurarsi con originalità e forza sul tema dell’invettiva, sono poetesse dal percorso e dalle caratteristiche molto diverse, non abbiamo voluto rendere conto di una linea o di una scuola poetica particolare, ma abbiamo puntato sull’eterodossia delle scritture e sull’energia della parola che fa sì che questa antologia, pur presentando voci così diverse, rimanga un progetto compatto, con una sua forte coerenza interna. Volevamo dare l’idea della freschezza di un libro d’avanguardia, ma senza il linguaggio, oggi scontato, dell’avanguardia. Non siamo partite dall’invettiva come tema, ma dalle poetesse scelte e abbiamo pensato a quale forma poetica potesse creare tra di loro un tessuto comune. Tutte manifestavano nelle loro produzioni una carica eversiva e abbiamo pensato all’invettiva. Volevamo testi inediti, scritti proprio per questa antologia. Tutte le poetesse dell’antologia hanno un contesto dietro, non sono voci isolate. Vengono da esperienze artistiche diverse, non dall’accademia, sono artiste, non intellettuali. Ci interessava proprio la contaminazione tra più arti, parola, musica, teatro. Ci interessa la poesia delle donne che parla a tutti, che rimanda emozione, che attraversa terreni diversi, non solo legata alla lettura silenziosa del testo. Non conoscevamo personalmente tutte le autrici, avevamo letto i loro testi e ci ha convinto la parola che esprimevano. Non è una vera antologia generazionale, le autrici coprono un arco di vent’anni, dalle nate negli anni ’60 a quelle degli anni ’80».

Quali soddisfazioni vi ha dato, come viene recepito questo lavoro?

«Bastarde senza gloria è uscito ad aprile 2013 ed è stato subito un boom di richieste, di lì a poco sono uscite varie ottime recensioni e la popolarità del libro è cresciuta velocemente anche tra chi non è un lettore abituale di poesia. Questo per noi è molto importante, spesso il lettore di poesia è un poeta, si crea così un circolo chiuso, noi vogliamo invece riavvicinare la poesia a un pubblico più vasto, non necessariamente di “specialisti”».

Che cosa pensate della poesia delle donne in Italia, oggi?

Come abbiamo detto, pensiamo che in questo momento le voci più interessanti nella poesia italiana siano voci di donne e non a caso abbiamo voluto proprio questa antologia di poetesse in cui alle autrici è stato chiesto di cimentarsi con una forma poetica antica e tradizionalmente  di appannaggio maschile. Per questo il titolo, oltre al riferimento pop al cinema di Tarantino (che è stato criticato, ma ha anche incuriosito molti lettori suscitando in loro il desiderio di comprare il libro) si riferisce proprio al fatto di essere “figlie di nessuno” e senza gloria per il ruolo subalterno che le donne hanno sempre avuto nelle patrie lettere».

Voi siete anche poete. Come vi trovate nel panorama attuale italiano?

 «Nell’attuale panorama italiano ci sentiamo un po’ dei cani sciolti. Ci sono sicuramente cose interessanti, ma anche troppa autoreferenzialità che non giova alla poesia in quanto forma espressiva. Non stiamo parlando di singoli poeti, magari bravissimi, ma proprio del fatto che troppo intellettualismo e settarismo allontana i lettori, non vogliamo una poesia come lingua morta, ma come forma dinamica che possa avere un pubblico non solo di addetti ai lavori. Sartoria Utopia lavora per una poesia portatrice di eros, di desiderio di essere scritta, letta, detta, udita».

 il sito di Sartoria utopia

 la pagina facebook

Bastarde senza gloria, l’antologia dell’invettiva, a cura di Francesca Genti, (testi di Gemma Gaetani, Alessandra Racca, Alessandra Carnaroli, Anna Lamberti-Bocconi, Valentina Diana, Silvia Salvagnini, Manuela Dago, Francesca Genti, Chiara Daino), Sartoria Utopia Editrice, Milano 2013, pp. 120, euro 20.

*La prima parte di questa breve indagine sulla poesia contemporanea italiana scritta da donne è uscita su LM n. 65 del 11/09/201

 

 

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La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.
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