Claribel Alegria, una poeta combattente nella parola

Claribel Algeria è una poeta e scrittrice che ha messo il suo impegno politico e sociale nella produzione letteraria, che ha fatto della parola un veicolo di forza e di libertà. Convinta del ruolo ‘sociale’ della poesia come luogo di svelamento e accoglimento, Claribel Alegría denuncia e interroga, crede nella poesia che fa paura al potere perché mette a nudo gli intrighi, le ingiustizie e le violenze subite dai deboli, rivela le fragilità, pone domande sul mistero dell’esistenza, tocca temi profondi che riguardano l’ordine e il disordine della vita e della natura, con tutte le distorsioni perpetrate dagli uomini contro altri uomini e contro la stessa natura.

E lo fa con una lingua semplice, che ritorna ai parlati popolari senza cadere nei gerghi, mantenendo una voce limpida e insieme classica, una linearità che si offre come parola autorevole, senza avere le incrostazioni dell’accademia o della supponenza. Una voce che sembra venire da lontano nella sua forza e nella sua luce, rivela il senso nascosto delle cose con una leggerezza che illumina in tutta evidenza: è così, questa è la realtà. Non mostra la superficie visibile a tutti, bensì il lato celato, meno frequentato, meno evidente. Claribel Alegría diventa, nella scrittura, altro/a da sé: si fa voce degli animali, dei deboli, prende le vesti di personaggi della mitologia o della Bibbia conducendo una storia che dia spazio alla giustizia, soprattutto non si arrende a una dimensione negativa, disumana, ma ricerca costantemente la coerenza della parola con la prospettiva della vita, uscendo da una scrittura individualistica, che mette in mostra soltanto il soggetto scrivente, per tendere a una sfera collettiva e universale. È una ricerca della misura del dire, un lavoro costante di adeguamento della parola, un vero atto di consapevole responsabilità, perché, se è vero che la poesia non può cambiare il mondo, tuttavia i grandi poeti, come Vallejo, Pessoa, Ungaretti, hanno contribuito a dare nuove prospettive di visione sulla realtà, come ha ricordato l’autrice in una intervista al manifesto del settembre 2012, in occasione della sua venuta in Italia.

Non a caso Claribel, apprezzata da numerosi autori di grande rilievo, da Italo Calvino a Julio Cortázar, a Eduardo Galeano, che di lei rileva la limpidezza dei versi, al suo mentore Juan Ramon Jménez, – come ricorda Zigonia Zingone – assume nei suoi scritti le passioni del vivere in una ricerca continua di conciliazione tra vita e scrittura.

Questo nuovo libro pubblicato da Samuele editore “è un testamento poetico che Claribel lascia ai pronipoti. Una polifonia che nasce dall’ascolto della natura.” – dice nella prefazione Zingonia Zingone, che insieme a Marina Benedetto ha curato la traduzione dell’opera. A novant’anni l’autrice sente il desiderio di un ritorno alla natura-madre, ritorno all’origine in forme di vita che proseguono oltre di noi. Allora si fa ruscello, tartaruga, granchio, rosa, mosca, rana, crisalide, nuvola, cometa, pipistrello, libellula, poesia, fino al testo ultimo, Testamento: “Vi lascio una scala/ traballante/ incompiuta/”, e invita a salire su quella scala “fino a toccare la luce”. E’ un libro denso, nonostante la brevità, con uno sguardo dall’alto nella sintesi che dà la poesia: volo, esperienza di una visione non soggettivistica, così il mistero della vita, l’universo, può anche trovarsi iscritto sul guscio di una tartaruga. Con una ironia leggera perché mai l’animale potrà liberarsi dalla sua corazza per correre nuda tra l’erba. Oppure come il destino toccato in sorte al granchio eremita, poesia che contiene una vera dichiarazione di poetica dell’autrice, e più volte Claribel Alegría ha detto che scrivere è in fondo vivere la propria solitudine. In questo testo la poesia è vissuta come destino che comanda di scrivere oltre il fastidio soggettivo dell’autrice, perfino oltre la comprensione singola dei segni medesimi impressi sulla sabbia.

Alcune brevi prose intervallano i testi poetici, quasi colloqui aneddotici raccolti in tono discorsivo. La leggera ironia dello spostamento del punto di osservazione che alcuni assumono, quello della propria domestica, non sottolinea l’alterigia di un giudizio padronale, piuttosto l’ingenuità pura di chi guarda il mondo con occhio bambino.

Un tema attraversato dai testi è quello del tempo; l’autrice desidera “una trappola in cui il tempo/ si distorca”, eppure sa perfettamente che la vita è un attimo, un battito, un volo, “e prima che il giorno/ diventi notte/ mi assale un altro istante”; così le domande sul dolore, anche quello che attanaglia come la perdita di un parente restano “domande banali/ che non hanno risposta”.

Un aspetto della sua poesia che sollecita l’attenzione è la consapevolezza, più volte rimarcata, del potere dirompente della parola. L’autrice opera una scelta ragionata nell’uso della parola che può aprire ferite profonde, essere distruttiva. Allora la scelta della misura non è quella di tenersi in disparte, ma quella che appartiene a chi conosce le lacerazioni dell’impeto e sorveglia con pudore le armi taglienti. Attraverso continui spossessamenti, spostamenti, trasformazioni d’essere e di status, di natura e di potenzialità, l’autrice si interroga e interroga chi legge, in modo pacato, intorno agli aspetti più inquietanti e ombrosi della vita, mantenendo una ironica e delicata accettazione del mistero.

Claribel Alegría, Voci, traduzione di Zigonia Zingone e Marina Benedetto, Samuele Editore, Fanna 2015, pp.98, € 12.

Intervista a Claribel Alegría, il manifesto 29/9/2012.

Claribel Isabel Alegría Vides, nota come Claribel Alegría, è una poeta, giornalista, scrittrice – di patria nicaraguense e matria salvadoregna – come si definisce, autrice di raccolte poetiche, romanzi, saggi, libri per bambini, considerata insieme a Gioconda Belli la maggiore esponente della letteratura del Centro America. Nata nel 1924 a Estelí, piccola città del Nicaragua, trascorre infanzia e adolescenza a Santa Ana, nel Salvador. Trasferitasi negli Stati Uniti per studiare nel 1943, ottiene il B.A. (Bachelor of Arts) alla George Washington University. Qui incontra lo scrittore Darwin J. Flakoll (Bud), lo sposa felicemente e ha quattro figli. Tornata in patria si lega al Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, d’ispirazione marxista, e partecipa alle proteste nonviolente contro la dittatura del Presidente Anastasio Somoza Debayle. Nel 1979 Somoza cade e il Fronte prende il potere in Nicaragua. Claribel Alegría, che vive esule in diversi paesi europei e latino americani, vi torna nel 1985. Attualmente vive a Managua. Nel 1978 l’autrice ha ricevuto a Cuba il Premio “Casa de las Américas”, prestigioso riconoscimento letterario del Centro America, e nel 2006 il Neustadt International Prize for Literature. Nel 2011 Incontri Editrice pubblica la prima traduzione italiana di un suo testo, il romanzo Ceneri d’Izalco, scritto a quattro mani con Darwin J.Flakoll, dove si intrecciano storie familiari con la memoria storica del massacro dei contadini indios avvenuto in Salvador nel 1932. Nel 2012 la stessa casa edita in italiano il suo libro di poesie Alterità.

PASSAPAROLA: FacebooktwitterpinterestFacebooktwitterpinterest GRAZIE ♥
The following two tabs change content below.
La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.
Categorie