Il segreto della realtà

New York10 Septembre 1955 mEccentrica. Misteriosa. Riservata. Solitaria. Così viene descritta Vivian Maier da quelli che sono passati per la sua strada. Di lei si sa poco, si sa che era nata a New York, che aveva uno strano accento francese, che portava sempre una macchina fotografica intorno al collo, e che faceva la bambinaia. A riunire i pezzi della sua vita, e farne un racconto, è un collezionista statunitense, John Maloof.

Tutto comincia nel 2007, quando Maloof acquista da una casa d’aste di Chicago una serie di negativi. Ciò che cercava erano delle fotografie della sua città, per una pubblicazione di storia di cui si stava occupando. Ciò che si è trovato davanti, non appena sviluppate le prime immagini, è un lavoro che oggi è paragonato a quello dei grandi maestri del Novecento, da Robert Frank a Diane Arbus, da Lisette Model a Helen Levitt. Ma se l’impatto con il pubblico, dalla diffusione sul web all’organizzazione della prima mostra al Cultural Center of Chicago (sempre ad opera di Maloof), è stato folgorante, quello con i musei un po’ meno, come sottolinea Lorenzo Giusti, direttore del Man: “le grandi istituzioni museali fanno fatica a legittimare il suo lavoro, vuoi perché, in tutta una vita, non ebbe una sola occasione per mostrarlo, vuoi per la diffusa – e legittima – diffidenza verso l’attività degli hobbisti”.

New York.Vivian Maier_m

È proprio il Museo d’Arte di Nuoro a ospitare, fino al 18 ottobre, la mostra “Vivian Maier. Street Photographer”, che raccoglie 120 scatti, quasi tutti in bianco e nero, a parte una selezione a colori, e dieci filmati in super8. La prima esposizione italiana in uno spazio pubblico, seconda solo a quella organizzata nel 2012 dalla Galleria dell’Incisione di Brescia.

New York NYSeptembre 1953m

L’esposizione, curata da Anne Morin, prende spazio negli ultimi due piani del Man. Le opere vanno dall’inizio degli anni 50 alla fine dei 60, e sono realizzate a New York e Chicago. Street photography, che si concentra quasi esclusivamente sulla figura umana, inserita nel contesto urbano di riferimento. Si va dalle signore impellicciate o incorniciate da veletta, ai reietti accartocciati in un angolo della strada. Dalla suora seduta sotto un portico, rosario tra le mani, alla donna armena che lotta contro un agente in Lower East Side. E poi ci sono le coppie, in bus, le teste che si accarezzano nel sonno, o per strada, le mani a sfiorarsi sui fianchi. E poi le mamme coi bambini, e le tate coi bambini, e i bambini che giocano nei vicoli. Gli altri, gli sconosciuti, i senza nome, catturati in istanti non straordinari, mentre osservano una vetrina, o attraversano la strada.

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Le fotografie sono realizzate con una Rolleiflex, che restando adagiata sul ventre permette un’inquadratura dall’alto, con lo sguardo nel pozzetto a restituire un’immagine speculare. Macchina che vediamo esposta al Man, in qualche esemplare, e che ritroviamo nella serie di autoscatti, una decina circa. C’è la silhouette di Vivian Maier riflessa in una vetrina, o restituita da uno specchio, o l’ombra sul marciapiede o su un prato. Quando si vede il volto, lo sguardo non è rivolto in camera ma sempre davanti a sé, come a guardarsi negli occhi. La stessa curiosità che l’artista rivolge agli estranei sembra rivolgere a se stessa, con una capacità straordinaria di cogliere il comico e il tragico. E se i suoi scatti possono fare sorridere, atterrire, o commuovere, sono anche il racconto di un’epoca, nei vestiti, nelle insegne dei negozi, nelle architetture, nei cartelli stradali. Poche le immagini a colori, degli anni 70, e una decina i filmati in super8, dalla parata austriaca del 1965 alla demolizione di un edificio, progettato da Louis Sullivan, nel 1971.

Un sapore di cronaca che ritroviamo anche nel documentario “Finding Vivian Maier”, uno stralcio del quale si può vedere al Man. In un filmato girato al supermarket, si sente la voce della tata che, dietro la telecamera, rivolge domande di società e di politica a uomini e donne. Una comunità da indagare, ma da tenere alla giusta distanza. Un interesse per l’uomo del proprio tempo, colto sempre in esterni, in spazi pubblici, ma mai in momenti di socialità. L’occhio di Vivian Maier si concentra su figure isolate, su coppie (di familiari, di amici, di amanti), o su gruppi ristretti. L’obiettivo riprende i passaggi, le camminate per strada, spesso indugia sulle gambe e sui piedi, ma si concentra anche sulla figura intera, e sui volti, alcuni dei quali ritroviamo, in grandi dimensioni, nelle sale del Man, in una carrellata di ritratti.

L’affabilità verso la collettività si contrappone alla discrezione nella sfera privata. Dai ricordi delle persone che l’hanno conosciuta emerge, infatti, un quadro di solitudine.

Nessuna famiglia, nessun marito, nessun amico. Una stanza nella casa in cui lavorava, che teneva sempre chiusa a chiave, e bauli, e scatole, che Maloof ha ritrovato durante le sue ricerche. Vivian Maier conservava biglietti, volantini, accatastava pile e pile di giornali, affascinata soprattutto dalla cronaca nera. E poi accumulava rullini, negativi, immagini mai stampate tantomeno mostrate a qualcuno. Anche se Maloof scopre da una lettera inviata a un fotografo francese, il desiderio di stampare (e forse l’incapacità di saperlo fare). Sulla scia di quella lettera Maloof trova il paese di Saint Bonnet en Champsaur e scopre l’origine francese della Maier, da parte di madre, e due anni di vita trascorsi nella cittadina. E poi ricostruisce i viaggi, dalla Thailandia allo Yemen, dall’India all’Egitto. Ma più di questi momenti straordinari, a colpire è la normalità della nanny, che registrava su cassetta i piccoli fatti del quotidiano, un diario audio che, insieme alle fotografie, sembra nascondere il desiderio di lasciare qualcosa dopo di sé. O forse ci piace semplicemente pensarlo. Certo è che ciò che Maloof ha scoperto non fa che accrescere il fascino. E le immagini che oggi vediamo non fanno altro che alimentare il mistero. Perché, come diceva Diane Arbus, “una fotografia è un segreto che parla di un segreto. Più essa racconta, meno è possibile conoscere”.

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link utili:

http://www.museoman.it/it/index.html

http://www.johnmaloof.com/John_Maloof/Home.html

http://www.findingvivianmaier.com

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