L'anno che verrà

Buon-Anno5La settimana scorsa abbiamo scelto le parole di Giacomo Leopardi per dirlo:

«Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi nuovi?».

Ovvero l’inizio di una delle ultime Operette morali, scritta  nel 1832 da Giacomo Leopardi Il giovane favoloso, come lo ha chiamato Annamaria Ortese: Dialogo tra un venditore d’almanacchi e un passeggere. Un testo breve, che così si conclude:

«Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

Venditore. Speriamo

Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete»

 

Ogni anno che viene nelle nostre attese sarà più felice di quello passato. Per definizione. Perché non ne sappiamo nulla. Perché è appena nat*, rispetto al vecchione che se ne va. Eppure oggi riesce difficile pensarlo. Anche questa facile simbologia suona vuota.

Forse per questo non siete state in molte a rispondere. Alcune parole però sono arrivate. Rispetto, autenticità, lotta, aiuto.

Dicono tutte di una crisi, di un momento difficile.

Allora il mio augurio è la speranza. Non una speranza generica, in un anno migliore.

Speranza che confida nella forza, nel coraggio, nelle imprese che sapremo pensare per questo mondo che non ne vuole più sapere di disuguaglianza, ingiustizia, povertà.

Dal direttivo della Sil viene l’invito a pensare a belle persone  con cui si vorrebbe passare il nuovo anno. A me vengono in mente Rosa Parks, Grace Paley, grande scrittrice e attivista instancabile, e una personaggia che in questi giorni non riesco a dimenticare: Katniss Everdeen, la protagonista di Hunger Games. Tutte parlano di lotta, di rivolta, di non accontentarsi di quello che c’è. Di pensare alla giustizia. Anche quando si racconta l’anno che verrà.

Bia Sarasini

 

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