Dal diario di una femminista etero e attempata

Sono le 16,30 del 20 giugno scorso, la saletta della Feltrinelli di Genova è già stracolma, l’atmosfera è gioiosa ed ha il sapore della leggerezza, dell’amicizia e dell’amore. La senatrice Monica Cirinnà, firmataria della legge sulle unioni civili e Samuele Cafasso, giornalista sono qui per presentare E il cuore salta un battito di Claudio Rossi Marcelli. Organizzano Arcigay L’Approdo e Famiglie Arcobaleno.

Con me è venuta mia nuora, ammira molto Claudio Rossi Marcelli e tramite fb gli ha promesso dei muffins, che ha regolarmente portato, stivati nella sua borsa da Mary Poppins. Mio figlio non è potuto venire, lavora, è uno di quei lavoratori “atipici” che sono ormai assolutamente “tipici”.

La presenza è eterogenea, etero, gay, famiglie…. Si inizia con una bellissima fotografia di gruppo con donne, uomini, bambini, famiglie, veramente non si capisce la differenza. Qui nessuno è contro qualcuno, viva le famiglie!

Claudio inizia a raccontare di come sia “normale” l’amore in una coppia omosessuale. Di come tutto sia perfettamente uguale a ciò che capita a qualunque ragazzo o ragazza che incontra l’amore: il cuore salta un battito.

Nel suo libro racconta come stavano le cose negli anni Novanta, le battaglie del movimento Lgbt per affermarsi ed uscire dall’ombra ed allo stesso tempo con ironia e leggerezza narra delle emozioni vissute dai ragazzi di allora, ed immancabilmente arriviamo al confronto con l’attualità, all’omofobia dilagante, al dibattito sui matrimoni gay, sull’adozione.

Con Monica Cirinnà si parla della proposta di legge sulle unioni civili, è ottimista, cautamente ottimista. In fin dei conti ci dice di avere pazienza, per il matrimonio egualitario ci vorrà un po’ di tempo, intanto cerchiamo di incassare questo. In Italia abbiamo bisogno di tempi lunghi, ma ci si arriverà, ne sappiamo qualche cosa noi femministe. Noi femministe, però, sappiamo anche che ciò che si è conquistato negli anni ’70 va continuamente difeso.

Il confronto con la realtà della società danese (Claudio vive in Danimarca), dove i diritti sono effettivamente eguali per tutti e il matrimonio egualitario è da tempo legittimato, porta nella sala una ventata di sana invidia, che colpisce tutti, etero ed omosessuali. In Danimarca (come in Irlanda ora) il fatto che vi sia una legge che sancisce l’eguaglianza dei diritti, da molta serenità nel rivendicarli, perché semmai è in torto chi li nega.

Vero, mi dico, e al tempo stesso penso alla legge 194 e alla fregatura posta nella legge stessa, che da modo ad un singolo medico obiettore di negarmi quello stesso diritto sancito dalla legge. Italia paese della complessità.

In conclusione, ci sono molte cose che ci uniscono, rivendicare diritti uguali per tutti e difenderli, non è mai escludere qualcuno e dal loro riconoscimento nasce un bene per tutti ed una società pacificata. Abbiamo chiamato infatti la giornata del 4 luglio a Genova Liguria Colorata Pride – la festa dell’indipendenza dagli stereotipi e, noi della Rete di donne per la politica, ci siamo ritrovate in piazza con tanti e tante altre in nome dei diritti umani, quelli ancora da acquisire e quelli da difendere.

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