Memorie/La guerra da bambina

La guerra di MariulìÈ un volumetto prezioso quello scritto da Anna Paola Moretti dal titolo La guerra di Mariulì bambina negli anni Quaranta. Con la competenza della storica, l’autrice ci riferisce uno spaccato interessante e inedito di ciò che la seconda guerra mondiale ha significato nella provincia romagnola. Il tutto è corredato dalla testimonianza di Maria Lasi (di cui Mariulì è il vezzeggiativo) che ha trascorso la sua infanzia nel periodo difficile degli anni Quaranta. Ciò di cui si dà conto è anche una relazione tra Maria e Anna Paola, come infatti viene sottolineato da quest’ultima proprio nella prefazione: «Dal suo desiderio di rendere efficace la testimonianza, dal mio desiderio di dare contesto ed eco alla sua narrazione, con capacità di ascolto e cura, è nato questo libro, nel desiderio comune di significare la vita delle donne nella memoria collettiva. Una collana di cui anche noi siamo anelli, nella trasmissione di sangue e parola».

Siamo nei pressi del 1943. I tedeschi cominciano la costruzione della Linea Gotica per difendere il centro-nord della penisola e per impedire il passaggio verso il Brennero e la Germania. Così la Linea Gotica e la Linea Irmgard di fatto costringevano la Romagna tra gli sbarramenti difensivi. Sorpresi dalla guerra nell’estate del 1944, Maria e la famiglia lasciano la loro casa per dirigersi a Cuffiano, vicino a Riolo Terme, e cominciare la vita da sfollati. Del resto i bombardamenti iniziano il 4 settembre del 1944 e proseguono fino al 12 aprile dell’anno successivo. A Maria, che allora aveva cinque anni, come appariva quello scenario rovinoso? Senza molte spiegazioni da parte degli adulti che immaginavano l’infanzia come un territorio dalle capacità di giudizio piuttosto scarse, Maria racconta di aver lottato contro angosce e paure in solitudine. Sentiva bene l’ingiustizia della violenza ma anche del silenzio dei grandi con quell’assurda fantasia di protezione. È lecito domandarsi se per tenere al sicuro i bambini e le bambine si debba negare loro qualsiasi spiegazione. Questo movimento di smarrimento è ravvisabile lungo tutto il racconto, al principio pensato di circolazione unicamente familiare.

Ma l’infanzia di Maria Lasi diventa oggetto di riflessione in età adulta, con la rivisitazione del trauma e la consapevolezza della condivisione. Veniamo informate e informati di molti fatti. E sembra quasi di vederla: la fuga verso posti più sicuri, la fatica di camminare in mezzo alla neve che fa male. La vita negli scantinati, ammassati ma anche saldi per un senso di convivialità e di stare insieme. Con la preoccupazione per la distruzione della propria casa ma soprattutto per l’incolumità di donne e uomini. Mine da scansare, affidandosi al caso, e macerie da recuperare, sperando in un ritrovamento di oggetti cari. E poi i soldati, tedeschi e inglesi, che a Maria mettevano paura nello stesso modo per la loro prossemica virulenta. La diffidenza e il sospetto erano entrati a far parte della quotidianità, eppure i patimenti vengono accolti da Maria con insolita determinazione. Nonostante il crollo fisico per una misteriosa malattia, subito dopo la fine della guerra, che l’ha costretta a un lungo periodo di infermità a letto, e nonostante la difficoltà di una socialità post-Liberazione tutta da costruire, la piccola Mariulì è riuscita a diventare grande. Incontra la passione per la musica e conosce un fisarmonicista che si propone di darle delle lezioni gratuite. Il suo apprendistato si contrassegna di pesanti conflitti, soprattutto con sua madre. Tuttavia, come segnala Moretti nella postfazione, il sacrificio cui è sottoposta la bambina con la rinuncia alla musica somiglia allo spossessamento della lingua madre, operato nei contesti coloniali. Inoltre, è pur vero che il conflitto di Maria, con la propria madre prima e con la sua maestra poi, non corrispondono all’ingratitudine bensì ad un desiderio profondo seppure tormentato di poter costruire una relazione di reciprocità. Maria comunque decide di lasciare la scuola e segue il consiglio di diventare sarta. Tuttavia «dei tanti mestieri intrapresi in seguito, nessuno ha mai occupato il posto della musica». Come non si potesse separare dalla verticalità del dispiacere infantile, dedica appunto alla musica la conclusione della sua testimonianza: «Quanti anni ho lottato e quante sofferenze patite nella speranza di riconquistarla. Non è valso a nulla, nella mia vicenda di bambina hanno prevalso pregiudizi e vendetta, ma la musica è rimasta per sempre al primo posto nel mio cuore. Per tutta la vita». Ora, se è vero che la musica prende il posto della lingua materna è appropriato supporre che la musica sia stato anche lo spazio di amore che Maria si è saputa costruire e al quale non ha voluto più rinunciare. Uno spazio che è prima di tutto simbolico e che poi diventa un sapere.

Il volume si conclude con una generosa postfazione di Anna Paola Moretti che sistema la testimonianza di Maria Lasi in un repertorio storiografico attento alle  memorie storiche dell’infanzia su più livelli. Dagli anni Novanta in poi infatti diversi sono stati i contributi, molti dei quali a firma femminile. Le fonti segnalate da Moretti sono letterarie, orali ma anche fotografiche: Lidia Beccaria Rolfi, Lia Levi, Nelida Milani, Trudi Birger e Lorenza Mazzetti ma anche Sebastiana Papa. L’interesse verso lo sguardo dei bambini e delle bambine restituisce la necessità di bilanciare la memoria storica attraverso il ricordo e la condizione storica in cui versa e ha versato l’infanzia negli scenari di guerra. L’abilità e la cura dell’autrice vanno però nella direzione della moltiplicazione di testimonianze; così possiamo leggere e ascoltare le voci di altri bambini e altre bambine che fanno sponda a Mariulì in un’indagine emotiva in cui ciascuno e ciascuna possa fare la propria «parte di resistente». Forse come un atto di cura, anche questo. Per indicare a Maria Lasi, che ancora oggi va nelle scuole a parlare della sua esperienza e del suo anelito di giustizia e libertà, cosa significhi non sentirsi sole. Anche quando tutto si propone in un orizzonte funesto. Sole non si è mai. È da qui che si ricomincia.

Anna Paola Moretti, La guerra di Mariulì bambina negli anni Quaranta, Società editrice «Il Ponte Vecchio» 2012, euro 13.

Presentazione del volume: 1 marzo 2014, ore 18.30 presso il Circolo della rosa, Milano. Tra storia e memoria. La guerra di Mariulì. L’autrice insieme a Maria Lasi (Mariulì) ne discuterà con alcune componenti della Comunità di Storia vivente.

 

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