Curare la differenza, tra genere, generazione, relazioni sessuali e famiglie arcobaleno

Il Gruppo del Mercoledì invita domenica 22 novembre dalle 10,30 alle 17, Roma, Casa Internazionale delle donne, via San Francesco di Sales 7/a 

L’attualità ci propone un dibattito angusto e ideologico sulla legge per le unioni civili, da decenni in attesa di approvazione in Parlamento.

Lo spazio pubblico sembra racchiuso nella polarizzazione semplicistica tra la negazione di ogni possibile cambiamento per ancorarsi a stereotipi rassicuranti e l’utilizzo disinvolto delle bio-tecnologie e del mercato per trovare risposte a desideri anch’essi rassicuranti.

L’incontro che proponiamo vuole recuperare lo spazio per una riflessione sulle scelte di vita e di relazione a partire dalla pratica della cura. Diversamente da altre occasioni non abbiamo scritto un nostro testo. Abbiamo preferito formulare delle domande.

Questo incontro significa che il femminismo va a rimorchio della legge sulle unioni civili?

Partiamo dall’attualità ma senza seguirla passo passo. Andiamo incontro al reale e alle questioni che, pur non essendo contenute nella legge, la legge sta sollevando. Sul matrimonio e sul legame d’amore; sul modo di intendere questo legame da parte di uomini e di donne; sul desiderio di maternità e di paternità; sul corpo e il rischio della sua sparizione. Vogliamo nominare i desideri, le passioni, le paure che si presentano intorno a questi temi.

Come vi collocate rispetto alla questione del gender che ha prodotto schieramenti e divisioni anche violenti?

Intanto a noi interessa discutere in un campo amicale. Con il nostro metodo, che è quello della politica delle donne: partire da sé e dare valore alle relazioni. Così il nostro gruppo si tiene insieme nonostante non la pensiamo allo stesso modo. Quanto al gender, la sua oscillazione con la parola “genere” è sintomo – ci sembra – della confusione e della scarsa cura nel nominare le cose. Eppure, è interesse delle donne e degli uomini non far sparire la differenza dei sessi.

Non pensate che i diritti e dunque la legge siano lo strumento adeguato a sciogliere molti nodi che riguardano la discriminazione, l’umiliazione di chi fa scelte non in linea con l’eterosessualità?

 I diritti sono indispensabili ma non sciolgono tutti gli interrogativi. Addirittura, quando sono visti come risolutivi, rischiano di rendere seconde le relazioni e di schiacciare il fatto, incontrovertibile, che sia il pensarsi in coppia, sia il volere un bambino, rimandano sempre a vicende d’amore.

Che significa curare la differenza?

Significa avere attenzione alle relazioni. Una concezione individualistica che insiste sull’autocostruzione solitaria e solipsistica del soggetto umano non ci convince. Nessuno è del tutto autonomo.

 

Non vi sembra che il punto della madre surrogata sia tirato fuori artificiosamente dal momento che la legge non lo cita?

 

Ma è diventato un campo di battaglia. Certo, la madre surrogata è il punto più delicato, dal punto di vista femminista, nella costruzione di nuove famiglie. Come rispettare la libertà e l’autonomia di ciascuna donna? Come permettere la realizzazione di desideri senza mettere in gioco la libertà dell’altra? Non c’è il rischio di farne una mera questione di mercato? C’è differenza tra il desiderio di maternità e il desiderio di paternità, senza donne? Perché questo desiderio non sceglie l’adozione? Non riconoscendo nessuna differenza fra desiderio di maternità e desiderio di paternità, ritenendo che l’accesso alla genitorialità biologica sia un diritto universale e neutro, non ricadiamo nella conservazione dell’universo simbolico patriarcale?

Vogliamo incontrarci su queste domande, per fare, se è possibile, qualche passo avanti.

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