Polemiche/ Se scrittrici dimenticano scrittrici

Chiara Palazzolo

Chiara Palazzolo

Le dichiarazioni di Licia Troisi, l’autrice della serie fantasy Cronache del mondo emerso,  che dal Salone del libro di Torino sono rimbalzate su Repubblica, a proposito della narrativa fantasy, lasciano interdetti.  Il ragionamento di Troisi sul ruolo che il fantasy ha avuto e può avere nel rendere obsoleto il modello machista che in Conan trova una sua immagine significativa, non fa una piega e anzi può essere largamente condiviso, ne ho scritto in Amori infernali, saggio sulla narrativa femminile neogotica nel volume a cura di Paola Bono Riscritture d’amore.

Quello che spiace è che la conclusione sembri viziata dalla presunzione di immaginare una figura femminile innovativa e non  ancora esplorata nella narrativa fantastica italiana.  Alla domanda su quale sarà la sua  prossima eroina,  Licia Troisi risponde di voler lavorare attorno alla figura di una maga per smontare lo stereotipo che le donne non siano interessate al potere.

Fa male al cuore pensare che a così poco tempo dalla sua scomparsa, sembra si sia persa memoria di una scrittrice che scelse gli strumenti del fantastico (quando ancora non era così di moda)  per narrare le sue storie e le sue personagge. Mi riferisco a Chiara Palazzolo, morta troppo prematuramente nell’agosto 2012 e diventata nota  con la trilogia vampira di Mirta-Luna ( pubblicata tra il 2005 e il 2007), che in quanto a qualità di scrittura guarda a Twilight di Stephenie Meyer come un gigante può guardare una formica. Ma non è tanto alla trilogia che voglio fare riferimento qui quanto all’ultimo romanzo di Chiara, Nel bosco di Aus, che mette in scena appunto una lotta tra donne/streghe per il potere.

Il potere è uno dei temi che innervano la narrativa di Palazzolo; le sue trame ambientate nella provincia italiana mostrano (mostravano) il corto circuito che viene dalla collisione dei riti sociali con le zone oscure dell’animo umano, maschile e femminile. Sia la trilogia che gli altri romanzi sono in un certo modo leggibili come rappresentazioni dello stesso incrocio di amicizia, potere e violenza.

A riprova di come siano stati – e forse ancora sono – i generi narrativi cosiddetti minori a farsi carico di raccontare l’Italia di questi anni, attraverso le sue storie gotiche Chiara sapeva dispiegare davanti agli occhi delle sue lettrici  il formarsi e indurirsi delle dinamiche di  potere  all’interno di un gruppo. Chiara aveva già raccontato con I bambini sono tornati del 2003, questa lotta  per il potere a partire da un gruppo di amici di lunga data che a poco a poco si impadroniscono dei punti nevralgici della vita di un piccolo centro per spartirsi affari e malaffari e che vengono alla resa dei conti  nel bel mezzo di una trama che si focalizza su una madre che vede tornare a giocare nella sua casa i figlioletti morti.

E Nel bosco di Aus, uscito nel 2011, Chiara torna a raccontare un’altra storia di lotta per il potere che vede in azione stavolta un gruppo di donne. È un circolo di amiche che si riuniscono attorno a un tavolo di burraco, ma quello che appaiono non è quello che sono in realtà, lo slittamento avviene a partire da piccoli episodi, squarci intravisti che lasciano il dubbio delle apparizioni nella nebbia di un bosco lì appena dietro casa a sottolineare quanto contigui siano i territori del reale e del fantastico; le amiche sono streghe più o meno potenti che lottano tra loro senza esclusione di colpi per contendersi, in vita e morte, il potere di gestire la comunità in cui vivono e l’eternità e la conoscenza a cui aspirano.

Ora la narrativa italiana e forse non solo italiana ha raccontato pochissimo la dimensione del potere all’interno dei gruppi femminili. Ma Chiara Palazzolo lo aveva fatto con un romanzo di appassionante scrittura. Possibile che Licia Troisi e la sua intervistatrice non l’abbiano letta?

Chiara Palazzolo, Nel bosco di Aus, Piemme Milano 2011 48a pagine, 19,50 euro

Paola Bono (a cura di), Riscritture d’amoreIacobelli  Roma 2011 189 pagine, 13,90 euro

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