Se la gatta si chiama Emily Dickinson

9788838931116Che cosa sappiamo della Corea del Sud? E delle sue scrittrici? La domanda potrebbe abbastanza inutile: ne sappiamo in genere poco. Se non fosse che Io ci sarò, l’emozionante romanzo di Kyung-sook Shin, Man Asian Literary Prize 2012 (quando toglieranno quel “Man”?), rivela che in Corea conoscono e amano la nostra letteratura.

La gatta che attraversa tutto il romanzo si chiama non a caso Emily Dickinson, perché i protagonisti leggono e si emozionano per le poesie della scrittrice inglese. E non solo: il romanzo, una storia di amore impossibile con un finale aperto e un racconto dell’incapacità di accettare il dolore, è attraversato dalla grande passione per la letteratura e in particolare proprio per quella occidentale. L’autrice cita Valery, Kafka, Yeats e così via. Sarebbe difficile per noi fare altrettanto con scrittrici e scrittori asiatici. Ovviamente il pregio del romanzo non è nelle citazioni e nei riferimenti, ma nella qualità della scrittura, che la bella traduzione di Benedetta Merlini restituisce con sapienza e lirismo.

Kyung-sook Shin è nata nel 1963 in uno sperduto villaggio. È la prima coreana e la prima donna a vincere il Man Asian Literary Prize, anche se questo depone solo a sfavore del premio, vista la qualità dell’attuale scrittura femminile asiatica. A 16 anni si è trasferita a Seoul per lavorare. Nel frattempo ha frequentato le scuole serali. La sua prima novella è del 1985, dopo la laurea in scrittura creativa. Ha vinto subito il Munye Joongang New Author Prize e da allora non si è più fermata.

Nel 2011 Neri Pozza ha pubblicato Prenditi cura di lei. Il titolo in qualche modo richiama Io ci sarò e in fondo il tema è lo stesso: come mai quando gli altri hanno bisogno di noi siamo così distratti? Fuori da tutti gli stereotipi non si tratta di un tema “femminile”. Piuttosto di una riflessione profonda sulla nostra incapacità di cogliere ciò che di profondo ci lega agli altri, di restituire ciò che in mille forme ci viene dato. Alla fine del romanzo, la protagonista risponde, a un’allieva che le chiede che cosa ha da comunicare a ragazzi di vent’anni: «Spero che ognuno di voi abbia qualcuno a cui senta il bisogno di dire: Non dimentichiamoci questo giorno, e ogni momento trascorso insieme. E inoltre… spero anche che siate capaci di dire senza esitazioni: io ci sarò».

Sullo sfondo di una Corea inquieta, attraversata da pesanti manifestazioni popolari e studentesche, nell’angoscia delle sparizioni e degli arresti arbitrari, il romanzo di Kyung-sook Shin è molto più “politico” di quello che potrebbe apparire. Perché è proprio su una solidarietà intima e quindi davvero sentita e messa in pratica che si possono fondare i nuovi modelli di sviluppo sociali e civili. Non basta scendere insieme in piazza a manifestare e gridare la propria rabbia.

Kyung-sook Shin, Io ci sarò , traduzione di Benedetta Merlini, Sellerio, Palermo 201a, 328 pagine, 16,00 euro

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