Idee/ Tra utopia e responsabilità

large_129Elisabetta Amalfitano, docente di filosofia nelle scuole superiori,nel suo Le gambe della sinistra, riprende il libro di Bobbio, Destra e sinistra (1994), perché di quel discorso, nonostante il fallimento del comunismo storico, resta la sfida di “rendere gli uomini più uguali combattendo contro le ingiustizie e i soprusi del potere”, perciò valida anche oggi, dove anzi nel logoramento della democrazia, svuotata dall’economico, le disuguaglianze sono aumentate: le litanie dominanti recitano che le distinzioni politiche non hanno più senso, quello che conta è la governabilità.

Dagli anni ottanta la globalizzazione sta erodendo il welfare europeo creato da decenni di pensiero e pratica di sinistra perché è venuto a mancare il necessario collante culturale, ma anche in questa “epoca dei grigi” la contrapposizione fra destra e sinistra è necessaria alla democrazia e l’autrice lo sostiene attraverso una serie di interviste, che problematizzano il tema, da Canfora, a Signorelli, Carlassare, Urbinati, Ciliberto, Longobardi, Fagioli, per superare gli errori di un comunismo che ha dimenticato la libertà e di un liberismo che ignora, oggi più che mai, l’uguaglianza. Gli studiosi e le studiose intervistati concordano sulla necessità dei due concetti e cercano di costruire un lessico di sinistra con parole-chiave: uguaglianza, libertà, umanesimo, laicità, conflitto, cultura, diversità… Occorre comunque – nota giustamente l’autrice – un grande lavoro culturale per ripensare le basi filosofiche che hanno contraddistinto la cultura di sinistra del ‘900, per recuperare quel nesso fra politica e cultura che “vent’anni di berlusconismo hanno cancellato” e “riscoprire il senso di un percorso che si fa con gli altri”.

Per Canfora “l’uguaglianza è una necessità, che si ripresenta continuamente come la fame”, ma può diventare privilegio, parassitismo, “raccolta delle briciole ai margini di un ordinamento sperequato che elargisce ‘bocconi’ come calmiere”: in tale deviante processo la ‘sinistra’ ha molte responsabilità, attratta dalla via demagogica che è la più facile da praticare. Ed a ragione sostiene che la ricorrente affermazione secondo cui la socialdemocrazia ha finito il suo ciclo, equivale a scoraggiare quel che resta di un movimento dei lavoratori organizzato, in un quadro in cui il sistema capitalistico “è pronto a portare l’umanità alla catastrofe, ma non a mollare un briciolo del profitto”.

Lorenza Carlassare mette in luce che la sinistra può oggi riappropriarsi del valore dell’uguaglianza applicando finalmente la Costituzione, e cita l’articolo 3 che parla sia di uguaglianza formale di tutti senza distinzione di sesso, lingua, razza, religione, opinioni politiche e condizioni sociali sia di uguaglianza sostanziale, invitando a rimuovere gli eventuali ostacoli: “L’uguaglianza entra come elemento essenziale e dominante nel progetto di trasformazione della società che i Costituenti intendevano realizzare”. La classe politica che ci governa privilegia invece costantemente determinate fasce sociali “in aperto spregio allo spirito della Costituzione”.

I padri costituenti, scrive Amalfitano, puntavano l’attenzione non tanto sull’uguaglianza dei risultati, quanto sull’uguaglianza di partenza, così da garantire l’intreccio con la libertà: un’uguaglianza sostanziale fra cittadini, secondo le proprie identità e percorsi, per declinare uguaglianza, libertà e diversità: “dirci tutti umani senza annullare le rispettive differenze”. La sinistra deve – sottolinea – interrogarsi su tutto questo e superare stereotipi, come quello relativo all’ immagine femminile.

Nadia Urbinati disquisisce sul fatto che se siamo uguali perché della stessa specie, siamo diversi come singoli e possiamo diventare diseguali in relazione. Ma la sinistra deve assegnare “grande importanza all’uguaglianza formale di fronte alla legge”, affinché le differenze non si traducano in ragioni di dominio: è la condizione che chiamiamo di “cittadinanza democratica”. E ritiene ugualmente importante – portando ad esempio lo svuotamento della legge 194 con il problema dei medici obiettori – la laicità, nel senso che la “legge ‘parli la lingua del cittadino e basta”; al di là della religione. Su questo Signorelli accusa la sinistra ( giustamente puntualizza: “ammesso che possiamo considerare sinistra il Partito democratico”) di non dire nulla su questa “ignobile macchina dell’obiezione di coscienza”, a difesa della 194 che valorizza l’autonomia decisionale di soggetti adulti come sono le donne

All’interessante libro di Amalfitano vorrei solo aggiungere – senza addentrarmi nel complesso dibattito uguaglianza/differenza proprio dei femminismi – che, come dice Emma Baeri, nella tradizione occidentale uguaglianza è parola di genere maschile: fin dalle origini infatti la democrazia è un patto tra uomini uguali e liberi, e nasce sull’esclusione delle donne, la cui tardiva inclusione e l’incompiutezza del diritto pieno sono l’esito prevedibile di quel vizio d’origine. Le donne dei movimenti – nell’attenzione a superare ogni forzata identificazione che mascherasse l’inferiorità della donna – hanno guardato nel tempo all’uguaglianza, che di volta in volta ha preso i nomi di emancipazione, equivalenza, diversità, parità, pari opportunità, in una non-appartenenza fatta di scarti per far valere la differenza. L’uguaglianza materiale dovrebbe infatti articolarsi nella valorizzazione delle singole diversità, e la politica con le sue leggi e le sua prassi tutelare che ciascun* abbia le stesse opportunità di realizzarsi.

Il processo di uguaglianza non può essere che dinamico, aperto per evitare qualsiasi distorsione. Oggi occorre, a mio avviso, un nesso organico tra uguaglianza e differenza, in Italia e in tutti i Nord e Sud del mondo, per aprire le porte a una diversa concettualizzazione e pratica delle cittadinanze plurali, in una partecipazione attiva alla gestione politica di tutti i differenti soggetti, riflessa nei programmi, nel linguaggio, nella rappresentanza, nelle scelte legislative: un’utopia da perseguire con rabbia (Lorde) e con responsabilità (Spivak), per cercare di realizzare una vita buona per tutt* (Butler).

Elisabetta Amalfitano, Le gambe della sinistra, L’Asino d’oro, 2014, 152 pagine, 12 euro

Emma Baeri, Dividua. Femminismo e cittadinanza, Il Poligrafo 2013.

Norberto Bobbio, Destra e sinistra. Ragioni e significato di una distinzione politica,   Donzelli 1994.

Judith Butler, A chi spetta una buona vita?, nottetempo 2013

Gayatri Spivak “L’imperativo di re-immaginare il pianeta”, Aut-Aut 2002.

Audre Lorde, Sorella outsider, Il dito e la luna 2014.

 

 

 

PASSAPAROLA: Facebooktwittergoogle_pluspinterestFacebooktwittergoogle_pluspinterest GRAZIE ♥
The following two tabs change content below.
La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.

Ultimi post di SIL - SOCIETÀ DELLE LETTERATE (vedi tutti)

Categorie
0 Comments
0 Pings & Trackbacks

Lascia un commento