Le parole possono salvare il mondo

writable_Volumi_Israeliana_Il_grande_circo_delle_ideeSintetizzare il romanzo di questa scrittrice-scenografa-costumista-paladina dei diritti umani-inventrice israeliana non è affatto semplice. E non soltanto perché Miki Bencnaan ha scritto 414 pagine, intrecciando le vicende di tantissimi personaggi, dal periodo nazista a oggi. Ma perché il romanzo le assomiglia: mischia narrazioni e diari, filastrocche e disegni, narratori e tempi diversi, posti sparpagliati sulla Terra e pure fantasie. Fa ridere, piangere, riflettere. E si muove davvero sul filo sospeso di un equilibrista, come in fondo il titolo, Il grande circo delle idee, suggerisce. Di fronte all’intolleranza, che, ahimè, sembra non avere cicli storici come le malattie, ma parrebbe endemica, e che vorrebbe mettere al bando gli intellettuali israeliani per la colpe del loro governo a proposito di Gaza, la Bencnaan scrive ciò che ha ripetuto anche al Festival della letteratura di Mantova, con Michela Murgia: le parole possono salvare il mondo. La fantasia, il sorriso e il gioco possono mettere a nudo gli infiniti paradossi della storia, le sue contraddizioni, le sue piccinerie e grandezze e quindi spingere le persone a rifiutare qualsiasi integralismo.

Il grande circo delle idee, il suo secondo romanzo (best-seller nonostante l’uscita con una piccola casa editrice), non è un libro perfetto. A volte è anche confuso e non tutti i passaggi e gli intrecci tra le storie sono chiariti, come se l’autrice, nella sua bulimia affabulatrice, abbia fretta di andare oltre, aggiungere altri elementi, inventare altre prodezze. Però è godibilissimo e visto il tema, gli effetti della Shoah, non era così scontato. La storia, come ho detto, non è facile da sintetizzare ma sostanzialmente gira intorno a uno scambio di due bambine: nel campo di sterminio di Bełżec, un compositore a cui i nazisti hanno sterminato la famiglia, riesce a vendicarsi, uccidendo il capo del lager e sua moglie e dando fuoco alla casa. Nel parapiglia la figlia del nazista viene, per una serie di coincidenze e per un improbabile travestimento, scambiata con la bambina ebrea con cui sta giocando e spedita alle camere a gas. Sopravvivono entrambe. Quasi 70 anni dopo le due donne muoiono insieme, dopo che il compositore (sopravvissuto anche lui alla Shoah), in modo davvero rocambolesco, ha fatto in modo che si ritrovino.

Il modo in cui ciò avviene è in fondo allarmante e svela un dubbio di fondo dell’autrice: ma chi può dirsi davvero buono? Intorno a questi tre personaggi ne girano molti altri, tutti con storie incredibili, non tutti ebrei. Il cuore della vicenda si svolge a Gerusalemme, nella casa di riposo Yadlitza Norbert. Ha molto a vedere con gli elefanti ma non vi anticipo perché.

Miki Bencnaan, che è di Tel Aviv, in qualche modo si fa erede della tradizione favolistica e ironica della cultura ebraica dell’Europa orientale. Ma nella sua scrittura c’è una luce in più che, con una certa dose di retorica, potremmo legare al cielo del Mediterraneo meridionale (anche se dalle sue pagine sembra che in Israele piova spessissimo). Si esce dalla lettura divertiti e perplessi, con la certezza che Miki, pur affidando in teoria la morale del libro a noi lettori, in realtà ci avverte che, prima di giudicare, occorre imparare ad accogliere le contraddizioni, ad accettare l’improbabile, a condividere il dolore altrui. E che proprio il dolore ha mille rivoli: anche per questo ci riguarda più di quanto possiamo credere.

Miki Bencnaan, Il grande circo delle idee, Giuntina, (traduzione a cura di Anna Linda Callow), pp. 414, euro 18.

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