Jagoda Buić, onde di materia

Al Museo Revoltella di Trieste è in corso fino al 6 gennaio 2014, per la prima volta in Italia, Theatrum mundi, la prima presentazione completa al pubblico italiano dell’opera  della grande artista croata Jagoda Buić, nell’anno dell’ingresso della Croazia nell’Unione Europea.

Monumentali sculture tessili, vere e proprie installazioni spaziali, architetture cromatiche di tela, di gomene, di lino, di crine, di iuta, e poi trecce, filacci, e ancora composizioni in carta, collage, bozzetti, costumi teatrali, un video del 1983 in cui l’artista, sulla spiaggia, usa il mare per comporre e colorare i suoi teli.

Una sorta di Theatrum Mundi che parte dall’uso di materiali diversi, quotidiani, rielaborati attraverso un’arte e una tecnica di lavoro che trova le sue radici nella terra dalmata, da cui proviene l’artista, dall’intreccio manuale e dalla collaborazione tra più donne, come nella tradizione. Le immagini fotografiche che riproducono le fasi del lavoro corale, non a caso, presentano donne che intrecciano, sotto la guida dell’artista. E’ un mondo ormai scomparso, come dice Jagoda Buić in un‘intervista rilasciata a Mariapia Bruno.

« Le mie sculture tessili, oggi, sono diventate opere uniche e irripetibili perché, dopo la tragedia della guerra in Jugoslavia, non è più possibile ricomporre quel gruppo di donne slovene, croate, serbe, macedoni, montenegrine e musulmane, artefici e continuatrici di una tradizione primordiale e quotidiana, l’arte del tessere, che hanno intrecciato a mano, sotto la mia guida sulle alture di Sjenica, gomene di navi con fili di juta, crini di cavallo, filacci di lino, dando così vita a una materia altra fatta di elementi che, del mare e dalla terra da cui provengono, mantengono e trasmettono la potenza e la forza arcana. È così che sono nate le mie sculture, che si compongono da forme che evocano miti e tradizioni ancestrali e che, al contempo, si collocano nella forma della contemporaneità».

L’artista stessa offre una chiave di lettura di questa fase della sua produzione artistica monumentale che si lega ai fili e alla tessitura. E sono impressionanti le forme spaziali che si allungano per le sale e i corridoi del quinto piano del Museo Revoltella, forme mitiche, classiche, ma anche geometriche, simboliche. Attraverso cui si passa o dietro le quali ci si può nascondere per penetrare con sospensione e attesa nel circuito spesso e tenace della materia ruvida, ma non ostile. È una dimensione di grandiosità che riporta direttamente alla tessitura lavorata tradizionalmente da mani di donne, quasi uteri aperti, gangli intercalati nelle radici sensitive dei nervi, fibre da cui passano stimoli che provengono da altre fonti, luoghi di un passato arcaico, un universo primordiale in cui la materia è viva. Non a caso i colori dominanti di questa sezione sono il rosso e il marrone scuro, della terra, del sangue, della vita. E proprio il passato, che si lega al presente, forma un continuum vitale, che non si può relegare nei musei, ma collega strettamente tradizione e innovazione.

All’ingresso del museo, sul muro in alto accampa questa grande scritta dell’artista: “Se nuotavo, lo facevo controcorrente, se la corrente ti porta è come se non esistessi”. Una scelta soggettiva di indipendenza, e un accoglimento di sé nel flusso grande della vita, in cui la soggettività si perde, si abbandona, nel movimento contiguo e inarrestabile delle miriadi di piccoli e grandi movimenti che lo compongono. È un nuovo tema che si affaccia a comporre il mondo creativo dell’artista: l’acqua, il mare. Come i nodi, le onde, le sinuosità che percorrono le sue opere tessili, come il video “Sun, sand and sound” (1983), composto sulle spiagge della California, in cui Jagoda  Buić , giocando sulla sabbia e nelle onde, svolge un lungo tubo di plastica leggera che si muove e si anima al suono del vento.

 Anche la sua passione per il teatro, per cui ha fatto costumi, scenografie, regie, è documentata con manufatti creati per la messa in scena di rappresentazioni teatrali importanti quali, Riccardo III del 1997 al Teatro Gravella di Zagabria, Amleto del 1974 alla rocca di Dubrovnik, Re Lear del 1901 nell’isola di Brioni. Sono esposti costumi, bozzetti, progetti scenici, maquette, panneggi fatti a mano, in cui ancora una volta la materia si adegua allo spazio che la comprende.

Le opere in carta sono esposte al piano sesto. Tra disegni, collages e sculture sono presenti circa 130 pezzi, e rappresentano i lavori più recenti dell’artista che, nella sua attività, ha lavorato con differenti tecniche e materiali, conservando sempre un’attenzione speciale alla manualità e all’esperienza tattile delle sue produzioni. Le composizioni presentano forme geometriche e tagli decisi, la tridimensionalità dei materiali conferisce un effetto ottico interessante, il dispiegamento delle pagine aperte, come in un libro sfogliato, dona effetti di ombreggiatura e movimento. La sala dei lavori in carta, all‘ultimo piano, prende luce direttamente da grandi finestre che, insieme alle luci dirette su alcune opere creano uno spazio in cui i collages e le composizioni leggere, dai toni tenui o più scuri, si dispongono richiamandosi le une con le altre.

Questa sapiente esposizione della opere, sia al piano quinto sia al sesto, è parte dall’allestimento curato dalla stessa artista.

 

Jagoda Buić, nata a Spalato nel 1930, ha studiato all’Accademia di Arti Applicate e Design di Zagabria e Storia dell’Arte alla Facoltà di Filosofia dell’Università di Zagabria; si è diplomata all’Accademia di Vienna, e si è specializzata negli studi di Scenografia del film a Cinecittà, a Roma, e Storia del Costume al Centro delle Arti e del Costume a Palazzo Grassi a Venezia.

La formazione internazionale ha fornito un linguaggio cosmopolita alla sua arte, a partire dall‘origine professata nella tradizione mediterranea della sua terra natale. Partita dal disegno tessile, si è orientata, dal 1962, verso la tessitura, divenuta per motli anni attività di pioniera; ha partecipato dal 1965 al 1971 alle Biennali Internazionali della tapisserie di Losanna, con lavori di grande interesse creativo e tecnico. Ha ricevuto numerosi premi internazionali tra cui il Gran Prix “Itamaraty” della Biennale di San Paolo del Brasile (1975). Ha prodotto oltre ottanta mostre personali e ha partecipato a collettive nei più importanti musei del mondo.

Le sue opere sono presenti nelle collezioni di musei e istituzioni internazionali: Metropolitan Museum – New York, Kennedy Memorial – Washington, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Stedelijk Museum – Amsterdam, Musée d’Art Moderne – Bordeaux, Fondation d’Art Contemporain – Paris, Musée de la Ville – Les Mans, Musée d’Art Decoratif – Lausanne, Museo d’Arte Moderna – Zagabria, Musée d’Art Nouvelle – Villeneuve et Lille, Palazzo dell’Unesco di Parigi, Prefettura di San Paolo del Brasile, Union des Banques Suisses di Zurigo, Aeroporto di Atlanta. Inoltre sono in molti edifici pubblici e in prestigiose collezioni private.

 

Jagoda Buić Theatrum mundi. Trieste, Museo Revoltella. Dal 18 ottobre 2013 al 6 gennaio 2014 ore 10-19, chiuso il martedì, info: 040 6754350/ 4158

Intervista a Jagoda Buić 

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