Convegno SIL/ Che genere di conflitto_ Poesia e rivoluzione

Abbiamo chiesto alle coordinatrici dei workshop del prossimo convegno Sil di raccontarci da dove è nata la loro idea e come pensano di realizzarla. A tutte sono state rivolte tre semplici domande, identiche per tutte: le risposte sono un piccolo assaggio di quel che faremo a Firenze, brevi suggestioni per chi ancora deve decidere a quale workshop partecipare.

Federica Castelli, Gisella Modica

Quale è stata la curiosità che vi ha suscitato il tema del convegno?

Il tema del convegno ha intercettato urgenze politiche che derivano dal presente così carico di conflitti in cui molte donne, soprattutto le giovani, si sono ritrovate immerse, rispondendo a domande del tipo: “perchè ho deciso di essere in piazza? C’è un modo mio di starci senza essere inglobata dalla dimensione collettiva? In che modo voglio agire il mio conflitto? Come guardare alla violenza?” Questo è ancora più vero nel caso di gruppi e collettivi misti. Il convegno è per noi un’occasione per discutere di quali strumenti servono per il nostro coinvolgimento attivo nei conflitti – simbolici e non – all’interno del quotidiano.

Il vostro laboratorio si intitola Che genere di conflitto: scritture ed esperienze di donne tra spostamenti, ricomposizioni e rotture. Perché avete scelto questo argomento?

Perché quello che ci interessa è la possibilità di agire il conflitto come forma della relazione e come pratica di trasformazione anche attraverso la reinvenzione di altre pratiche di convivenza più aderenti alle necessità del presente. Un conflitto che non è momento di scontro frontale, come ci propone la tradizione di pensiero maschile, ma reciproco riconoscimento – pur nella conflittualità – producendo uno spostamento di visione e di senso del mondo. Soprattutto a seguito delle guerre e delle grandi ondate migratorie che hanno scomposto e ricomposto nuove mappe geografiche.

Per farlo occorre un nuovo punto di leva. Nei testi che proponiamo, sia i saggi che i romanzi, sono già contenute delle risposte. Una possibile è riprendersi la facoltà di disporre di se stessi e della propria forza, con licenza di usarla (Muraro). Il che pone la necessità di “declinare una grammatica femminile della forza” (Giardini) che può sconfinare anche nella violenza “giusta” (Muraro). Bisogna cioè imparare “la funzione guerriera, l’arte del polemizzare tra donne” che è metodo, “esercizio e addestramento”. Ma non basta. Occorre fare appello a quella parte di “inaddomesticato” che si cela in ogni donna. Dobbiamo insomma imparare da Pentesilea che «introduce un’azione di guerra spiccatamente femminile, estranea alla logica dei domini, che spiazza la meccanica delle guerre» (Putino).

Risposte non dissimili ci offrono i quattro romanzi proposti che trovano nella scrittura autobiografica (e dunque nel partire da sé); nella esposizione del corpo nel luogo del conflitto e nella vulnerabilità, una possibilità di attraversamento e ricomposizione del conflitto (anche interiore).

Pensate di usare una metodologia specifica per il vostro workshop?

Sulla metodologia pensiamo che dovremmo far parlare l’esperienza, partendo da sé, senza parlare per le altre (pericolo in agguato dato il tema del ws). Mettere in circolo i vari posizionamenti. La riflessione teorica va considerata solo un momento preparatorio.

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Chiara Cremaschi, Sara Filippelli

Quale è stata la curiosità che vi ha suscitato il tema del convegno?

Pensiamo sia fondamentale in questo momento, tornare a parlare di conflitti e rivoluzioni. Pensiamo che sia fondamentale anche tornare a farlo in questa parte del mondo, dove si dà per scontato che molte libertà e sicurezze siano ormai acquisite per le donne.  La letteratura, il cinema, il teatro hanno la forza per poterlo fare.

Il vostro laboratorio si intitola Alba de Cèspedes. Poesia e Rivoluzione. Perché avete scelto questo argomento?

Stiamo lavorando sui testi e le immagini di Alba de Céspedes da molti mesi.  Più la conosciamo e più siamo affascinate dal suo modo di raccontare la vita e il mondo, dalla sua curiosità, dal suo non adeguarsi alle regole senza cercare di costruirsi un ruolo. La sua rivoluzione è costante e costantemente la vive e la racconta. Lavoriamo sui suoi testi nell’idea di costruire un film, un documentario di creazione che possa restituire tutta la sua forza e bellezza.

Pensate di usare una metodologia specifica per il workshop?

In questo periodo di preparazione, abbiamo chiesto alle iscritte di presentarsi l’una all’altra tramite il loro rapporto con Alba de Céspedes. Potevano farlo con qualcosa che già avevano scritto o in scrittura, ma anche semplicemente con un racconto di sé. Crediamo che ci serva per costruire già un gruppo curioso ed unito che approfondirà poi il lavoro insieme a Firenze. L’altra richiesta è stata sul testo da noi proposto per il workshop: la raccolta di poesie “Le ragazze del mese di maggio”.  Abbiamo chiesto ad ogni partecipante di scegliere una ragazza tra “quelle di maggio”, quella che la colpisce di più, e lavorarci. Vorremmo che arrivassero a Firenze con le immagini, i testi, gli oggetti che la “loro” poesia, la “loro” ragazza del mese di maggio ha fatto risuonare dentro di loro. Negli incontri a Firenze condivideremo le immagini, le parole e i suoni. Insieme, troveremo un ritmo e costruiremo una sequenza del nostro maggio.

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– la pagina dedicata al convegno

la pagina dedicata ai workshop e ai primi materiali

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vedi anche le altre interviste:

Convegno SIL/ Workshop (parte 1)

Convegno SIL/ Workshop (parte 2)

Convegno SIL/ Dell’impresa di raccontare i lavori del vivere per vivere

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