Quel tempo terribile e magnifico

Leggere un libro di storia con lo stesso slancio di un’avventura di Salgari è cosa strana: lo dicevo tra me e me mentre si delineava ai miei occhi la figura di una donna eccezionale che ha agito nell’ambito dell’antifascismo e della Resistenza, a cui è stata dedicata una via a Bolzano, sede di uno dei campi di concentramento di prigionieri italiani destinati alla deportazione nei Lager tedeschi.

Il filo conduttore di quest’avventura umana è dato da una lunghissima e affettuosissima lettera che Ada Buffulini scrive nel 1947 al figlio Mauro appena nato, perché una volta cresciuto possa pensare a lei non come a una tenera vecchietta, ma come a una donna che ha saputo dare significato e coerenza alle proprie azioni, e per questo incomincia a narrargli la propria vita dall’inizio.

Ada è triestina, e per quanto non parli bene della ristrettezza di orizzonti della sua educazione borghese, incapace di concepire l’opposizione all’ordine costituito in quanto tale, ha l’indipendenza di giudizio e la determinazione tipiche delle nostre “mule triestine”, come se il merito fosse dell’aria natia. Certo è che la libertà la trova nel trasferirsi a Milano per studiare medicina, fatto notevole per i tempi, e nell’entrare in contatto con l’ambiente antifascista milanese.

L’attività clandestina la porta, come racconta in un articolo scritto nel dopoguerra, all’arresto nel luglio 1944, alla detenzione a S. Vittore, da dove scrive numerose lettere a Lelio Basso trattando argomenti politici e raccontando con grande vivacità alcuni episodi rocamboleschi legati alla sua cattura. Successivamente, nel settembre 1944, viene deportata nel Lager di Bolzano. In questi luoghi Ada utilizza la sua competenza di medico e la sua grande capacità organizzativa per intessere una rete di assistenza verso i compagni di prigionia davvero stupefacente, attraverso i contatti con altri oppositori al regime in clandestinità o con persone disposte a soccorrere gli internati. Soprattutto a Bolzano trova l’aiuto di molti abitanti del luogo, ma colpiscono l’immediatezza e la lucidità nel trovare le vie di comunicazione adatte a costruire un’organizzazione di soccorso valida.

Riusciamo a sapere tutto ciò dalle numerose testimonianze, ma soprattutto dalle lettere che lei stessa riesce a mandare dalla prigionia, lettere dalle quali non traspare mai un momento di sconforto, di debolezza: nonostante abbia gravi problemi di salute, rassicura tutti sul fatto che sta bene, e chiede continuamente aiuto non per sé ma per i compagni in difficoltà, motivando anche le richieste più pressanti; e quando una sola volta le è impossibile nascondere l’angoscia che le provocano i rischi che sta correndo, lo fa prendendosi in giro, scherzando con le proprie paure e minimizzandole.

Il libro alterna la narrazione di Ada al figlio con la ricostruzione degli eventi basata su documenti, e rimanda progressivamente alle lettere scritte nel periodo corrispondente, riportate in appendice. Così il lettore può scegliere, come in un libro-game, in che modo continuare la lettura. Io ho scelto di considerare i biglietti come parte della narrazione, e li ho letti man mano, perché solo così risultava evidente il modo di operare di questa donna straordinaria.

L’ultimo capitolo che ho letto quindi è stato quello in cui sono riportate le parole di alcuni protagonisti della Resistenza a Bolzano e le testimonianze dei compagni di deportazione, che, magari storpiandone il cognome così particolare, la ricordano con gratitudine e affetto: essi raccontano fatti che tutti più o meno conosciamo, ma per me è stato stridente il contrasto tra l’orrore degli episodi di crudeltà narrati e la calma apparentemente asettica delle lettere di Ada Buffulini, volta a esporre necessità e mettere in evidenza difficoltà organizzative e contrasti ideologici all’interno del campo, evitando così di angosciare ulteriormente chi sta fuori dal Lager.

Nel dopoguerra, senza dimenticare la sua fortissima passione politica, tornerà al suo lavoro di medico e alla vita normale sposando Carlo Venegoni, conosciuto nel Lager, con il quale avrà tre figli, Mauro, Marina e Dario.

Il figlio Dario, scrupoloso curatore di questo libro, è riuscito con discrezione meticolosa e oggettività storica a darci il ritratto di una donna davvero speciale, dalla personalità complessa, multiforme nei suoi interessi e decisissima nel portare a buon fine ciò in cui crede.

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Ada Buffulini, Quel tempo terribile e magnifico. Lettere clandestine da San Vittore e dal Lager di Bolzano e altri scritti, a cura di Dario Venegoni, prefazione di Tiziana Valpiana, Mimesis, Milano-Udine 2015, pp. 322, € 22.

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