La speranza di fronte al baratro

4081213La nuova collana “Pensiero e pratiche di trasformazione”, curata da Annarosa Buttarelli, inizia con questi problematici dodici dialoghi, curati da Mary Zournazi tra il 1999 e il 2002,  con alcuni/e esponenti del pensiero filosofico, culturale e politico contemporaneo, in un percorso fra esperienze personali e politiche, concezioni di comunità, movimenti e lotte.  Zournazi, scrittrice, filosofa e conduttrice di programmi radiofonici a Sydney, ha capito, “facendo la fila per il sussidio, che in qualsiasi stadio della vita esiste un baratro socio-economico”, per cui ha voluto riflettere e far riflettere sulla speranza, per contribuire a costruire un senso critico e politico del futuro.

Kristeva abbraccia gli ideali del comunismo nel senso dell’esigenza di  dare a tutt* la stessa possibilità, e sostiene il bisogno oggi di una “democrazia nella quale tutti abbiano gli stessi diritti e le stesse possibilità”.  La visione marxista di lotta di classe e di sfruttamento dell’essere umano è ancora valida, perciò la sinistra può offrire una sponda all’ingiustizia: “il nostro futuro risiede in un’Europa sociale e socialista”.  Per Kristeva l’idea di cura implica un interesse verso gli altri, un tipo di amore “privo di quella dimensione romantica ed entusiasta che ci fa diffidare dell’amore stesso”, ed ha a che fare con il rinnovamento. Anche se siamo “intrappolati nel sistema capitalistico”, un’autentica rivolta richiede “uno sforzo di memoria e di analisi” che porta allo sviluppo di un pensiero critico.

Per Isabelle Stengers la speranza è la differenza fra probabilità e possibilità, e pensare è un’avventura di speranza, che crea “possibilità”. Perciò è grata a tutt* quell* che con i vari movimenti hanno dato un nuovo senso di speranza, a chi continua ad opporre resistenza rispetto a coloro che difendono le regole del mercato cui non esisterebbero alternative. Propone l’idea del rallentamento, “autenticamente anticapitalista” perché il capitalismo vuole che nessun* abbia il tempo di porsi domande – a parte il profitto – sulle conseguenze di ciò che sta inventando.  Bisogna che le persone possano riflettere su ogni decisione proponendo domande e controproposte, rallentando gli eventi. Infine, poiché la strategia del potere è separare l’attivismo non violento da quello violento, dobbiamo ricercare una coesistenza intelligente con le varie espressioni dei movimenti perché lottare vuol dire pensare insieme. La speranza, contrariamente alla fede, “non è rivolta ad un futuro nel nome del quale sacrificarsi. No, deve nascere dal processo collettivo mentre avviene”.

Per Spivak – che insegna negli USA, lavora nel Terzo mondo come attivista e aderisce ai gruppi internazionali no-global –  la pratica della speranza si articola un vari impegni, dall’istruzione e la formazione nei  villaggi indiani alla rivisitazione delle istituzioni democratiche. Ritiene che vi sia un legame tra speranza e crisi, una connessione attivata da un potenziale, “un’energia in eccesso” da collegarsi alla speranza nell’ambito della resistenza di qualsiasi tipo.

Il filosofo Brian Massumi ritiene che, mentre la sinistra deve “reimparare la resistenza”, il movimento no-global sia importante, nonostante le sue debolezze: “è già un inizio. È in corso. È proprio questo il punto: continuare a muoversi”. Per l’antropologo Ghassan Hage, in attesa di una rivoluzione, occorre “reintrodurre una resistenza intellettuale contro-egemone al capitalismo”, che faccia nascere una “speranza gioiosa” proprio dal rifiuto della “logica capitalistica”.

Se per il filosofo Alphonso  Lingis ogni rivoluzione, fondata sulla costruzione di un mondo migliore, non può essere fatta “una volta per tutte” e costituisce “una esperienza epocale per una comunità”, l’antropologo Michael Taussig ritiene la speranza un “nuovo senso” di cui siamo poco consapevoli e preferisce parlare di barlumi e di isole di speranza che aprino un varco verso un’immaginazione  diversa.

Mentre nella sinistra si è infatti indebolita l’analisi dei problemi causati dal capitalismo insieme al lavoro a livello di immaginario politico per suscitare un’alternativa,  la destra sta proponendo un discorso che dà direzione al bisogno di speranza, riconfermando l’identità, creando politiche di protezione delle frontiere e favorendo il risentimento che accompagna l’incertezza e la paura. Proprio perché oggi si è formata la convinzione che non esistano alternative all’egemonia liberista, dobbiamo – sostiene Chantal Mouffe con Ernesto Laclau –  costruire “nuovi immaginari sociali” di trasformazione, in grado di spingere i movimenti alla mobilitazione politica. La speranza è sempre “legata a qualcosa che manca”, e la sinistra deve richiamare alla giustizia e a nuove forme di libertà e resistenza: Chantal  non ama la parola rivoluzione, ma si riferisce a principi di uguaglianza  e libertà da mettere in pratica, sottolineando l’esigenza di instaurare democrazie pluraliste radicali nella considerazione che la democrazia è un processo, un progetto cui tendere in continuazione.

Dai diversi punti di vista è comunque la passione a muovere i dialoghi che tessono varie trame della speranza  comprendente “fantasie, desideri, tutto quello” che non rientra in un approccio razionalista (Mouffe). La speranza, come già scriveva Bloch , è la più umana di tutte le emozioni: ha una funzione positiva in quanto capace di agire, attraverso lo strumento della critica e della politica, come forza propulsiva reale della storia per cambiare la società.

Ed è di questo che a mio parere oggi abbiamo estremo bisogno: l’urgenza dell’utopico è una “questione di sopravvivenza, quando non è più possibile andare avanti dentro i parametri dati“ (Žižek). Al culmine della parabola del Pinocchio riscritto da Očkayová, è l’immaginazione che permette al burattino senza fili di sfuggire alle trappole di chi comanda per reinventare le parole imbalsamate e svuotate dal potere, sdoppiate nell’arroganza e nella finzione,  in una tensione utopica che valorizzi le molteplici voci e istanze del mondo.

Mary Zournazi, Tutto sulla speranza. Nuove filosofie per il cambiamento, Moretti & Vitali, Milano2013, pp. 283, 22,00 euro

Slavoj Žižek, Distanza di sicurezza. Cronache di un mondo rimosso, manifestolibri Roma  2005, 174 pagine 12 euro

Jarmila Očkayová, Occhio a Pinocchio, Cosmo Iannone Isernia 2006, 190 pagine, 10,20 euro

Ernst Bloch, Lo spirito dell’utopia, Rizzoli Milano 2009, 454 pagine, 14,50 euro

 

 

 

 

 

PASSAPAROLA: Facebooktwittergoogle_pluspinterestFacebooktwittergoogle_pluspinterest GRAZIE ♥
The following two tabs change content below.
La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.

Ultimi post di SIL - SOCIETÀ DELLE LETTERATE (vedi tutti)

Categorie
0 Comments
0 Pings & Trackbacks

Lascia un commento