Le mille vite e l'unica voce di Marguerite Duras

marguerite_02La prima cosa che mi viene in mente, se penso a Marguerite Duras di cui il 4 aprile si è celebrato il centenario della nascita, è la sua voce. Calda, carezzevole, seduttiva, impressa nel ricordo dai suoi film, per esempio Le camion, o da interviste catturate su France2. La voce che risuona nei suoi libri, in quel ritmo inconfondibile che genera il fascino della sua scrittura.

Una voce, una lingua che ho ritrovato immediatamente in Marguerite, il romanzo di Sandra Petrignani che ne racconta la vita. Non che Sandra scriva in stile Duras o perda la propria fisionomia d’autrice. Anzi. Si può dire al contrario che questo romanzo è un nuovo tassello in quella speciale abilità di Petrignani per l’attenzione amorosa alla scrittura di un’altra, già messa in gioco in La scrittrice abita qui. È la costruzione di una scrittura lieve e attenta, strumento fine di analisi e nello stesso tempo di costruzione narrativa, che nel suo stesso svolgersi coglie il punto essenziale, per Marguerite Duras la coincidenza di scrittura e vita.

E sono tre le Marguerite al centro del romanzo, a ognuna di loro è intitolato un capitolo. Nenè, la bambina l’adolescente la figlia, Margot, la donna l’amante la moglie, Duras il personaggio l’autrice lo stile. Di cui lei stessa parlava in terza persona. Negli scambi tra questi figure molteplici, immagini di un io multiforme contemporaneamente fragile e imponente, si snoda la storia e le vita di questa donna unica nel suo talento eppure comune, nell’essere dominata e ancor più ribelle a quella legge che regola la vita delle donne, la legge dell’amore. Amore per gli uomini, amore per la madre. Amori contradditori, spesso confusi.

È nei giorni della malattia e della morte della madre che si apre il romanzo, nel viaggio attraverso la Francia insieme a Gerard, il suo compagno. Un viaggio alcolico, segnato da lunghe soste e ripensamenti. Arriverà solo per seppellirla, Marie Donnadieu, la giovane donna avventurosa che aveva assecondato la sua fascinazione per l’esotico, sulla scorta dei libri di Pierre Loti, andando a vivere in quella che allora, nel primo decennio del Novecento, era la Concicina, l’attuale Vietnam. Marguerite prova pena e dolore per lei, eppure ne ha costruito un mito negativo, in La diga sul Pacifico, il mito di un’impresa disperata e una povertà senza rimedio, alimentato per tutta una vita. Ma scrivere non è mentire? O meglio inventare mondi che trasfigurano la vita reale? E non è questo un incredibile potere? Eppure fuggevole, come acqua che scorre tra le mani?

Di questo parla Sandra Petrignani, nel ri-tessere la trama della vita di questa scrittrice così amata. Della potenza della parola scritta, e della sua inafferrabilità. Di una donna che avuto centinaia di amanti, che ha vissuto nell’amore, fino all’ultimo compagno, Yann Andrea, così giovane, così pazzo di lei.

Di una donna minuta e bellissima, capace di seduzione e incanto anche quando distrugge il proprio corpo, nell’alcool che induce a vivere fuori ogni misura. Di una scrittrice, sceneggiatrice e regista adorata da intellettuali di cui era la voce sinuosa e ammaliante. Di una donna che per la scrittura tradisce, sempre. Per esempio il marito Robert Antelme, quando in La douler ne racconta il duro ritorno dal campo di concentramento. E da cui tutti si sentono traditi, anche lettori e lettrici di una vita, quando arriva al successo popolare, lei che sembrava illeggibile per chi non fosse parte di un élite raffinata, con L’amante, il libro, il film. Una storia d’amore. Impossibile. Perché c’è sempre una storia da inseguire, da scrivere, perché ogni volta ci sono apparizioni, e vuoti, che non si possono colmare.

«Siamo condannati all’impossibilità di raggiungere una qualche verità nella vita» scrive acuta Sandra Petrignani. «Marguerite accresce l’inquietudine, non spiega niente, avvicina gli incubi, esplora il vuoto, illumina i frammenti di materia, di vita, che vi nuotano dentro».

Sandra Petrignani, Marguerite, Neri Pozza Milano 2014, 272 pagine 16 euro

Sandra Petrignani, La scrittrice abita qui, Neri Pozza Milano 2007, 253 pagine, 13,50 eruo

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