Le storie che non finiscono

Settant’anni e non sentirli. E come regalo un nuovo trasloco al centro di Roma: è l’Udi, Unione donne in Italia, che il 16 settembre ha festeggiato con decine e decine di iscritte, amiche e sostenitrici l’inaugurazione della nuova sede nell’ex complesso del Buon Pastore a Via della Penitenza 37,  accanto alla Casa internazionale delle donne.

Tras-locare, andare da un luogo a un altro portando tutto o quasi con sé è un’operazione materiale e simbolica, pratica e affettiva, faticosa ed emozionante. Se poi si tratta di un luogo politico di donne con la loro antica sapienza dell’abitare, se a questo si aggiunge un prezioso Archivio che custodisce e rende fruibili documenti prodotti in settanta anni di storia e che la presenza e l’azione dell’Associazione nazionale archivi UDI rende ancor più completo, allora tutto diventa estremamente interessante da seguire, da conoscere, sostenere, festeggiare”, così scrivono le promotrici e la gioia si respira nell’aria.

E accanto a bibite e salatini è già pronto il calendario per il prossimo anno, perché se il 2015 è stato in Italia il 70esimo anniversario della liberazione dal nazifascismo e della nascita dell’Udi, il 2016 sarà il 70esimo della conquista del diritto di voto per le donne italiane che in Europa, insieme alle svizzere, erano rimaste le uniche a non poter votare. L’Udi rappresenta, fra le altre, anche questa battaglia.

La sua lunga storia – dalla prima grande mobilitazione per la pace raccogliendo un milione di firme da inviare all’Onu nel 1947 passando per le leggi di iniziativa popolare contro il coefficiente Serpieri in agricoltura, che fissava il valore del lavoro della donna al 60% rispetto a quello dell’uomo, e poi ancora fino alle lotte per la pensione alla casalinghe e gli asili nido – non è ancora finita.

E vive anche dell’imponente archivio, costituito da circa 6000 fascicoli, 1300 manifesti e 3000 fotografie, in continua sistemazione e aggiornamento anche per il lavoro di giovani studiose che giungono all’Udi per la tesi di laurea, oltre all’instancabile vita politica che l’associazione porta avanti. È un regalo a tutte noi prendersi cura di questo inestimabile patrimonio, tanto grande quanto complesso per la pluralità di intrecci di storie tra nazionale e locale, politica delle donne e istituzioni, tra pubblico e privato, tra “cronologie” interne e “temporalità” esterne, tra biografia individuale e storia collettiva, tra rappresentanza, rappresentazione e autorappresentazione. Un patrimonio che “appartiene in senso lato alla domanda di storia che sanno e sapranno proporre le donne italiane – sostiene Rosangela Pesenti – proprio perché la consistenza delle ‘carte’ consente la ricostruzione di periodi, luoghi, biografie, storie, pratiche politiche, che rischiano altrimenti di essere abbandonate alla cancellazione o, peggio, alla distorsione degli stereotipi”.

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