Alla ricerca di Virginia

La mostra Art, life and vision alla National Portrait Gallery, curata dalla critica, biografa e storica Frances Spalding – assistita da Claudia Tobin con Paul Moorhouse – si è conclusa il 26 ottobre ed è uno spaccato della vita pubblica e privata di Virginia Woolf. « La sua vita, il suo lavoro, l’identità pubblica e i suoi amici, l’interesse per la modernità e la sua ossessione col passato». Così recita il manifesto all’ingresso.

Spalding ha scritto The Bloomsbury Group, per la National Portrait Gallery con le biografie di Roger Fry, Vanessa Bell e Duncan Grant, ed è Professor of Art History all’Università di Newcastle.

Virginia Woolf (1927)

All’entrata ci accoglie una foto di Virginia del 1927 di un fotografo sconosciuto, in prestito per la mostra dal Mortimer Rare Book Room in Massachussets. Il suo sguardo appare penetrante, attento all’ascolto, un po’ pensieroso, di soave bellezza.

È presente un’ampia collezione di fotografie fatte a Virginia, scattate soprattutto dall’amica Gisèle Freund, che fu tra le prime a utilizzare pellicole a colori. Ci sono quelle scattate a Woolf dalla zia, famosa fotografa, Julia Margaret Cameron, e poi da Man Ray, insieme al busto dedicatole da Stephen Tomlin nel 1931.

Figurano anche le foto della poeta Elizabeth Barrett Browning, che nel 1933 ispirò Virginia per un piccolo romanzo biografico intitolato Flush, dal nome del cocker spaniel dal pelo fulvo di Elizabeth. In questo libro è proprio attraverso lo sguardo del cane che si racconta la vita della poeta, dalla sua malattia al matrimonio col poeta Robert Browing, alla sua fuga in Italia e alla nascita del loro figlio Pen.

La mostra dedicata a Virginia Woolf è un percorso per tappe e presenze significative: l’adorato fratello Thoby con cui trascorrerà infanzia e gioventù e che la convincerà a imparare la lingua greca. È proprio in Grecia che Thoby, a cui dedicherà La stanza di Jacob, trova la morte per tifo. C’è Vita Sackeville West, il grande amore di Virginia, la sua «adorabile creatura» che per lei inventò nomignoli di animali bizzarri. Perché Vita comunicava col corpo, Vita era la vita che Virginia bramava. E Katherine Mansfield, di cui Virginia, pur ammirandone moltissimo il talento e lo stile, era gelosa, nonostante parlassero e si confrontassero del proprio lavoro. E la foto della casa dove Virginia e Leonard Woolf, da sposati, abitavano, a Tavistock Square, con le decorazioni della sorella Vanessa, bombardata il 20 ottobre 1940. L’orrore della guerra di Spagna, che causerà la morte del nipote Julian di 29 anni, mentre guidava un’ambulanza. Da lì il suo impegno per portare a Londra il quadro Guernica di Picasso alla New Burlington Galleries nel 1938.

Virginia infatti era molto colpita dalla pittura dei postimpressionisti che aveva potuto ammirare grazie alla mostra organizzata dall’amico Roger Fry (di cui dopo la morte scrisse la biografia) nell’autunno del 1910 alla London Grafton Gallery: «Ci sono sei mele nel quadro di Cézanne. Che cosa non possono essere sei mele? C’è il rapporto tra ognuna di loro, e il colore e il volume…Quanto più le si guarda tanto più le mele sembrano diventare più rosse e rotonde, e più verdi e pesanti. Ho il sospetto di una assai misteriosa coltivazione…» (1)

Andando avanti si possono ammirare i libri stampati in casa da Virginia e Leonard per la Hogarth Press, quando nel marzo del 1917 comprarono una pressa in Farringdon Street e la sistemarono nella loro nuova casa, appunto Hogarth House, con le copertine dipinte dalla sorella Vanessa. In un mese pubblicarono due racconti: Il segno sul muro di Virginia (il mondo visto da una lumaca sul muro del giardino) e Tre ebrei di Leonard.

Nella casa Stephen, frequentata da personaggi illustri quali Henry James e J.M.Keynes, la parola scritta era da sempre una grande passione. C’era il giornale dei figli Stephen, l’Hide Park Gate news a cui collaborava anche Virginia, di cui è stato esposto il n. 8 (volume 5).

Mi soffermo su una foto in Virginia ancora bambina osserva i genitori Leslie Stephen e Julia Jackson attenti nella lettura, quasi invidiosa della loro intimità nella quale lei si sentirà sempre esclusa.

Le foto esposte sono moltissime così come i ritratti; per esempio quelli del gruppo di amici di Bloomsbury come Clive Bell, Roger Fry, Lytton Stracey, Leonard Woolf e Thoby, Duncan Grant, Saxon Sidney Turner, Erano gli anni in cui Vanessa e Virginia apparivano «affamate di futuro», così le descrisse Henry James.

Finalmente ho ammirato alcuni dei quadri della sorella di Virginia, Vanessa. Solo uno, astratto, è esposto alla Tate Modern Gallery. Qui a Londra ci sono alcuni ritratti di Virginia e una grande tela, «La conversazione», che ritrae tre donne in una massa di colore. Un tempo prezioso è invece dedicato alla visione delle copertine dei libri: Le Onde, Tre ghinee, Una stanza tutta per sé.

Ma sono soprattutto le lettere di Virginia, i suoi manoscritti, come quello illustrato dall’amico Quentin Bell L’arrivo al 46 di Gordon Square, che riempiono di emozione. Una scrittura minuta, rapida. E’ come spiare da un velo strappato il «volo della mente» di Virginia: «Io consegno un tipo diverso di bellezza, raggiungo una simmetria attraverso infinite discordanze, mostrando tutte le tracce del passaggio della mente per il mondo, e alla fine ottengo una sorta di insieme fatto di frammenti vibranti; questo mi pare il processo materiale, il volo della mente» (2)

Il desiderio di amore di Virginia era vorace, come quello di una bambina. Sua madre, prima che venisse colta dalla morte, era stata sempre occupata col figlio più piccolo, Adrian. Vanessa ormai aveva la sua famiglia. Per questo alla fine decise di sposare Leonard, anche se prima delle nozze lo avvertì che non si sentiva affatto attratta fisicamente da lui. In questo per Leonard il matrimonio fu un disastro, ma amò Virginia fino alla fine, annotando in un diario ogni sintomo della sua malattia, spiandone i gesti, per anticiparla. L’infaticabile ed efficiente funzionario dell’impero britannico a Ceylon, diventò uno scrupoloso e caparbio sostegno della moglie, rifiutandosi sempre di farla ricoverare in un istituto. In fondo, nello stemma di famiglia suo padre aveva messo un lupo come simbolo e la scritta «thoroughly», cioè «fino in fondo, fino alla fine». Grazie al servizio reso nelle colonie riuscì a farsi esonerare dal servizio militare durante la seconda guerra mondiale, per accudire Virginia. Nella mostra si possono leggere anche le lettere di corteggiamento in cui le scriveva «La più cara tra tutte le creature più amate (…) cercherò di dirti quello che provo». C’era una grande sintonia intellettuale e un grande rispetto tra i due coniugi. Ogni libro, articolo che Virginia scriveva, ormai libera di poterlo stampare da sé senza sottostare alla critiche degli editori, lo faceva leggere prima di tutti a Leonard, solo dopo il suo giudizio positivo lo offriva al mondo: «Sono la sola donna in Inghilterra libera di scrivere ciò che vuole» (3). E in una lettera scrive «My thinking is my fighting».

Grande è la commozione nel vedere il bastone da passeggio di Virginia, quello che fu trovato da Leonard sul greto del fiume Ouse quel giorno del marzo del 1941, e gli fece capire immediatamente dove era andata sua moglie. E le due lettere che prima di dirigersi verso il fiume, scrisse a Vanessa e a Leonard. Rassicurò quest’ultimo dicendogli quanto si era sentita amata da lui e perfettamente felice. Ma l’ombra della malattia, «the sound of breaking and falling, crashing and distruction» (4) che tornava, che non le consentiva di scrivere, e quindi di vivere, che la scaraventava in uno spazio buio, lontano dalle persone che amava, per lei così importanti, la fece prendere quell’ultima decisione. «I can’t fight any longer» scrive al marito. E a Vanessa «I can hardly think clearly any more». Per Virginia la scrittura era la vita, come scrive Liliana Rampello (5) «E’ una faccenda d’amore, d’amore intenso per tutto ciò che la circonda»; «è che mi piace la vita umana presa alla grande, con calore e avventura: cani, fiori, figli, case» (6).

Leonard si farà aiutare dal nipote Quentin Bell, e da sua moglie Anne Olivier Bell, a raccogliere e pubblicare tutti i diari di Virginia tra il 1977 e il 1984.

Alla fine della mostra è esposto il libro nero scritto da Adolf Hitler con la lista delle persone da far scomparire, una volta vinta la battaglia d’Inghilterra. Insieme a Winston Churchill ci sono Virginia e Leonard Woolf, scrittori. Il libro fu trovato nel 1945 dal Servizio d’Intelligence inglese.

Virginia Woolf era una grande artista perché «ebbe il coraggio della propria libertà» (7). Ed era una donna straordinaria che credeva nella potenza dell’istruzione, dell’indipendenza economica in «una stanza tutta per sé» dove creare quelle grandi opere, degne della immaginaria e possibile «sorella di Shakespeare».

Ecco perché il Centro di cultura femminista fondato a Roma nel 1979 s’intitolò a lei, e quando nel 1975 la casa editrice La Tartaruga pubblicò nella nostra lingua Le tre ghinee le donne del femminismo la nominarono madre di tutte noi. «Virginia consegnava alle donne il compito di fare quotidianamente luce»: con queste parole Liliana Paoletti Buti, una donna che ha contribuito a fondare e a far crescere il Centro Donna di Livorno – ora a lei intitolato – e in cui pratico politica con altre femministe, presentava una piccola mostra fotografica su Virginia Woolf, organizzata lì al Centro nell’aprile-maggio del 1984, curata dal centro studi Donnawomanfemme e in collaborazione col British Council. E nel 1992 proiettammo il video L’addio prodotto dal laboratorio Cinema Donne di Torino con la regia di Milli Toja.

Virginia amava anche Londra, era la sua musa, come scrive Nadia Fusini (8). «Esco e pongo il piede su un magico tappeto giallo fulvo, e mi trovo rapita via, nella bellezza senza neppure alzare un dito. Uno stupore le notti, con tutti quei portici bianchi e i vasti viali silenziosi (…) Uno di questi giorni scriverò di Londra, come raccoglie la vita intima e la trasporta, senza sforzo alcuno» (9). E scrisse cinque articoli su Londra, usciti a mesi alterni nel 1931 sul mensile Good Housekeeping. (10).

Ho girovagato per le strade di Londra, cercando le tracce di Virginia, nelle case di Bloomsbury dove ha abitato, in Gordon Square e Fitroy Square. Le piazze alberate, i parchi con i caldi colori autunnali abitati dagli scoiattoli, i palazzi eleganti e sobri, la statua di W.Shakespeare con una pergamena con scritto: There is no darkness but ignorance.

Mi sentivo quasi una Clarissa Dalloway, persa nel ricordo di ciò che avevo potuto ammirare alla mostra, delle parole di Virginia, dei suoi libri che fanno parte della mia “educazione politica” fin da quando ero molto giovane e incontrai il femminismo. Grazie a Virginia e a molte altre madri simboliche e alle amiche Eveline del centro Donna, ho imparato «a fare quotidianamente luce» nella mia vita, ad alzare il velo sui desideri, sui sogni, nei mille fili che compongono una vita.

Note:

1- da Nomi. Undici scritture al femminile di Nadia Fusini, ed. Donzelli Virgola, pag. 125

2-da Diari di viaggio in Italia, Grecia e Turchia, di Virginia Woolf, ed. Mattioli 1885 (e 2011) a cura di Francesca Cosi e Alessandra Repossi, pagg. 77-78;

3- da Il canto del mondo reale di Liliana Rampello ed. Il saggiatore Milano 2005 pag. 42.

4- da Nomi. Undici scritture al femminile” op.cit., pag. 108

5- da Il canto del mondo reale op. cit. pag. 46

6- dalle Lettere V pag. 236, citata in Il canto del mondo reale pag. 46, op.cit.

7- da Possiedo la mia anima. Il segreto di Virginia Woolf di Nadia Fusini, Oscar Mondadori 2006 pag.55

8- da Possiedo la mia anima” op. cit.

9-da Diario di una scrittrice in Il canto del mondo reale op. cit. pagg 32-33

10- da Scene di Londra, di Virginia Woolf A.Mondadori ed. 1982 (a cura di Grazia Livi)

*

Galleria fotografica e legenda

Dentro la mostra era proibito fotografare quindi, escluso ovviamente le foto degli esterni e del quadro esposto alla Tate Modern Gallery, le altre immagini sono tratte dal catalogo già disponibile: Virginia Woolf Art.Life and vision, a cura di Frances Spalding.

2

i coniugi Stephen che leggono, dietro sulla destra si vede Virginia ragazzina che li osserva

4 3

ritratti a olio di Virginia e della sorella Vanessa Bell

5

foto di Virginia apparsa su Vogue magazine, maggio 1925

6

una pagina del diario di Virginia

7

l’ultima lettera lasciata a Vanessa

8

Le Onde, copertina creata e dipinta da Vanessa Bell

10 9

manoscritto originale di Una stanza tutta per sé

12 11

I manifesti della mostra fuori dalla National Portrait Gallery

13

quadro astratto di Vanessa Bell esposto alla Tate Modern Gallery

15 14

casa a Fitzroy Square n. 29 a Bloomsbury

17 16

casa a Gordon Square 50 (prima forse era n.° 46, dove attualmente c’è solo una targa per ricordare che ci ha vissuto J.M.Keynes) a Bloomsbury.

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