Paoletta che cerca la verità

Anche nel suo nuovo romanzo, dopo Masnà,  Raffaella Romagnolo scrive di donne esposte in prima persona e dei loro rapporti.  Rapporti dinamici, perché la protagonista Paoletta,  pur nel groviglio delle sensazioni, delle reazioni  e dei pensieri li mantiene costantemente illuminati, anche se si sviluppano nello spazio determinato da uomini, dal loro potere e dalle loro scelte.

I protagonisti sono appunto Paoletta, sedicenne che si sente diversa, e che è anche l’io narrante del romanzo,  e il suo fratellino minore che è diverso: gravemente disabile, esercita un ruolo fondamentale sulla costruzione della personalità stessa della sorella. Paoletta racconta di tre mesi circa della sua vita e dei pensieri che si presentano  talvolta a scatti, come è tipico dei pensieri che  arrivano all’improvviso tra capo e collo o riesumati da un’immagine o da una somiglianza, con cui devi fare i conti.

È un romanzo sulla giovinezza? Non solo. C’è la società contemporanea con le sue gravi disparità sociali e l’arroganza del potere privo ormai di pudore, c’è il rapporto madre-figlia ancora una volta raccontato da una figlia, ci sono i rapporti tra donne: quelli reali e anche quelli desiderati. Paoletta si è inventata Carmen che la aiuta, tra l’altro, a svelare il vero rapporto con Marta, la compagna di scuola prima distante e respingente, ma che avrà un ruolo fondamentale nell’indurla a sciogliere i vincoli che la trattengono nei confronti di Antonio, il bel ragazzo che abita nel vicino complesso edilizio Le Margherite costruito dai palazzinari della sua famiglia. Chi si ritrova dalla parte sbagliata deve fare il primo passo e chiedere scusa.

La scrittura, in questo romanzo di Romagnolo, è estremamente duttile e si adatta alle improvvise parate e anche alle schivate del ricordo o al lampo dei pensieri che arrivano alla percezione della voce narrante, ricercata e attenta nel riprodurre il linguaggio dei giovani anche senza indulgere nei gergalismi e nelle contrazioni.

L’ironia che pervade la narrazione, che intride lo sguardo sul mondo di Paoletta (che chiama il fratello Sfi, da “sfigato”) è la cifra di rilievo di tutto il romanzo e  non manca neppure nelle scene finali, quando il dramma ormai è esploso e Paoletta, questa volta senza Richi, torna alle case popolari (le Margherite, appunto, dove non può nascere neppure un filo d’erba) per “chiedere scusa” almeno ad Antonio.

Rapido e incisivo lo sguardo sul rapporto tra i sessi. Di fronte alla catastrofe che si è abbattuta sulla famiglia De Giorgi il padre, a bordo piscina per salutare la figlia dice: “Fosse per me non ci sarebbe nulla da spiegare. È vostra madre a doverlo fare”. E, infatti, è la madre che imprime la svolta ai traffici nefandi dei costruttori: “il Dottore” e suo genero.

Paoletta, invece, è sempre alla ricerca della verità e la cerca con la generosità della sua giovane età e del suo sesso, non mettendo nessuno mai nell’angolo e usando  a piene mani l’ironia. L’incipit del libro rivela il “programma” dello svolgimento: “Io sono brutta. È la verità, e la verità non si discute. Non che non abbia qualità: per esempio non sono vigliacca, non cerco scorciatoie, so affrontare la realtà”.

Raffaella Romagnolo, Tutta questa vita, Piemme Milano 2013 219 pagine, 15 euro

Raffaella Romagnolo, Masnà, Piemme Milano 2013, 300 pagine, 10 euro

 

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