Delitti di provincia

4011-3Finalmente un giallo scritto bene, verrebbe da dire, scorrendo le 435 pagine di Nostra Signora degli scorpioni, scritto a quattro mani da Laura Pariani e Nicola Fantini, uscito a fine marzo 2014 per Sellerio.

È una storia di profonda provincia del nord Italia, come ci ha abituati da tempo Laura, collocata nell’anno 1869, e si riferisce a un delitto accaduto oltre cinquant’anni prima, nel 1813. Il delitto è il motore e la causa prima delle indagini, osservazioni, relazioni parentali messe a nudo, intrighi, sospetti, maldicenze e violenze domestiche soprattutto contro le donne, di quel piccolo paese affacciato sul Lago omonimo che è Orta Novarese, un borgo contadino in cui si vive di campagna, di pesca e di turismo, chiuso tra le bellezze dei monti della Val Cusio, lambito dalle rotte del gran tour degli intellettuali europei in giro per l’Italia.

È proprio il paese di Orta nell’Ottocento, che, suo malgrado, si trova attraversato da percorsi internazionali, sia con le recenti armate di Napoleone, sia a causa dell’emigrazione di molti suoi abitanti in cerca di un futuro migliore, sia per la presenza di personaggi del gran mondo che soggiornano sul lago, a essere il vero protagonista di queste vicende scabrose: violenze e sopraffazioni domestiche, grettezza di egoismi incalliti, miseria e diffidenza verso gli estranei, non solamente i turisti sentiti come inutili perdigiorno, ma anche i concittadini rientrati dalle vicende della emigrazione, con la chiusura mentale di chi si è radicato in un piccolo posto e da lì non si è mai mosso.

Così un delitto efferato, un padre-padrone, Teodoro Costa, sgozzato nel suo letto, un figlio, Demetrio,  che si dichiara fino alla fine innocente, ma è un giovane dedito al gioco e alle sbronze, poco amante del lavoro, quindi irregolare, e sarà giustiziato, un altro figlio, Giovanni, scappato tempo prima in Francia arruolandosi nelle armate di Napoleone, il figlio più piccolo, Sandrino, scappato anche lui in convento, una serie di relazioni parentali complicate, come nei piccoli paesi dove gli intrecci familiari sono frequenti, rappresentano l’ambiente e danno l’avvio alle dinamiche del racconto, cinquant’anni dopo i fatti accaduti, con la casualità di una narrazione interessante e di un ascoltatore d’eccezione, molto attento alle storie scabrose: quel Fëdor Dostoevskij che anni dopo scriverà I fratelli Karamazov, che ha molte e insospettate attinenze con il delitto Costa.

Ecco la sorprendente invenzione di Laura Pariani e di Nicola Fantini, dediti con passione alla lettura di cronache giudiziarie e di resoconti processuali del passato: nel riscontrare affinità curiose tra il delitto Costa e il romanzo di Dostoevskij, l’aver messo in scena una ipotesi credibile, con la presenza dell’autore sul lago d’Orta, nei suoi tragitti di giocatore incallito verso i casinò della Germania, partendo da Firenze dove soggiornava in quegli anni. Così, insieme ad alcuni personaggi del luogo, tra cui il Francesino, nipote di quel Giovanni emigrato oltralpe, da poco tornato a Orta nella casa dei suoi avi, il russo indaga sulla vicenda del passato, poco convinto della colpevolezza di quel Demetrio, di cui comprende bene la sregolatezza e il vizio del gioco. In un settimana (il racconto è scandito da una cadenza regolare di giorni susseguenti, divisi per fasce temporali di mattino, pomeriggio, sera, notte) avvengono le indagini e gli eventi che portano i numerosi personaggi a dipanare la tela dei misteri.

Accanto al delitto eccellente, ben documentato dalle cronache del tempo, con un giudizio e una sentenza prontamente eseguiti, ci sono altri delitti taciuti, nascosti o dimenticati, magari sotto la forma di suicidi indotti, di cui nessuno si dà più pena: quelli di tre donne le cui vicende si intrecciano con la famiglia Costa. E la diversa considerazione della vita di uomini e donne occupa un notevole spazio nella narrazione, nel confronto dei destini diversi. Sarà ancora una donna, la vecchia frescante Carlona Piana, anche lei imparentata con la famiglia Costa, abituata al duro lavoro dei pittori, con un fare sbrigativo e autorevole, e una acutezza di giudizio che la solleva dal panorama culturale gretto del borgo, a voler fare finalmente giustizia di tanta sofferenza femminile, dichiarandola apertamente in un’ultima opera di pittura, affrescando una sorta di Giudizio Universale, con i buoni e offesi da un lato, e gli indegni e i colpevoli dall’altro. Al centro una Madonna giustiziera, che rimette ordine nel mondo.

Un dato interessante del libro è l’attenzione al paesaggio, con il Sacro Monte di Orta, su cui si allungano le diverse Chiese costruite tra il 1590 e il 1788, dedicate al culto di San Francesco, ricche di statue a grandezza umana, meta di pellegrinaggi e visite ammirate di intellettuali, il lago e la vita dei popolani, alcuni luoghi radicati nella cultura del Lago, centro di simboli arcaici legati alla potenza femmnile, cone il Bus d’l’Orchéra (Antro dell’Orchessa), vero antro di accesso all’Inferno, dove avvenivano, nel passato, riti di propiziazione e di maledizione da parte delle donne.

Altro dato di interesse del romanzo è la scrittura a quattro mani, che sembra avere sciolti esiti, e mantiene una sperimentalità di tensione nella costruzione dei personaggi, ne disvela caratteri e punti di vista in un gioco di rimpallo riuscito, come tra chi si conosce bene, accoglie la lingua dell’altra, dell’altro, e la sa lavorare dall’interno. Qui ci sono passaggi dove sembra di sentire un timbro conosciuto, che si allinea e si distende nella costruzione complessiva del mondo. Un romanzo “fuori dal coro”, come si legge giustamente nei ringraziamenti finali, a testimoniare che il romanzo, ancora, sa creare un mondo che cattura, nella piacevolezza di una prosa che abbellisce la narrazione.

 

Nicola Fantini, Laura Pariani, Nostra Signora degli scorpioni, Sellerio, Palermo 2014, pp. 435, euro 15,00

 

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One Comment
  1. gianna

    Ciao Gabriella, questa tua recensione mi ha proprio incuriosita e comprerò il libro. Anche la recensione di Clotilde ha a che fare con un libro scritto a quattro mani. Pensavo, leggendola, anch’io che forse può essere la nuova frontiera della scrittura femminile, intrecci “ad arte” che possono creare nuove forme. Un abbraccio virtuale
    gianna

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