Eroine dell'epica femminile

51RMJWmfJVL._SL500_AA300_-150x150Ormai nella critica letteraria femminista, contestata qualsiasi pretesa di unicità propria del canone, emerge una molteplicità di testi indagati come luoghi in cui si articolano intrecci contaminazioni e conflitti. Qui i saggi sono introdotti da una riflessione sull’idea di epica e sulle definizioni, problematicamente contraddittorie, assunte nella sua storia, e sono legati da una rete di rimandi ed echi interni ed esterni che mettono in rilievo pratiche discorsive e relazioni proprie di chi è abituata ad uno scambio/confronto intorno ad un tema scelto. Il pensiero delle donne è segnato del resto dalla continua messa in discussione degli assunti, da saperi migranti, da contrasti ed elaborazioni in costante evoluzione. Il libro nasce infatti, dopo alcuni incontri, dal X Seminario residenziale estivo della Sil (2009), offrendo non risposte ma ulteriori domande che complicano e arricchiscono la ricerca: è un riattraversare cinema e letteratura interrogandoli con uno sguardo che rifletta passaggi e transiti (Spivak). Le scrittrici trattate si rivelano estranee così ai generi codificati, smontandoli dall’interno o complicandoli. Già nel Seminario del 2002 era stato indagato il difficile rapporto tra romanzo di formazione codificato e scritture delle donne per “individuare situazioni di libertà rispetto alle normazioni e culturali e letterarie”.

Attorno alla domanda «esiste un’epica femminile?» ed alla ricerca su parole-chiave quali «eroina, impresa, coraggio, mondo, spostamento», Fortini, Petrignani, Gramaglia, Guarracino, Curti, Vitale, Bono, Luongo, Sarasini, les iles postexotiques ideadestroyingmuros, in un’ampia ricognizione nei testi di autrici di epoche e culture differenti, mettono in scena alcune avvincenti protagoniste che risultano diversamente epiche, rispetto al genere tradizionale, del resto non così monolitico come si penserebbe. Dai poemi classici al dibattito sulla nuova narrativa epica italiana inaugurato da Wu Ming, teorie libri e contesti attraversati mettono in luce la complessità offerta dai saggi raccolti.

Fra i tanti stimoli offerti dalle varie riflessioni, mi soffermo su alcuni sguardi: Laura Fortini («Un altro epos: scrittrici del Novecento italiano») riferendosi ad una riflessione storica sulla nozione di epica, s’interroga sull’esistenza di una sua versione femminile e rilegge alcune autrici che mostrano altre possibilità dell’epica: con la «stramba epopea» usata dalla voce narrante di Menzogna e sortilegio di Morante, per affabulare con la storia della sua famiglia attraverso tre generazioni, si dipana un’epica «rivolta non alla guerra […] quanto piuttosto all’amore e a modi di essere diversamente epici, per come esso governa le vite e le possibilità di stare al mondo consoni a sé e al proprio desiderio». Nel romanzo Nascita e morte della massaia di Paola Masino, è la madre a consegnare la figlia al ruolo di massaia e «a inaugurare la lunga lotta epica contro tale destino». In Ballata levantina di Fausta Cialente, la narrazione assume valenze epiche «per quell’essere il proprio corpo l’unica, possibile, vera casa, indipendentemente dalla terra in cui abita». Fortini definisce infine, nella sua analisi di diversamente epiche, la voce narrante de L’arte della gioia di Goliarda Sapienza come ‘eroina’ ed epiche le modalità di narrazione per «la libertà sovversiva di Modesta che attraversa tutto il secolo», in nome di «una rivoluzione per la quale occorre fantasia perché è tutta da inventare».

Doris Lessing, nella motivazione del Premio Nobel definita, «epica cantatrice dell’esperienza femminile», è analizzata da Bia Sarasini («L’ira, la guerra, la cura e la parabola di Martha Quest») in un corpo a corpo con il destino femminile e la storia del Novecento. Partendo dal quadro «Le cucitrici di camicie rosse» di Borrani (1863)   Sarasini sottolinea come in quello spazio intimo pure sono evocati i combattenti nel sentimento comune risorgimentale, al di là del codificato schema dentro/fuori, casa/mondo, per far emergere la complessa relazione tra vita quotidiana e guerra. Ora comunque le donne sono uscite e occupano lo steso spazio pubblico degli uomini: se sono eroine, di cosa lo sono? Nel ciclo I figli della violenza (1952-1969), Martha Quest (che vuol dire ‘ricerca’) «è in lotta con tutto, i genitori, il suo destino, perfino la magnifica terra» africana in cui vive: da quel luogo a Londra, dal matrimonio alla solitudine, alla catastrofe nucleare emerge il rapporto della coscienza femminile con il mondo. Tutti subiscono la forza che distrugge, nota Sarasini, riprendendo la lettura dell’Iliade fatta da Weil, dai soldati nel risorgimento alle cucitrici: l’ira di Martha però non porta alla morte, vuole vivere anche se stanca e sconfitta.

Ma un’epica così problematica e complessa continua nell’oggi con le nuove lotte tratteggiate dal testo collettivo de «les iles postexotiques ideadestroyingmuros», «due spazi trans-culturali e dis/educativi di azione artistica collettiva»: «La fuga ai tempi del secondo governo Berlusconi è stata per noi, nate tra il 1978 e il 1983, una scelta radicale di emancipazione positiva che ci permette di posizionarci in modo (auto)critico rispetto alla contemporanea neodiaspora italiana e al processo di europeizzazione in atto». Le resistenti dichiarano di aver composto «un’epica di amiche», situata «di passaggio tra nuovi processi emozionali e pratiche anticapitaliste condivise». Il tipo di resistenze che vivono si forma nella rabbia nei passaggi continui tra tre contesti, italiano, spagnolo e francese: «Il problema è che la rabbia/ può rendere ciechi e inermi/ lo sforzo è/ incontrare una strategia/ per resisterle e sfruttarla./ Se tutto intorno si presenta come normale/ allora va creato artificialmente lo stato di emergenza./ A crearlo ci pensano i poeti/ e io credo,/ come i poeti, siano gli artisti» (Flow II).

Ancora una volta la critica letteraria femminista destabilizza i discorsi egemonici mostrando i generi «come passibili nel tempo di mutamenti dovuti a fattori, oltre che estetici, tanto culturali quanto socio-politici», sottolinea Paola Bono analizzando Alice Notley che scrive: “A partire”/ ”dai sogni noi” “possiamo cambiare” “riusciremo a cambiare”. “Quel che ora possiamo avere” […] “è l’infinità” “nelle nostre vite”.

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Epiche. Altre imprese, altre narrazioni. A cura di Paola Bono e Bia Sarasini, Iacobelli editore 2014, pp. 239, euro 14,90

Gayatri C. Spivak , Critica della ragione postcoloniale, Meltemi 2004

Paola Bono e Laura Fortini (a cura di), Il romanzo del divenire. Un Bildungsroman delle donne? Iacobelli 2007

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