Incontrare Ingeborg Bachmann

L’inizio della passeggiata, al Caffè Greco

Dal caffè Greco in via Condotti al tramonto sull’isola Tiberina nella sera di venerdì. Dal rettifilo cupo di via Giulia alla domenica mattina, quando al cimitero acattolico, visitato con la guida di Alessandro Rubinetti, abbiamo letto quei versi in cui Ingeborg Bachmann spiega che sì, la Boemia è sul mare e che gli utopisti, i poeti e i sognatori, per loro e nostra fortuna, lo sanno benissimo. Lei sognava di esser sepolta lì, ma la sua famiglia l’ha riportata in Austria. Peccato, sarebbe stata accanto ad Amelia Rosselli che amava molto.

Al cimitero degli acattolici

Sono stata tre giornate romane fantastiche quelle che la Società italiana letterate ha dedicato alla scrittrice e poeta austriaca che è morta a Roma nel 1973, a soli 47 anni, dopo aver abitato in molte case del centro storico, case presso le quali abbiamo sostato nel nostro pellegrinare iniziato venerdì scorso 27 settembre, guidate dalle creatrici di questo nuovo itinerario letterario, ovvero Giuliana Misserville, studiosa del direttivo della Sil e Rita Svandrlik.  Con loro l’attrice Lavinia Anselmi che ci ha emozionato leggendo la complessa prosa e i versi raffinati e musicali di Ingeborg con perizia e passione.

Il sabato è stato dedicato a un convegno con altre studiose e non potrò certo dare conto di tutto, ma solo restituirvi le prime, parziali emozioni. Intanto va detto che sono stati con noi alcuni dei più validi germanisti d’Europa  che celebravano a loro volta a Roma i 40 anni dalla scomparsa di Bachmann. Tra loro Fabrizio Cambi e la nostra socia Rita Svandrlik, indimenticabile per la sua relazione, per le parole spese durante l’itinerario e la generosità della sua presenza. Svandrlik ha ricordato l’amicizia di Bachmann con Elsa Morante come con molti altri intellettuali e artisti italiani impegnati: aveva infatti scelto l’Italia non tanto per le sue bellezze, che pure apprezzava, quanto perché tra gli anni Sessanta e Settanta le era parso un Paese politicamente vivace e combattivo a differenza dell’Austria nativa o della Germania, in cui aveva abitato e lavorato sia come poeta sia come autrice di radiodrammi. Nessuna idealizzazione dell’Italia né toni nostalgici che non le appartengono – ha detto ancora Svandrlik – ma una presenza forte sui temi che le stanno a cuore: il rapporto tra uomo e donna (“il fascismo del privato”, lo chiamava), il destino delle vittime e l’utopia.

Bachmann era imprescindibile per qualunque femminista che negli anni ’80 si avvicinava alla poesia e alla letteratura alla ricerca di un linguaggio sessuato e di protagoniste nuove cui attingere modelli di vita e nutrimento. Una delle “madri di tutte noi” come segnalava nell’82 la Libreria delle donne di Milano.  Chi può dimenticare il romanzo Malina? E i due volumi di racconti, Il trentesimo anno e Tre sentieri per il lago? Ben lo sa la poeta e studiosa Bianca Maria Frabotta, una protagonista degli studi femministi, che sabato al convegno ricordava che lesse Malina subito, nel ’73, appena tradotto e poi tutto il resto, poesia, prosa e la tanta saggistica.

Frabotta è autrice di Letteratura femminile (uscito nell’80) in cui, tra le prime in Italia, scrive proprio di Bachmann accostandola alla grande Sylvia Plath, anche per via della morte di Ingeborg che si ustionò nel sonno dopo essersi addormentata in via Giulia con una sigaretta accesa in mano. Aveva come sempre ingerito anche sonniferi e farmaci che la curavano dal mal di vivere, si svegliò troppo tardi e pare non fosse in grado, una volta giunta all’ospedale dove poi morì, di dire quali erano questi farmaci. La scrittrice austriaca, spiegava Frabotta al convegno, si definiva testimone (e testimone in greco si dice martire) a cominciare dall’invasione nazista dell’Austria cui assistette bambina e che fu un trauma mai dimenticato, tanto più che il padre aderì al nazismo.

Del celebre racconto “Ondina se ne va” inserito nella raccolta di racconti Il trentesimo anno uscita nel 1961 quando smise di scrivere poesia e passò alla prosa, ha parlato un’altra germanista della Sil, Rita Calabrese  evocando il micidiale inizio («Voi, uomini! Voi, mostri!») e raccontando che “Ondina” rappresenta, proprio per come è costruito, un ibrido, una musicale poesia in prosa. E insieme anche un misto di invettiva, saggio filosofico e racconto ironico che trasfigura la sirena in una eroina della libertà.  A dimostrazione del lungo lavoro sulla lingua che l’autrice austriaca ha condotto caparbiamente per tutta la vita. Tanto più che la musica è stata la sua passione (scrisse anche libretti per musicisti) ed era molto competente, come ha mostrato la bella relazione della giovane Enza Dammiano.

Non è finita. Abbiamo anche ascoltato la relazione di Camilla Miglio dal bel titolo “L’Italia ctonia di Ingeborg  Bachmann. Ovvero la Boemia sul golfo di Napoli” e le indagini condotte dall’artista e poeta Maria Inversi presso chi l’ha conosciuta e amata al fine di farne una performance che Maria ha più volte rappresentata.

La targa di via Bocca di Leone

Infine ha parlato  Anna Maria Mazzoni autrice del libro “Bachmann, Morante e Rosselli a Roma negli anni dei movimenti delle donne” ricordando come la scrittrice a Vienna facesse parte di un gruppo di intellettuali mal visti perché troppo critici con la società tedesca del secondo dopo guerra: lei in particolare fu addirittura criticata per essere fidanzata con un giovane soldato ebreo (e poi, in seguito, amò riamata il poeta Paul Celan, ebreo anch’egli). E dire che la precoce poeta – subito celebrata dalla critica nei paesi tedeschi come una promessa di qualità e di futuro – pensava che quel fidanzamento fosse positivo in quanto loro due erano una nuova generazione dove vittime e aguzzini potevano amarsi.

Cito ancora l’architetto Massimo Iannuccelli che ci ha accompagnato tra le sue case e la Roma del passato e del presente  e la lunga intervista a Ingeborg ascoltata nel  filmato di Gerda Haller.

Concludo, scusandomi di aver sunteggiato fin troppo, con l’invito di Ingeborg a essere tutti Boemi. Tutti sognatori e utopisti che cercano le parole per ricostruire il mondo.

La Boemia è sul mare

Se le case qui sono verdi, entro ancora in una casa
Se qui i ponti sono intatti, io cammino su un buon fondo,
Se le pene d’amore sempre sono perdute, qui le perdo volentieri.

Se non sono io, è un altro, che vale quanto me.

Se una parola confina con me, la lascio fare.
Se la Boemia è ancora sul mare, torno a credere ai mari.
E se credo ancora al mare, allora spero nella terraferma.

Se sono io, allora è ognuno, che è tanto quanto me.
Non voglio più niente per me. Voglio andare a fondo.

A fondo – cioè al mare, là ritrovo la Boemia.
A fondo, in rovina, mi sveglio quieta.
Fino in fondo ora so, e non son persa.

Venite qui, boemi tutti, naviganti, puttane del porto e navi
non ancorate. Se non volete essere boemi, allora illiri, veronesi,
e veneziani tutti. Recitate le commedie, che fanno ridere

e che sono da piangere. E sbagliate cento volte,
come sbaglio io che non ho mai superato prove,
eppur le ho superate, una dopo l’altra.

Come la Boemia le ha superate e un bel giorno
ebbe la grazia di trovarsi sul mare e ora è sull’acqua.

Confino ancora con una parola e con un’altra terra,
confino, per quanto poco, con tutto, sempre più.

boemo, cantore nomade, che non ha nulla, che nulla trattiene,
con il solo talento del mare oramai, ch’è controverso, terra mia eletta da vedere.

Questo è l’originale:

Böhmen liegt am Meer
Sind hierorts Häuser grün, tret ich noch in ein Haus.
Sind hier die Brücken heil, geh ich auf gutem Grund.
Ist Liebesmüh in alle Zeit verloren, verlier ich sie hier gern.

Bin ich’s nicht, ist es einer, der ist so gut wie ich.

Grenzt hier ein Wort an mich, so laß ich’s grenzen.
Liegt Böhmen noch am Meer, glaub ich den Meeren wieder.
Und glaub ich noch ans Meer, so hoffe ich auf Land.

Bin ich’s, so ist’s ein jeder, der ist soviel wie ich.
Ich will nichts mehr für mich. Ich will zugrunde gehn.

Zugrund – das heißt zum Meer, dort find ich Böhmen wieder.
Zugrund gerichtet, wach ich ruhig auf.
Von Grund auf weiß ich jetzt, und ich bin unverloren.

Kommt her, ihr Böhmen alle, Seefahrer, Hafenhuren und Schiffe
unverankert. Wollt ihr nicht böhmisch sein, Illyrer, Veroneser,
und Venezianer alle. Spielt die Komödien, die lachen machen

Und die zum Weinen sind. Und irrt euch hundertmal,
wie ich mich irrte und Proben nie bestand,
doch hab ich sie bestanden, ein um das andre Mal.

Wie Böhmen sie bestand und eines schönen Tags
ans Meer begnadigt wurde und jetzt am Wasser liegt.

Ich grenz noch an ein Wort und an ein andres Land,
ich grenz, wie wenig auch an alles immer mehr,

ein Böhme, ein Vagant, der nichts hat, den nichts hält,
begabt nur noch, vom Meer, das strittig ist, Land meiner Wahl zu sehen.
Ingeborg Bachmann

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La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.
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13 Comments
  1. Alessandra

    Brava Silvia! questa capacità di sintesi è segno della classe di una giornalista.
    Hai riprodotto anche l’emozione di chi, come me, ha fatto conoscenza con Ingeborg Bachmann solo adesso.

  2. Maria Luisa Di Blasi

    Grazie Silvia, bellissima relazione per chi, come me, pur essendo a Roma, non ha potuto essere con voi. Alla prossima!

  3. Marilena

    Grazie Silvia, attraverso le tue essenziali espressioni ho potuto ripetere almeno il riassunto delle giornate, a cui non ho potuto partecipare per un forte dolore alla gamba destra. Ho conosciuto Ingeborg attraverso Amelia Rosselli, amica e maestra e l’amo come la poesia. Anche quando tradisco. ancora grazie.

  4. silvia neo

    Ma grazie a voi, mi sono commossa delle vostre parole. In effetti è stata un’esperienza bellissima in cui si è anche prodotto molto pensiero su Ingeborg. Credo che Giuliana Misserville abbia in mente di raccogliere tutto il materiale. Ci vuole lavoro, tempo e anche i mezzi. Speriamo di farcela anche questa volta. Intanto vi prego di continuare a seguirci, di trovare nuove socie e di venire all’Aquila. Silvia Neonato

  5. serena digiacomo

    Dopo, rimane come una piacevole malinconia; finito il peso emozionale ,il tempo dedicato alle letture,le suggestioni dei racconti e dei fatti che riguardano la sua vita.
    Ingeborg Bauchman ,le sue case abitate,i suoi scritti,le passioni ,i turbamenti.
    Tante,magnifiche parole che via via ne disegnano il ritratto ;
    piacevole malinconia come un sapore dolce/amaro,la consapevolezza che l’inevitabile arrivera’…
    “Verra’ un giorno”ma non e’ oggi.
    Grazie alle “maestre ” di quest’evento…

  6. Jolanda Leccese

    Perché nulla ci separi/ é d’obbligo il distacco
    Mi sembra che questo verso di Ingeborg,folgorante come una sentenza,ben si attagli all ‘esperienza che insieme abbiamo vissuto durante i giorni del convegno.Dalle parole del commento di Serena emerge proprio questa sensazione che condivido: che il distacco ha fatto ancor di più apprezzare l’intensita’ emotiva dei nostri incontri lasciando intatta la nostalgia delle parole l che abbiamo ascoltato e che resteranno nello spazio senza tempo della nostra memoria; in attesa di nuove parole,nuove confessioni,nuovi ricordi.
    Grazie all’instancabile Giuliana alle sapientissime Rite all ‘insostituibile Silvia. Ciao a tutte Jolanda

  7. valeria consoli

    Tre meravigliose giornate alla riscoperta di questa grande interprete dell’anima mitteleuropea ma dal respiro universale! La sua ‘Boemia sul mare’ per un istante mi ha riportato alla mente certi grandi poeti come Costantino Kavafis e la sua ‘Itaca’ o come Kahlil Gibran con ‘Tu hai il tuo Libano, io ho il mio’..davvero, in certi casi, la poesia e l’arte tutta non hanno confini, anche perché siamo tutti dei ‘migranti’! Grazie ancora e a presto, Valeria

  8. Setti Nadia

    Mi unisco al coro di lodi e mi sento almeno un po’ partecipe di questo nuovo intinerario delle SIL per una grandissima poeta e donna, brava a Silvia e alle valorose organizzatrici e relatrici !

  9. Rita Svandrlik

    Care amiche,
    mi sono emozionata a leggere i vostri commenti! Devo dire che “lavorare” per la SIL è proprio di grande soddisfazione, c’è un abisso rispetto alle parole e alle emozioni che caratterizzano per esempio le mie giornate di lavoro accademico dopo Roma.
    Durante le giornate bachmanniane è avvenuto perché il flusso di energia andava in entrambe le direzioni, era reciproco, c’era un ascolto molto partecipe. E perché le parole di Bachmann costruiscono una terra di parole senza confini di spazio e di tempo, una terra che non ci appartiene, che si può scegliere ma non conquistare, solo vedere da lontano.
    Rita
    PS. Se qualcuno desiderasse ancora la mia monografia “Ingeborg Bachmann. I sentieri della scrittura” la può trovare scrivendo alla Libreria delle donne di Firenze, che ne dovrebbe avere ancora delle copie.

  10. massimo iannuccelli

    Credevo che il mio sarebbe stato un passaggio tangente alla scrittrice Bachmann. Già da mesi ripercorrevo le stesse strade, le sue abitazioni, i luoghi da lei vissuti. Ho cercato testimonianze per rintracciate i suoi ristoranti, i bar, le edicole, i negozi, i suoi amori. Ho intervistato critici, amici, conoscenti, studiosi. Ho letto e divorato disordinatamente i suoi scritti. Ho poi cercato di calare questa confusa ricerca nella storia millenaria della città da lei amata. E come già era avvenuto per altre splendide figure della letteratura e dell’arte, lentamente e con emozione ho visto nascere in me la sceneggiatura e la colonna sonora della vita di Ingeborg, conoscendola più a fondo, nell’amore e nel dolore. Sicuramente più difficile è, ed è stato, trasmettere queste sensazioni interne così forti ai presenti. Ripercorrere i luoghi è un ottimo tramite. Giuliana e Silvia mi hanno confortato in questo tentativo. Ringrazio loro e tutte coloro che hanno partecipato.
    Massimo Iannuccelli.

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